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Congiuntura 2º trimestre
2020: ancora in calo
industria e artigianato

Il livello occupazionale “non registra variazioni di rilievo in quanto i rapporti di lavoro hanno beneficiato degli interventi governativi di protezione che hanno previsto il divieto di licenziamento, contestualmente ad un finanziamento senza precedenti degli strumenti di integrazione salariale”.

Pesante calo della produzione, sia industriale sia artigianale, così come a calare pesantemente sono anche fatturato e ordinativi: questi i risultati dell’indagine congiunturale del Secondo Trimestre 2020 condotta da Unioncamere Lombardia in collaborazione con l’Associazione Industriali, Confartigianato e Cna e rielaborata dalla Camera di Commercio di Cremona. Una fotografia decisamente allarmante degli effetti dell’epidemia di Covid-19 sul tessuto manifatturiero provinciale, in cui l’artigianato è quello che soffre maggiormente (raggiungendo l’indice di produzione più basso di sempre). Ma per entrambi i comparti in provincia di Cremona la situazione è migliore del resto della Regione e del Paese.

“La particolare struttura produttiva della nostra provincia, caratterizzata da una forte settore agro alimentare e da una spiccata diversificazione produttiva, con molte imprese che producono beni considerati essenziali o strategici e che quindi hanno potuto continuare la produzione anche durante il lockdown, ha fatto sì che il calo della produzione, pur assolutamente consistente e preoccupante,  sia stato  minore di quello che si è verificato in Regione e in ambito nazionale” commenta il presidente Gian Domenico Auricchio. “Non va però dimenticato che anche nella nostra provincia si è annullata la lenta risalita della produzione manifatturiera degli ultimi sette anni. E’ quindi vitale attuare interventi a favore delle imprese, per sostenerne la competitività. E’ parimenti essenziale  attuare investimenti pubblici che migliorino le infrastrutture del nostro territorio, per evitare che alle difficoltà di questo periodo continuino a sommarsi i costi indiretti dovuti a collegamenti inefficienti e del tutto inadeguati per un territorio a forte vocazione manifatturiera come il nostro”.

Venendo ai numeri, anche per il presente trimestre, cosi come registrato nella scorsa rilevazione, si conferma una migliore tenuta dell’economia industriale provinciale rispetto a quella regionale e nazionale, per quanto riguarda tutti gli indicatori. Guardando ai comparti industriale e artigiano, “l’andamento congiunturale è ancora negativo, con l’indice della produzione che  scende, nel trimestre,  per l’ industria dal 97,5 al 93,7 e nell’artigianato dal 97,5 al 90,1, praticamente annullando, per la prima, sette anni di lenta risalita e raggiungendo, per il secondo, il punto più basso di sempre” scrivono i ricercatori. Il livello occupazionale “non registra variazioni di rilievo in quanto i rapporti di lavoro hanno beneficiato degli interventi governativi di protezione che hanno previsto il divieto di licenziamento, contestualmente ad un finanziamento senza precedenti degli strumenti di integrazione salariale”.

Per quanto riguarda gli indici congiunturali, vale a dire quelli calcolati rispetto ai livelli dei mesi precedenti, “gli arretramenti generalizzati, tutti compresi tra i tre ed i quattro punti percentuali (occupazione a parte), sono meno evidenti di quelli rilevati nel trimestre scorso, in quanto le informazioni ottenute tengono già conto della ripresa produttiva iniziata a partire dal mese di maggio” si legge nel report. L’industria provinciale, grazie alle sue caratteristiche  strutturali, “presenta un arretramento produttivo del 3,9% , in notevole rallentamento rispetto agli oltre sei punti persi nei primi tre mesi dell’anno e di dimensioni molto più contenute rispetto al -12,7% registrato a livello regionale. E lo stesso si verifica per l’andamento del fatturato il quale, seppure ancora in calo del 3,7%, è tuttavia ben lontano dal -10% della rilevazione scorsa, così come dal -11,8% lombardo. Il trend congiunturale degli ordinativi ricalca invece quello del trimestre scorso e scende complessivamente del 3%, manifestando una maggiore difficoltà sul fronte del mercato interno rispetto a quello estero”.

Più contenuto è il calo del numero degli addetti, “che si ferma allo 0,6%”, ma molto significativa (anche se è la più bassa a livello regionale) è stata la crescita della Cassa Integrazione Guadagni, “a cui hanno fatto ricorso due imprese su tre ed ha riguardato oltre il 5% del monte ore complessivo trimestrale. L’impatto della crisi sui prezzi di manifesta in un calo tutto sommato ancora contenuto e più evidente per le materie prime (-1,3%) rispetto ai prodotti finiti che restano sostanzialmente stabili (-0,2%)”. 

Su base annua, “la produzione industriale è rilevata in calo del 13% e leggermente inferiore è la contrazione del fatturato (12,1%). Nel confronto anno su anno, a soffrire maggiormente sul lato della domanda è indubbiamente la componente nazionale (-11,8%), mentre quella estera riesce a contenere l’arretramento all’1,6%. La contrazione produttiva comincia a manifestare i suoi effetti anche sui prezzi: quelli delle materie prime rallentano dal +5 di tre mesi prima al +1,2% e per quelli dei prodotti finiti si rileva addirittura un calo, anche se di minima entità (-0,3%). Il dato occupazionale, sempre in crescita tendenziale nelle recenti rilevazioni, rallenta ulteriormente fino a fermarsi esattamente sullo stesso livello di dodici mesi prima”.

Tra le province lombarde, tutte in evidente contrazione produttiva sullo stesso periodo del 2019, “la variazione tendenziale di Cremona (-13) è inferiore alla  media lombarda e colloca la provincia fra i territori che, come Lodi, Sondrio e Mantova hanno tenuto meglio”.  Dal punto di vista strutturale, a fine giugno, “solo il 23% del totale delle imprese industriali è in crescita produttiva rispetto all’anno prima, ed un altro 8% dichiara una sostanziale stabilità. Nessuna impresa ha dichiarato cali tendenziali contenuti entro il 5%, mentre per quasi sette industrie su dieci il livello produttivo si è ridotto su base annua di oltre il 5%”. Le aspettative per il prossimo trimestre, “tengono conto degli effetti del progressivo e ormai pressoché completo superamento del lockdown, e sono quindi ampiamente migliori di quelle espresse tre mesi prima, prefigurando però le probabili ritardate ricadute negative sul fronte occupazionale.

Entrando più nello specifico delle singole variabili, riguardo agli ordinativi, le attese degli industriali cremonesi risalgono fino quasi ad annullare il precedente divario pesantemente negativo, sia per la domanda nazionale che per quella estera, con quest’ultima attesa però in maggiore difficoltà. Per la produzione, il cui dato richiede per sua natura l’intervento della procedura di destagionalizzazione, il clima atteso per il prossimo trimestre è evidentemente migliore e lo scarto tra le attese di segno opposto ritorna nell’area positiva”. 

Per l’artigianato produttivo, il quadro rilevato nel periodo aprile-giugno 2020 è rilevato in difficoltà sensibilmente maggiori rispetto a quello dell’industria, ma anche in questo comparto “si rileva un complessivo rallentamento del calo a livello congiunturale. Le variazioni trimestrali degli indicatori destagionalizzati vedono infatti la produzione scendere del 7,6%, il fatturato del 12,6% e gli ordinativi del 4,2%. Il dato del numero degli addetti (-0,9%) è invece in linea con quello delle ultime tre rilevazioni e quindi sembra ancora disallineato, per il momento, con il trend produttivo”. 

Rispetto allo stesso periodo dell’anno 2019, “il panorama artigiano è invece rilevato in ulteriore pesante deterioramento. Anche in tale ottica temporale, il fatturato è l’indicatore in maggiore sofferenza (-22%), ma anche per produzione ed ordinativi vengono rilevati importanti arretramenti, rispettivamente del 18 e del 16%. Molto più contenuto (-2,5%) è il tasso annuo di variazione del numero degli addetti. 

Il quadro strutturale che consegue a tali andamenti vede una distribuzione delle imprese artigiane in base ai risultati produttivi ottenuti negli ultimi dodici mesi in ulteriore peggioramento. Le imprese che dichiarano la stabilità produttiva si confermano attorno al 10% del totale, ma la quota di quelle in espansione tendenziale scende ancora dal 27 al 19%, mentre più di sette artigiani su dieci dichiarano di aver prodotto meno che nello stesso periodo del 2019″.

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