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Rufino e Ermenegilda: a 90 anni i
due coniugi ce l'hanno fatta. Il
racconto del comandante Luigi Regni

Gli esiti degli ultimi tamponi sono giunti oggi. Nell'attesa che mamma Ermenegilda prepari qualcosa di buono e di poterla vedere, stasera la felicità è tanta. "Faremo una festa per il loro sessantesimo"

GUASTALLA – Hanno festeggiato la Pasqua insieme. Così, per come hanno sempre vissuto. Ed è stata probabilmente la Pasqua più bella. Rufino Regni, 90 anni ad agosto, nato in provincia di Viterbo ma residente a Parma da 40 anni ed Ermenegilda Santi, 88 anni. Certo, avranno ancora bisogno di un po’ di tempo per riprendersi del tutto, soprattutto Rufino, ma il peggio è alle spalle. Ermenegilda ha già manifestato l’intenzione di riprendere – come tutte le nonne che si rispettano – a cucinare. Ed anche questo è un buon segno.

Rufino ed Ermenegilda sono i genitori del Tenente Colonnello Luigi Regni, comandante della Compagnia dei Carabinieri di Guastalla ed indimenticato comandante della Compagnia dei Carabinieri di Casalmaggiore. Anche lui sta tirando un sospiro di sollievo. “Mi sento fortunato – ci racconta – perché questo virus ha portato via tanti amici a Casalmaggiore, Colorno, Parma e Guastalla. Tanti che avevano l’età di mio padre e mia madre, e anche più giovani, che non rivedrò più”.

Tutto ha inizio ai primi di marzo. “I miei genitori sono anziani – prosegue il racconto – e sin dal principio ho cercato, insieme alle mie sorelle, di tutelarli. Si sono sempre mossi con estrema attenzione, ma poi tra farmacia, visite e il resto purtroppo non è bastato”. Il 9 marzo Rufino Regni manifesta qualche linea di febbre, il suo medico decide di curarlo a casa. Dopo qualche giorno la febbre si abbassa e sembra calare. Il 20 marzo la febbre torna e l’ex ufficiale dei Carabinieri non sta bene. Intanto anche la mamma, seppur in forma lieve, manifesta alcuni dei sintomi del Covid19. A partire dall’inappetenza.

Dopo 5 giorni di febbre Luigi Regni decide insieme al medico che il padre va ricoverato. “C’era posto a Guastalla, l’ospedale aveva appena dedicato molti dei letti della parte nuova al Covid 19. Mio padre non stava bene. Gli hanno fatto il tampone ed è risultato positivo. Dopo 4 giorni hanno ricoverato mia madre, ed anche lei dopo il tampone è risultata positiva”.

Il comandante non ha passato, come tanti altri, momenti tranquilli. “Quando ho ricoverato mio padre ed ero in attesa della visita, mi sono passate davanti due bare. Confesso di aver pensato che non lo avrei rivisto”. Non è mai più entrato in ospedale il Tenente Colonnello. Le informazioni erano quelle che gli giungevano dai medici che però, soprattutto nei primi giorni non si sbilanciavano: “Mi dicevano solo che restava grave, che era in prognosi riservata ma che non lo avrebbero messo in terapia intensiva. Giustamente i posti erano riservati a quelli più giovani. Veniva curato nella sua stanza, gli davano l’ossigeno e provavano con le terapie conosciute. Quando in ospedale è entrata mia mamma, essendocene la possibilità ed essendo entrambi positivi, sono stati messi nella stessa stanza. Mio padre era sempre sotto ossigeno, e mia mamma stava meglio”. Da quella vicinanza però anche Rufino ha cominciato lentamente a reagire. I coniugi Regni sono rimasti insieme solo 5 giorni perché poi si è deciso che la moglie poteva essere seguita a casa. In casa a Parma c’era la sorella di Luigi Regni che, abitando lei stessa a Parma, aveva deciso di rientrare dai suoi mettendosi in autoquarantena. E’ ancora lei che li segue adesso.

“Mia mamma non voleva essere dimessa, voleva restare lì con mio padre. Dopo 60 anni di matrimonio e 10 di fidanzamento è anche comprensibile. A casa si è nei primi giorni lasciata andare, tanto che abbiamo dovuto richiamarla più volte”. Rufino Regni ha continuato a migliorare tanto che alla vigilia di Pasqua anche lui ha fatto ritorno a casa. Nella più bella delle storie a lieto fine, la Pasqua l’hanno festeggiata insieme. Entrambi i tamponi di verifica, per i coniugi, sono risultati negativi. “Mia mamma – prosegue Luigi Regni – ha potuto videochiamare i nipoti e già vuole rimettersi a cucinare. Anche mio papà sta meglio, ha ripreso qualche chilo dopo averne persi almeno 7 o 8”.

Non sono stati giorni semplici “Anche perché ho continuato a lavorare in questo periodo che non è certo facile per le forze dell’ordine e non potevo permettermi, durante il lavoro, di avere pensieri. Son sincero, ci sono stati giorni in cui ho avuto paura di non rivederli più, anche se non sono mai entrato in ospedale e le notizie le avevo solo dai dottori. I medici mi hanno detto che se mio padre fosse arrivato qualche giorno dopo in ospedale, probabilmente adesso non ci sarebbe più. Devo ringraziare l’ospedale di Guastalla per quello che hanno fatto per loro e stanno facendo per tutti. Loro non avevano patologie, se non i problemi legati alla loro età. Ora mio padre fa ancora un po’ di ossigeno a casa, ma il peggio è passato. Anche se non riesco a non pensare a tutti quelli che non ce l’hanno fatta. In tanti avevano la loro età, e tanti di loro erano amici”.

Gli esiti degli ultimi tamponi sono giunti oggi. Nell’attesa che mamma Ermenegilda prepari qualcosa di buono e di poterla vedere, stasera la felicità è tanta. “Faremo una festa per il loro sessantesimo”. E ci sarà tutta la famiglia. Ci saranno tutti i sorrisi che il Covid – in questo caso – non è riuscito a spegnere.

Nazzareno Condina

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