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Palazzetto, un frastagliato
fronte del 'No'. La gestione
al basket Casalmaggiore?

Qualcosa nei prossimi giorni dovrebbe uscire anche dal gruppo 'Persona Ambiente' di Damiano Chiarini, anche se qui la posizione è più 'soft'. No al palazzetto di fianco alla scuola ma si ad una alternativa

CASALMAGGIORE – Palazzetto dello sport di fianco al plesso scolastico Marconi? C’è chi dice no. Chi vorrebbe che a decidere fossero i bambini, chi chiede che la megastruttura venga realizzata, magari da un’altra parte e magari recuperando una delle (tante) aree dismesse in territorio Casalasco. La critica più dura, in questi giorni è sicuramente quella dell’ex consigliere casalasco Andrea Visioli. Una lunga disamina la sua che contiene anche note tecniche.

“Paesaggisticamente è un delitto – scrive – in ogni modo. Non a caso è in deroga essendo a ridosso di un argine, dove non è autorizzabile dopo anni neppure il viottolo ghiaiato che funge da raccordo tra la città vivente e il polo scolastico (malgrado encomi internazionali e citazioni come buona pratica e le migliori strategie New Green/eco-governance/co-pianificazione/new deal economy bla bla bla).

Incombe strutturalmente su una scuola, ha fondamenta su zona a falda altissima infatti non ha possibilità di risolvere invarianza idraulica; non c’è sfogo per nuovi parcheggi senza bitumizzare nuove aree verdi invece di mitigare con ombre, ossigeno e frescura le zone di Studio; in tutte le altre parti civilizzate del pianeta Terra (probabile anche i cugini di altri Mondi) gli studenti passano i loro migliori anni di formazione vicini a 4 alberi o un parco, piantumati dalla lungimiranza dei nonni: qui aumenteranno parcheggi sterilizzandone terreno cementificando impermeabilizzando generando calura polveri rumore afa…

Energeticamente è un delirio. Per ora burocraticamente hanno solo modificato il piano triennale delle opere pubbliche. Di fatto non è molto più di una dichiarazione di intenti, ma se questi sono gli intenti e le premesse purtroppo sono non sostenibili, deleterie, in direzione opposta alle esigenze ecosistemiche planetarie.

Sicuramente poi l’immobile ‘dato in pasto alla Stampa’ sarà di repertorio, perchè sembra un carcere primi ‘900, è paradossalmente energivoro per struttura progettuale.
Un 1200 posti rischia di essere dinosaurico energeticamente, già vecchio in partenza e anacronistico. Potremmo essere al concepimento di un ecomostro.
A livello mondiale si va verso la tutela e qualificazione degli habitat: infrastrutture verdi (nuovi Parchi) e capitale naturale sono al centro di discussioni circa la possibile evoluzione/traformazione del già costruito = urbanistica sostenibile.

Esistono spazi aperti urbani da riqualificare rigenerare anche solo per recuperare fruibilità comfort e qualità di vita, smaltendo e disintegrando mostri. Se NON RAGIONIAMO SUL FATTO CHE MANTENERE E VALORIZZARE IL CAPITALE NATURALE è prioritario allora non arriveremo mai a recuperare ecosistemi degradati o fatiscenti. Un palazzetto in quella posizione è NON SOSTENIBILE sotto troppi aspetti: è l’esatto contrario dell’urbanizzazione verso cui sta andando ogni pratica a livello internazionale per sviluppare strategie adattative e di mitigazione degli effetti dovuti al surriscaldamento e cambiamento climatico in generale. Senza essere troppo invasati questa sta per trasformarsi in un’urgenza ecologico-ambientale.

Economicamente e socialmente è un suicidio. Avremmo bisogno di sostenere lo Sport giovanile di base, come capacità di riseminagione, spazi moltiplicati per una diffusione capillare, socialmente impattante e ri-educativa. Visto anche quello che sta accadendo in termini di Processi di inclusione e Capitale sociale. Quindi servirebbero almeno 3palestre più a misura d’uomo, per intervenire in maniera strategica diffusa, ma allo stesso tempo capillare, sulla Società devastata e degradata senza scopo di oggi. Non è solo questione di bilanci di raffrescamento e riscaldamento, è questione di aumentare le infrastrutture per aumentare le proposte e il recupero dello Sport come ruolo cruciale nella Formazione.

3.5 milioni di euro per un palazzetto serio, polifunzionale avanguardistico e pure efficientato sono una barzelletta (vedi cosa sta succedendo a Viadana): i costi del pubblico per uno stesso progetto sono almeno da triplicare rispetto ad un soggetto privato. Pensiamo solo alla palificazione necessaria e insindacabile per la presenza di terreno acquitrinoso: significa già aumentare i costi di un 10/15%. La Baslenga ha palificazioni in cemento di 8/10mt.

Una struttura faraonica in periodo di crisi mondiale (peraltro appena iniziata) è un bell’azzardo. Probabilmente quando sarà ultimato non avremo più nemmeno una Squadra di livello da metterci dentro, mentre continueremo a piangerci addosso x aver perso l’occasione di aver molti più spazi x lo Sport di Base per i nostri di figli”.

L’ex consigliere comunale Visioli aggiunge una nota pesante, anche per quel che concerne l’opposizione cittadina che ancora non ha preso una posizione ufficiale (a parte la presa di posizione sostanzialmente contraria di Annamaria Piccinelli). “C’è stato un enorme blackout in questa città nell’ultimo piano quinquennale, ma che ha radici più antiche, in quelli che i piani quinquennali avrebbero potuto farli davvero. Un guasto dell’impianto d’illuminazione ecologico-ambientale ha creato ora un caso d’emergenza: parrebbe tutti si siano messi ad economizzare energia mentale, non c’è altra spiegazione.

La ‘pollitica’ dell’antagonismo ricorda solo quelli che possono sembrare o essere errori, mai le vere proposte e le occasioni mancate, per questo oggi abbiamo pure quel che resta di un’opposizione che non si schiera fortissimamente a favore dell’unica cosa che sa da fare: alberare, ossigenare, ombrare, rinverdire, proprio perché allora proposero per primi un palazzetto a ridosso elementari.

Fare un mea culpa sarebbe possibile, gradito e utile alla mente in tempi bui, oltre che salutare a sé ai bimbi ed all’intera collettività. Per favore ripartite. La scelta non può essere che green. Il surriscaldamento lo assaporiamo tutti sempre peggio, non è più solo una questione x accademici o talebani, ma una realtà spaventosa, dovrebbe essere un impegno politico a medio-lungo termine x il futuro terrificante e inedito. Non è possibile NON È POSSIBILE che non si possa smuovere la condizione depressionaria in cui siamo abbandonati: l’opinione pubblica MONDIALE avverte l’urgenza di un mutamento epocale e radicale”.

Ieri a prendere posizione è stata anche l’associazione ‘Salviamo il paesaggio Cremonese, Cremasco e Casalasco’. Lo ha fatto – a firma di Maria Grazia Bonfante – ripostando un video del 2017 del comitato Slow Town che proponeva, attorno alla scuola la realizzazione nelle tre aree verdi (le due davanti alla Marconi e la terza a fianco dove dovrebbe sorgere il palazzetto) di un parco a completa fruizione di bimbi e genitori. Il comitato che organizzava allora la città dei bambini si era proposto di cercare i fondi per piantumare le aree. “Casalmaggiore… i terreni intorno alla scuola diventeranno nuovo cemento! Scelte anacronistiche che imbruttiscono la città, tolgono spazi di socializzazione, non rigenerano altri luoghi abbandonati”.

Altro no quello del responsabile del Comitato Slow Town Giancarlo Simoni: “Vogliono distruggere questa area verde (un parco naturale) a fianco della scuola Marconi con una colata di cemento e asfalto che ricoprirà tutta la zona per costruire parcheggi auto e un palazzetto da 1200 posti a sedere, che non risolverà il problema della mancanza di palestre per le società sportive, società che continueranno ad andare altrove per gli allenamenti. Una cattedrale nel deserto da 4 milioni di euro (i conti li faremo a fine cantiere). Con quei soldi di palestre ne costruisci 5! I 700 bambini in entrata ed uscita si troveranno in mezzo al traffico in una zona sempre più antropizzata, non potranno più sostare per giocare a fine lezioni, non vedranno più l’argine dalla scuola, il paesaggio sarà compromesso e nei week end centinaia e centinaia di auto si riverseranno sotto l’argine di S.Maria, perché questa struttura è un accentratore di traffico enorme. La terra impiega 500 anni per creare 2,5 centimetri di suolo fertile, noi lo stiamo tutto distruggendo in pochi anni”.

“Questo terreno non è nostro, ma dei nostri figli, nipoti e delle nuove generazioni che in futuro frequenteranno la scuola. E’ un bene prezioso che va curato e salvaguardato da chi lo vuole distruggere per interessi che nulla hanno a che fare con il bene comune. Un parco alberato è l’eredità migliore che gli possiamo lasciare. Ricoprirlo completamente di asfalto e cemento è un delitto”.

Qualcosa nei prossimi giorni dovrebbe uscire anche dal gruppo ‘Persona Ambiente’ di Damiano Chiarini, anche se qui la posizione è più ‘soft’. Un probabile no al palazzetto di fianco alla scuola ma si ad una alternativa che potrebbe essere quella di lavorare su un allargamento della palestra Baslenga. Con gli incentivi, il contributo regionale e la possibilità di drenare fondi sull’efficentamento energetico la spesa per l’amministrazione potrebbe ridursi drasticamente. Ad una proposta organica sta lavorando l’associazione ambientalista ma pure tra gli ambientalisti il clima resta teso, con pesanti accuse tra ‘irriducibili’ e ‘incerti’. I silenzi di queste settimane pesano come macigni e la discesa del Po, con la sensazione del ‘vogliamoci tutti bene’ non ha certo aiutato a rasserenare gli animi. Non c’è un’opposizione organica, manca un leader carismatico, nessuno si fida completamente dell’altro e ognuno va avanti per la propria strada.

C’è già comunque chi si interroga sul dopo, dando come dato di fatto, così come probabilmente sarà, la costruzione della struttura ai piedi dell’argine. Da quel che si dice sembra probabile che la gestione del palazzetto possa andare al basket Casalmaggiore. Naturalmente non vi è nessuna conferma ufficiale ma quella con la società di Zerbini sembra molto più di una voce.

N.C.

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