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Tamponi e dubbi, dai
numerici agli anagrafici: tre quesiti,
di cui uno rimasto senza risposta...

C’è un terzo quesito, che purtroppo non ha in questo caso ottenuto risposta. In questo caso abbiamo infatti spedito, in data 18 aprile, una mail alla Regione Lombardia. Ci è stata garantita una risposta “il prima possibile” sempre il 18 aprile, ma poi più nulla è arrivato.

Continua la saga dei tamponi, anzi si aggiunge un nuovo tassello. Una questione che sembra contenerne ogni volta un’altra nuova e irrisolta, un puzzle di tessere che faticano ad andare a posto. La prima domanda che spesso è ronzata nella testa delle persone in questi giorni è la seguente: i tamponi che vengono indicati come positivi a fine giornata sono numerici o anagrafici? Ovvero: se il signor Mario Rossi è positivo per sei volte, e viene testato il 30 marzo e poi in cinque altri giorni del mese di aprile (fermo restando che ogni persona al giorno può fare un solo tampone, non di più), Caio finirà nel dato dei positivi soltanto il 30 marzo, quando cioè è in effetti un “nuovo positivo” oppure anche nei giorni a venire, quando cioè i tamponi sono semplicemente di conferma? La differenza è sostanziale: in Lombardia sin qui sono stati effettuati 337.797 tamponi (sia positivi sia negativi) ma sono state testate 208.471 persone, ossia il 62% rispetto ai tamponi totali. Ciò significa che il restante 38% rientra nella casistica dei tamponi di richiamo o di conferma (sia positivi sia negativi) fatti a persone già testate in precedenza.

La dottoressa Sophie Testa, direttore del dipartimento di Medicina di Laboratorio di Cremona, pochi giorni fa ha spiegato che “non c’è un controllo anagrafico almeno a livello provinciale. Ciò significa che il numero di tamponi che viene fornito è quello processato in totale in quella determinata ASST, quella di Cremona nel caso specifico”. Tuttavia il passaggio dalle Province alla Regione Lombardia prevede uno step intermedio, nel quale – dalla ASST alla ATS (quella dove è inserita Cremona è la Valpadana e include anche Mantova) – si raffinano i dati e si arriva appunto a un calcolo anagrafico: i casi positivi, dunque, corrispondono a persone fisiche. A spiegarlo è, con una risposta ufficiale alla nostra mail, l’Ufficio Stampa di Ats Valpadana, che ringraziamo: “Quotidianamente, i laboratori regionali autorizzati all’analisi dei tamponi con indagine molecolare per ricerca del RNA virale di SARS-CoV-2 inviano a Regione Lombardia gli esiti di tutti i tamponi analizzati quel giorno, siano essi positivi o negativi. Diverso è considerare il numero di nuovi casi positivi, ovvero i soggetti ai quali viene effettuata – tramite tampone – diagnosi di positività al COVID-19 e per i quali l’ATS avvia l’inchiesta epidemiologica; pertanto, la persona a cui viene riconosciuto più di un tampone positivo risulta conteggiata una sola volta e non incide sul numero complessivo dei casi positivi”. Questione risolta, almeno questa: di conseguenza i 920 casi positivi registrati domenica in Regione, per restare all’esempio più recente, sono effettivamente 920 persone fisiche nuove positive. Il numero dei tamponi processati comunicato (dunque sia positivi sia negativi) è invece il totale numerico e non anagrafico. Sin qui ci siamo.

Della discrepanza tra dati della Regione Lombardia e dati delle Prefetture di Mantova e Cremona abbiamo già parlato più volte: qui il problema è di tempestività della comunicazione, che non solo varia di giorno in giorno ma, a causa di riallineamenti e tamponi pregressi o arretrati, fa variare i totali da ente a ente ogni volta. Sabato era “in testa” la Prefettura di Cremona, domenica sera ecco il sorpasso della Regione Lombardia: se fosse un evento sportivo, sarebbe entusiasmante. Trattandosi di dati sanitari importanti, anzi decisivi, per stabilire un trend, non è una gara così appassionante.

C’è un terzo quesito, che purtroppo non ha ancora ottenuto risposta. In questo caso abbiamo infatti spedito, in data 18 aprile, una mail alla Regione Lombardia. Ci è stata garantita una risposta “il prima possibile” sempre il 18 aprile, ma poi più nulla è arrivato. La nostra domanda è abbastanza semplice e riguarda soltanto i dati regionali in questo caso: perché il totale giornaliero della Regione è sempre diverso rispetto alla somma delle singole Province? La tabella che segue aiuta a capire il concetto: non c’è un giorno in cui i due dati coincidano e molto spesso (13 giorni negli ultimi 16) il totale regionale è più alto della somma dei dati delle Province.

Potremmo pensare che si tratti di tamponi non “registrati” dalle ASST o ATS ufficiali ma comunque giunti in Regione (laboratori privati?), ma questo non spiegherebbe quei tre giorni in cui invece è la somma dei dati delle singole Province ad essere superiore al totale indicato alla Regione, e soprattutto avrebbe poco senso in quei giorni in cui, come il 19 o il 24 aprile, la differenza è inferiore a 10 casi in più o in meno. Ci portiamo così appresso il dubbio, nella speranza di ottenere una risposta. Perché in tutto questo la comunicazione è certamente da rivedere. E non ricevere risposte a quesiti molto semplici, dopo oltre due mesi dall’inizio dell’emergenza e dieci giorni dopo la mail inoltrata, non ci sembra il massimo.

Giovanni Gardani

 

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