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Covid, lo studio cremonese:
il 25% dei pazienti ha
sviluppato fibrosi polmonare

I più a rischio sembrano essere i fumatori, le persone più anziane e quelli che hanno malattie croniche, diabetici ed ipertesi. Quello che emerge da questo studio è un messaggio è importante perché lo sviluppo di fibrosi polmonare peggiora la qualità di vita (provocando affanno al minimo sforzo e nei casi più gravi anche a riposo).

E’ stato pubblicato nei giorni scorsi sull’International Journal of Infectious Disease, l’organo ufficiale della società internazionale di malattie infettive, un importante lavoro/studio che arriva da Cremona, precisamente dalle Figlie di San Camillo. La pubblicazione evidenzia il rischio dell’evoluzione fibrotica della polmonite Covid 19 correlata: sono stati studiati 90 pazienti dimessi dalla casa di cura in questione, sottoposti a tac torace prima in fase acuta e poi dopo 8 settimane.

Nella casistica riportata dallo studio, curato dal Dott. Maurizio Marvisi (primario di pneumologia in via Filzi) ma anche dal primario della radiologia Professor Ferrozzi e dall’altro radiologo, il dottor Uccelli (in sinergia con altri medici della struttura), circa il 25% dei soggetti studiati sviluppano una fibrosi polmonare. I più a rischio sembrano essere i fumatori, le persone più anziane e quelli che hanno malattie croniche, diabetici ed ipertesi. Quello che emerge da questo studio è un messaggio è importante perché lo sviluppo di fibrosi polmonare peggiora la qualità di vita (provocando affanno al minimo sforzo e nei casi più gravi anche a riposo).

fband

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