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Gianfranco Archenti, da Casalmaggiore
a Skovde: "In Svezia niente
lockdown. Risultati? Pro e contro"

"Nessuno ha chiuso a Skovde. E qui al ristorante funziona così: non vengono fatte multe. Semplicemente se non rispetti la legge che ti dice di tenere aperto al 30% della capienza, la prima volta ricevi un avvertimento; la seconda ti fanno chiudere".
Nella foto una veduta della piazza di Skovde e Gianfranco Archenti

SKOVDE (SVEZIA) – Abita a Skovde, cittadina industriale di oltre 50mila abitanti, a metà strada tra Goteborg e Stoccolma: lui è Gianfranco Archenti, ha origini casalesi e parenti a Casalmaggiore, anche se è nato a Milano e poi col matrimonio si è spostato in Svezia. E’ dunque, il suo, un osservatorio privilegiato per capire come lo stato scandinavo abbia affrontato l’emergenza Coronavirus. “Di fatto qui abbiamo completamente saltato la fase 1 e siamo passati subito alla 2: un po’ perché eravamo impreparati, un po’ perché la Costituzione svedese non prevedeva imposizioni di sorta” spiega Gianfranco. Il quale ricorda bene quando l’emergenza è partita: “E’ stato dopo le ferie invernali delle scuole, che da noi sono a cavallo di febbraio e marzo. Molti ragazzi sono andati nel Tirolo a sciare, da tradizione e, tornando, si sono portati dietro il virus. La botta più pesante è stata a Stoccolma, poi il contagio è arrivato in tutta la nazione”.

Skovde è una città in continua espansione: la fabbrica dei motori Volvo, l’Università, una sede importante dell’esercito e molte altre fabbriche: da 600 anni questo è un luogo strategico in Svezia, dove secoli fa venivano poste barriere militari per fermare le grandi invasioni dalle pianure del Sud. La Svezia ha scelto una strada diversa dal resto del mondo, anche da Finlandia e Norvegia che pure sono stati considerati spesso gemelli. “Non è stato imposto nulla ai cittadini: qui del resto il sistema di governo è differente. Il politico e il parlamentare fanno le leggi, poi però sono le varie istituzioni a farle rispettare, il Ministro cioè non è attivo, per così dire. In Svezia non è possibile imporre nulla, solo raccomandare, con due regole chiare: rispettare la proprietà privata e i terreni coltivati. Queste due puntualizzazioni sono un vecchio retaggio di un sistema antico legato alla morfologia di una nazione, che si estende per 450.000 km quadrati ma è abitata soltanto da 10 milioni di persone. Tornando al discorso precedente, da noi ha preso decisioni l’Istituto della Sanità, che ha dato due raccomandazioni: è stato consigliato agli over 70 di stare in casa, a tutti gli altri di evitare viaggi inutili. Niente altro. Sugli assembramenti, prima erano possibili fino a 500 persone, adesso al massimo si possono riunire 50 persone stando a due metri minimo di distanza. Ma senza mascherina”.

Proprio così, in Svezia la mascherina non è obbligatoria. Il virus comunque ha colpito duro pure qui. “Abbiamo superato i 3mila morti: su 10 milioni di abitanti sono tanti, anche se va detto che si tratta di categorie ben definite. Moltissimi anziani, perché la strage delle case di riposo è arrivata anche qua e molti immigrati dal Corno d’Africa, perché vivono in tante persone in appartamenti unici e questo ha favorito il contagio tra loro”. Ora che in Italia bar e ristoranti aprono è interessante capire come la Svezia ha affrontato il problema. “Qui non ha chiuso nessuno: scuole aperte, ristoranti aperti, ha chiuso solo qualche fabbrica perché il mercato era fermo, oltre a parrucchieri ed estetisti. A Skovde, ad esempio, si producono i motori della Volvo, ma col mercato dell’auto bloccato, si è preferito chiudere. Per il resto al ristorante funziona così: non vengono fatte multe. Semplicemente se non rispetti la legge che ti dice di tenere aperto al 30% della capienza, la prima volta ricevi un avvertimento; la seconda ti fanno chiudere. Qui peraltro il servizio in piedi non è previsto: a mangiare sono tutti seduti. Preciso che non hanno chiuso nemmeno le scuole, per consentire ai genitori di andare al lavoro regolarmente”.

Una strategia efficiente? “Come tutte ha i suoi pro e i suoi contro – spiega Gianfranco -. I morti da noi sono stati molti di più rispetto alla Finlandia che ha chiuso tutto, ma là si aspettano in autunno una seconda ondata che qui, con l’immunità di gregge che arriverà prima, dovrebbe fare danni limitati. Per intenderci a lungo andare il numero di morti potrebbe arrivare a 6mila, ma altrove in Scandinavia potrebbe toccare picchi di 14mila. Questo almeno dicono gli esperti: ad oggi, dunque, siamo il paese nordico con più vittime, ma alla lunga potremmo risultare quello che avrà subìto meno danni. Per cavarsela vale sempre la regola d’oro del mantenimento della distanza, che con questo virus è naturalmente efficace ad ogni latitudine”.

Gli svedesi sono ligi alle regole? “Tutto il mondo è paese, in linea di massima direi di sì, ma non ci sono multe, come dicevo, per chi sgarra. Tuttavia qualche pecora nera si trova sempre: i furbetti ci sono pure qui, al di là dei luoghi comuni. Credo che la Svezia si sia lasciata sorprendere nella fase iniziale e questo ha fatto sì che venisse saltata completamente la fase 1, passando alla 2”. Gianfranco, over 70, come sta? “Faccio molta attenzione ad ogni dettaglio e sto bene. Avendo comprato una macchina per la sanificazione con l’ozono, con mia moglie nei prossimi giorni faremo un giro altrove, stando lontano da casa due giorni, ma cercando strade isolate, che qui si trovano facilmente, essendoci ampi spazi. In questo modo potremo fare partire il processo automatico con l’ozono e, al ritorno, troveremo la casa risanata”.

Giovanni Gardani 

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