Un commento

Ospedali e Rsa, esposti
in Procura: no alla gogna
per gli operatori

Dal monitoraggio che sto effettuando con l’aiuto di alcuni militanti lombardi del Partito Radicale, risulta che sono 11 le procure della Repubblica della Lombardia che si sono attivate (al momento, solo la provincia di Varese non è coinvolta) con indagini a tappeto nei confronti di Rsa e ospedali.

Sig. direttore,
diciannove medici del Pronto soccorso dell’ospedale San Matteo di Pavia, in una lettera spedita al quotidiano locale, hanno voluto denunciare pubblicamente il loro disappunto per quello che sta accadendo: ”Abbiamo sperimentato la paura, la tristezza, la desolazione, l’impotenza, siamo stati chiamati eroi. Oggi riceviamo richiami, segnalazioni, esposti in Procura. Se quello che abbiamo vissuto ci è sembrato un incubo, questo epilogo lo è ancora di più”. Il direttore del reparto, prof. Stefano Perlini, che ha condiviso lo sfogo con i suoi colleghi, ha aggiunto: ”Sembra che il problema sia solo quello di capire di chi è stata la colpa di tanto dolore. Ora, gli esposti non riguardano il nostro gruppo di lavoro, ma è comunque avvilente, soprattutto se si pensa alle fatiche fatte, all’energia profusa e anche a quel clima di solidarietà, di umanità che si era creato. Oggi si cerca solo di individuare i responsabili”.

Ricordo che il Pronto soccorso di Pavia è stato in prima linea nella lotta al Covid-19, con punte di 300 accessi al giorno nel periodo nero, quando l’ospedale di Lodi veniva sopraffatto dall’emergenza e quello di Cremona aveva usaurito i posti letto. Ricordo, altresì, che l’ospedale Maggiore della nostra città è arrivato ad accogliere contemporaneamente 640 contagiati (di cui 64 in terapia intensiva) e che, in soli tre mesi, sono stati presi in cura 2.100 persone. Penso che l’amarezza, la delusione e l’arrabbiatura dei medici di Pavia sia largamente condivisa dagli operatori e dai responsabili di tutte le strutture sanitarie della Lombardia – residenze per anziani in primis – che da mesi sono oggetto di indagini da parte della magistratura inquirente.

Dal monitoraggio che sto effettuando con l’aiuto di alcuni militanti lombardi del Partito Radicale, risulta che sono 11 le procure della Repubblica della Lombardia che si sono attivate (al momento, solo la provincia di Varese non è coinvolta) con indagini a tappeto nei confronti di Rsa e ospedali. Sotto la spinta di centinaia di esposti promossi da Codacons, sindacati, associazioni di famigliari delle vittime e comitati “verità e giustizia per le vittime del Covid-19”,  sono stati aperti decine e decine di fascicoli contro ignoti per “omicidio colposo ed epidemia colposa”. Durante le tante perquisizioni effettuate dai Nas dei carabinieri è stata acquisita una enorme mole di documentazione che è ora al vaglio dei pool di magistrati ed esperti di cui le procure si sono dovute avvalere. Dopo alcuni mesi d’indagine (la prima, nei confronti dell’ospedale di Codogno, è partita il 26 febbraio), gli indagati si contano sulle dita di una mano. Le indagini sono evidentemente complesse e il tempo occorrente alla magistratura inquirente per portare a termine indagini di questo tipo sono notoriamente molto lunghi. Ma nel caso dovessero iniziare i processi a carico di qualche indagato, quanto tempo sarà necessario per esperire i tre gradi di giudizio? Nell’attesa, possiamo almeno sperare che ci venga risparmiata la messa alla gogna dell’imputato-capro espiatorio, che di norma, è il soggetto più debole e indifeso, pur di soddisfare questa domanda di “Verità” che proviene dalla società?

Sergio Ravelli, consigliere generale del Partito Radicale

redazione@oglioponews.it

© Riproduzione riservata
Commenti
  • crisformetal

    I fatti vanno accertati per capire eventuali errori medici e politici cosi che non si ripetano più…