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I 90 anni di Michelotti: "Quando
a Casalmaggiore arbitrai Mancini
E che derby a Bozzolo e Piadena"

“Io sono stato portiere anche nel Bozzolo - raccontava l’Alberto - nella Folgore Piadena, e che derby con la Martelli di Borrini: ho giocato parecchio sui vostri campi. Ricordo il Torneo Lucumia e ricordo il Torneo Reverberi al Comunale di Casalmaggiore: lì arbitrai Roberto Mancini, oggi ct della Nazionale, all’epoca Allievo nel Bologna". GUARDA IL SERVIZIO TG DI CREMONA 1

PARMA – Per carità, sia subito chiaro: la festa oggi è tutta di Parma e del quartiere Oltretorrente, perché l’Alberto è un figlio orgoglioso di quella terra. E perché, come sempre insegnano ai bravi arbitri di calcio, il miglior direttore di gara è quello che sparisce dalla partita, quello che non si macchia di eccessivo protagonismo. Lungi da noi, insomma, voler rubare la scena! Eppure nel traguardo odierno dei 90 anni di Alberto Michelotti, uno dei più importanti fischietti internazionali italiani di sempre, con un po’ di soddisfazione c’è pure un briciolo di comprensorio Oglio Po.

Raccontava l’Alberto – personaggio unico nel suo genere, col dialetto parmigiano come lingua e una passione viscerale per il teatro e per Giuseppe Verdi, socio dello storico Club dei 27 per il quale è il “Don Carlos”, perché ogni socio si fregia di chiamarsi come un’opera del genio di Roncole di Busseto – che prima di diventare arbitro fu calciatore, portiere per la precisione, e calcò anche i campi di casa nostra. Quando morì il suo storico guardalinee Dino Sozzi, lo scorso febbraio, Michelotti ricordò di averlo sfidato in campo in un Viadana-Bozzolo. “Io sono stato portiere anche nel Bozzolo – ricordava in una intervista a Sportfoglio l’Alberto – nella Folgore Piadena – e che derby con la Martelli di Borrini – nel Fidenza, nel Borgotaro, e ho giocato parecchio sui vostri campi. Ricordo il Torneo Lucumia, una fabbrica locale di dolci, e ricordo il Torneo Reverberi, a fine anni ’70, al Comunale di Casalmaggiore: lì arbitrai Roberto Mancini, oggi ct della Nazionale, all’epoca Allievo nel Bologna. Quando giocava alla Samp, doveva passare da Parma, per andare a Genova: mi veniva a trovare nella mia officina e raccontava di quell’episodio. E poi, per me, Casalmaggiore vuol dire Cesarino”.

Nella foto le tre versioni di Michelotti: portiere, musicista e arbitro

Già, Cesare Gussoni. “Un signore, nei modi e nel comportamento. Io avevo la terza media, e ogni volta avevo paura di esprimermi male davanti agli altri arbitri o in pubblico. Cesare mi insegnò a non avere timore, come non l’avevo in campo. “Parla a braccio, che vai bene” diceva. In quegli anni avevo superato Gussoni, diventando internazionale un anno prima di lui. Eppure, senza gelosie, senza invidie, lui diede una mano a me: eravamo colleghi, non rivali”. Il resto è storia, storia di Alberto Michelotti da Oltretorrente: le 12 giornate di squalifica a Rivera, il rigore su Mazzola in Roma-Inter del 1972, le partite dirette con i mostri sacri Pelé, Crujiff e Beckenbauer, “i 6-7 fischi al massimo a partita, non come gli 80 di adesso”. Chissà che direbbe Alberto del Var: meglio lasciar perdere. Meglio lasciarlo festeggiare. La festa di Parma e dell’Oltretorrente, certo, ma anche dal Casalasco ci sia consentito di lasciare un messaggio: a voce, non via sms, perché Michelotti è un tipo alla vecchia maniera: auguri Alberto, anzi auguri Don Carlos!

Giovanni Gardani

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