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Ieri a Travagliato l'ultimo
saluto a suor Lina Albani, tanti
i casalaschi al funerale

C'era anche don Claudio Rubagotti tra i sacerdoti giunti al funerale della religiosa di origini bergamasche ma che Casalmaggiore aveva adottato dopo che per 38 anni aveva retto le sorti della scuola materna San Giuseppe

TRAVAGLIATO – E’ stato un funerale partecipato quello dell’ultimo saluto a suor Lina Albani, spentasi a 81 anni per una leucemia che aveva combattuto negli ultimi mesi di vita col solito sorriso. Un buon gruppo anche quello dei casalaschi che hanno deciso di raggiungere ieri mattina il comune in provincia di Brescia che le ha dato l’ultimo saluto. C’era anche don Claudio Rubagotti tra i sacerdoti giunti al funerale della religiosa di origini bergamasche ma che Casalmaggiore aveva adottato dopo che per 38 anni aveva retto le sorti della scuola materna San Giuseppe di via Guerrazzi.

A salutarla tanti bambini, segno che quella vocazione a ‘prenderli per mano’ e a guidarli nei primi passi della vita non le si era mai spenta. Da Casalmaggiore la religiosa se ne era dovuta andare nel 2012 obbedendo ad un ‘ordine’ e contro la sua volontà. Ha cresciuto migliaia di Casalaschi che ancora la ricordano con affetto.

… scendeva la pioggia, e lo faceva spesso. Qualcuno si fermava per un poco, altri si fermarono per sempre. Avevamo sedici anni, o poco meno, e forse qualcuno in più nelle sere più grevi. Avevamo 16 anni, qualche strada di fumo che non sempre era quello buono, volti e voci, qualche volta sesso ed altro abbracci. Si viveva così. Non tutti eravamo timorati da dio. C’erano i ligi alla fede e alle preghiere, c’erano quelli che pur non sempre ligi vivevano più di là che di qua. E poi c’erano gli altri. Cani sciolti, spavaldi, impauriti, alcoolizzati, depressi, repressi, compressi…

… ricordo pomeriggi sotto i tigli, a ridere, fumare, tirare quattro calci ad un pallone e a volte qualche imprecazione. Ricordo i sorrisi delle donne di allora, di quelle che amavi e non ti amavano e di quelle che pur non amando amavi. Erano tempi di distorsioni profonde, di lampi nel cielo, di storie che duravano poco ed altre di più. Di altre che sedimentavano dentro e tenevi per te. Non fummo mai stinchi di santo. Eravamo ragazzi: fuori ribelli e dentro forse neppure quello…

… ricordo una suora. Era solita venire, scambiare quattro chiacchiere. Inizialmente pensavamo si facesse un poco beffa di noi. Parlava di suo marito e delle meraviglie del creato. Capimmo col tempo che quello lì, quello che pregavano in chiesa, quello dei salmi soporiferi e delle parole dei vangeli lei, suo marito, lo considerava davvero, non lo diceva per prenderci in giro. Ogni cosa bella, per quella suora che alternava la veste candida a quella oscura, era opera di suo marito. Ci ridevamo un poco su noi che lo spirituale a 16 anni, lo trovavamo nella birra e nel vino. Capimmo col tempo che quella suora lì bene ci voleva davvero. Nonostante tutti i nostri difetti, i nostri limiti, le nostre ruvidezze e imperfezioni. Ci guardava con quei suoi occhi dolci ma mai accondiscendenti, ci parlava con quel suo fare deciso e ne avevamo rispetto. Non fosse altro perché ci ricordava quando – estremamente piccoli – ci prendeva per mano. Quando, in campi invernali a villa Quies, era l’ultimo volto che vedevamo a darci la buona notte prima che – invece di addormentarci – scappavamo per il paese in cerca di qualche bar. Era quella che ci consolava quando avevamo paura, che ci fu vicino quando incontrammo la morte sulla nostra strada, che ci bacchettava quando proprio non se ne poteva fare a meno…

… non ci chiese mai nulla. Non ci sgridò una volta. Non la ricordo arrabbiata. La ricordo triste sì, ma eravamo già grandi in un mondo che delle persone importanti poteva fare a meno. Fece a meno di Paolo, e fece a meno di lei. Ci salutò. Scendeva la pioggia, e nel corso degli anni lo aveva fatto spesso. Ma, se imparammo a vivere, se restammo vicini al credere a qualcosa, fu grazie ai suoi sguardi. Non fu dio, ma poco importa. Furono il suo sguardo e le sue mani. Fu quel suo marito un po’ bizzarro. Fu il suo cuore a tenerci dentro. Ora che suor Lina non c’è più scende ancora la pioggia. Ce la teniamo più spesso dentro ma lei la vede e – nell’universo parallelo nel quale adesso corre sulla sua bicicletta – ci tende ancora le braccia…“.

N.C.

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