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Motorizzazione sotto
organico: 'Ridotta la
qualità del servizio'

Una norma che indichi l’equo rapporto tra abitanti, dipendenti e mezzi circolanti non esiste, e questo rende la situazione difficile un po’ ovunque. A Cremona, tuttavia, va peggio ancora. E il rischio paventato è quello di chiudere la sede cremonese e trasferire tutto a Mantova.

Tredici dipendenti in servizio, di cui cinque andranno in pensione il primo agosto. Tra tutti, un solo tecnico. Una popolazione provinciale di 360mila abitanti, un parco veicolare sopra le tre tonnellate e mezzo di peso di quasi 25mila mezzi. Il rapporto tra la sede della motorizzazione di Cremona – che insieme a Mantova e Pavia dipende Brescia – e il territorio cremonese si specchia in questi freddi numeri. Gli uffici di via Boschetto, che fanno capo al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, sono sotto organico. La coperta è corta e ne va della qualità del servizio offerto all’utenza. Difficoltà a parlare con gli operatori, richiesta di appuntamenti e così via. D’altra parte, 13 dipendenti per tutto il fabbisoggno di pratiche della Provincia è davvero poca cosa.

Per fare un confronto con realtà analoghe, basti pensare che Savona ha 21 dipendenti, tre tecnici e lo stesso numero di mezzi pesanti circolanti (25mila). Mantova ha otto tecnici ed è comunque in affanno con poche migliaia di mezzi pesanti in più. Una norma che indichi l’equo rapporto tra abitanti, dipendenti e mezzi circolanti non esiste, e questo rende la situazione difficile un po’ ovunque. A Cremona, tuttavia, va peggio ancora. E il rischio paventato è quello di chiudere la sede cremonese e trasferire tutto a Mantova. Risultato? Che alcuni servizi afferenti le commissioni mediche, i collaudi e gli allestimenti dei mezzi, da Cremona, spariranno.

Simone Bacchetta

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