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Dopo il Covid tempi d'attesa
ancora più dilatati per visite ed esami
All'Asst radiologia chiusa per esterni

Era ampiamente prevedibile che si arrivasse ad uno slittamento dei tempi, visto l’enorme impegno richiesto ai nostri ospedali negli ultimi tre mesi. Ma qualcosa si poteva fare, ed è il consigliere regionale 5stelle Gregorio Mammì a farlo presente.

Come sta la sanità cremonese post Covid? L’ospedale di Cremona sta riaprendo poco per volta le attività ordinarie, chiuse per quasi tre mesi, ma il punto prelievi di via Dante resta chiuso ed è ancora off limits per gli esterni tutto il comparto di radiologia. Nessuna possibilità di prenotare Tac o radiografie nella struttura pubblica, dove sono stati creati due percorsi, uno per sospetti Covid e uno per non Covid, ma solo per i pazienti interni. Alternativa: le case di cura convenzionate. Non così per alcune visite specialistiche, come oculistica ad esempio, dove  i tempi di attesa sono talmente lunghi sia all’Asst che nelle strutture convenzionate da rendere inevitabile – per chi se lo può permettere – ricorrere al privato. Rallentamenti nelle visite di controllo un po’ per tutti, anche per alcuni malati di tumore, dove comunque anche nel pieno dell’emergenza, il reparto di Oncologia dell’Asst aveva attivato visite domiciliari.

Era ampiamente prevedibile che si arrivasse ad uno slittamento dei tempi, visto l’enorme impegno richiesto ai nostri ospedali negli ultimi tre mesi. Ma qualcosa si poteva fare, ed è il consigliere regionale 5stelle Gregorio Mammì a farlo presente: “La possibilità, prevista per legge, di svolgere da parte dei medici pubblici attività privata nelle strutture pubbliche (cd. Intramoenia) in regime di libera professione va riformata a rimodulata a fronte della sospensione delle attività ambulatoriali avvenuta durante l’emergenza Covid.19. Regione Lombardia non ha ancora reso pubblica l’eventuale strategia per la riduzione delle liste d’attesa e per il recupero delle attività ordinarie che hanno subito mesi di sospensione e al contempo prevede la possibilità per i medici di fare intramoenia spingendo, di fatto, i cittadini a pagarsi le prestazioni, se possono. L’intramoenia è stata pensata per poter dare una possibilità al cittadino, non per soddisfare le esigenze che non si riescono a soddisfare con il servizio pubblico”.

“L’enorme divario tra tempi di attesa delle prestazioni a pagamento e quello con ticket era già un problema prima della pandemia, adesso è inaccettabile che venga perseguita la stessa strada. Questo è un aspetto su cui è necessario fare chiarezza: molto spesso l’intramoenia è stato proposto dai professionisti come ‘salta fila’, infatti, sempre più cittadini lamentavano il fatto che per aver ‘diritto’ ad un intervento o a prestazioni specialistiche avrebbero dovuto fare la visita privata con il medico di riferimento. Questa pratica oltre ad essere eticamente vergognosa è illecita è entrata ormai nelle ‘consuetudini’ sanitarie di Regione Lombardia. Senza alcuna vigilanza da parte di Regione e della Direzione Welfare, si alimentano situazioni in cui chi ha la possibilità paga l’obolo della visita privata per saltare le code ed avere diritto prioritario ad un intervento o ad altre prestazioni, cosa che già era inaccettabile nell’ordinario ma che a fronte della sospensione delle attività ambulatoriali, diventa un problema ancora più grande che deve essere gestito con una strategia chiara e trasparente”.

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