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Simone Alliva e il suo
'Caccia all'Omo': una
presentazione intensa al 'Seme'

Una legge che non sia il risultato di trattative al ribasso e/o di compromessi sulla pelle dei deboli e dei “diversi” ma capace di tracciare un nuovo orizzonte di diritti, promuovendo la cultura del rispetto e della tolleranza

Ero entrato in doccia e avevo lasciato il cellulare sul letto. Proprio quel giorno mi ero iscritto a un gruppo whatsapp Transgender Italy. Un gruppo che avevo cercato perché volevo disperatamente delle risposte. Avevo 17 anni e nell’ultimo periodo avevo scoperto che c’era un nome per quello che sentivo, c’era qualcosa fuori dal mio piccolo mondo che mi capiva e mi rappresentava. Avevo scoperto che c’era un iter, che non era tutto solo nella mia tesa, che non ero malato. Ho scritto dentro questo gruppo quello che provavo, come vivevo la disforia. Subito dopo il cellulare ha iniziato a squillare a dismisura, mentre ero in doccia mio padre è andato a controllare e ha visto il messaggio. Non ha detto nulla. Tre giorni dopo ho compiuto gli anni e lui mi ha portato la valigia alla porta” ( tratto da Caccia all’Omo)

Sabato scorso, presso la libreria Il Seme di Casalmaggiore, si è tenuta la presentazione del libro inchiesta del giornalista Simone Alliva “Caccia all’Omo, Viaggio nel paese dell’omofobia” un viaggio attraverso l’Italia alla ricerca di testimonianze in merito ad episodi di odio, di violenza, di atteggiamenti omofobi, purtroppo costantemente in crescita. L’incontro con Alliva è stato voluto e organizzato da Arcigay Cremona “La Rocca” in collaborazione con M.I.A., Circolo PD Casalmaggiore, Arcibassa Gussola, Rive Gauche PRC-SE Casalmaggiore e naturalmente la libreria Il Seme. A dialogare con l’autore, davanti ad un pubblico numeroso e attento, il presidente del circolo Arcigay “La Rocca” Lorenzo Lupoli.

“Caccia all’Omo” nasce da una inchiesta pubblicata su Espresso nel 2019 testata su cui Simone Alliva scrive. Il primo dato da considerare è che gli episodi di reati e altri atti motivati da odio omotransfobico sono in aumento. Lo testimonia il monitoraggio realizzato da Arcigay che mostra un drastico aumento dei casi riportati dai media: 212, di cui due morti nel 2019 e nel 2018, 144 nel 2017, 109 nel 2016…… “C’è qualcosa che pulsa nell’anima di questo paese e fa paura” Questi dati però riguardano solo ciò che viene denunciato o che arriva ai media ma, come spesso accade, gli episodi che raggiungono la cronaca sono solo una piccola parte. Per ognuno dei gravissimi casi portati alla luce, ve ne sono verosimilmente centinaia che rimangono nascosti e taciuti, o perché ignorati dalla stampa, o per la paura di denunciare, per la vergogna che si venga a sapere, o addirittura perché capita che vi sia poca consapevolezza da parte delle stesse vittime riguardo alla gravità della violenza fisica o verbale subita soprattutto quando in loro prevale il senso di colpa. Si sta tornando pericolosamente indietro, dichiara Alliva, ma non agli anni 60/70, almeno a un ventennio prima.
Il libro riporta un’impressionante carrellata di testimonianze che riguardano aggressioni, pestaggi, episodi di violenza e discriminazione subiti, spesso da ragazzi giovani, sia in famiglia che fuori e una attenta analisi delle dinamiche che nutrono e scatenano l’odio.

“Negli Hotel dove mi sono fermato per raccogliere testimonianze e storie di vita avevo spesso la fila di persone che attendevano di poter raccontare i soprusi, la solitudine e l’abbandono coi quali sono costretti a convivere, attendevano di parlare di verità per non sentirsi più delle immagini tradite”. Il lavoro di Alliva diventa un viaggio nel paese dell’omofobia, visita e ricostruisce la trama dentro la quale si insinua l’odio verso le persone lesbiche, gay, bisessuali, trans, così come verso le donne e la loro indipendenza e verso i migranti. Odio e violenza legittimate da una politica, quella degli ultimi sei/sette anni, quella degli slogan che tende a disumanizzare il diverso e il debole, una politica strategica e studiata, che per ottenere consensi, va a colpire le paure individuali, tentando di ripristinare la cultura fasulla, patriarcale e machista del dominio e del comando sull’atro. Una bieca propaganda, fatta di parole armate, parole di arsenico basti pensare alla dichiarazione di Fontana LE FAMIGLIE ARCOBALENO NON ESISTONO, o della Meloni NON GENITORE 1 O GENITORE 2 MA PADRE E MADRE, alle castronerie di Salvini PRIMA GLI ITALIANI, a Pillon e Adinolfi paladini della famiglia tradizionale che vorrebbero riportare la condizione della donna indietro di un secolo, alle spedizioni punitive di gruppi di giovani che si dichiarano di estrema destra senza conoscerne nemmeno il significato e che sfogano rabbia e frustrazioni nell’odio verso gli altri uscendone spesso impuniti.

Alliva si mette in ascolto, come ormai pochi giornalisti fanno, e così, trovano posto le storie che un posto ancora non lo avevano. Giovani costretti a fare percorsi “riparativi”, cacciati di casa, ritenuti malati, lavoratori licenziati perché troppo gay, affitti, stanze d’albergo o corse in taxi negati, violenze pscicologiche in famiglia, a scuola, in palestra, aggressioni, pestaggi, omicidi. Alliva afferma che manca la censura sociale di certi comportamenti di intolleranza come succede anche nei riguardi dei migranti e delle donne che subiscono violenza, si fa sempre più urgente una ricostruzione culturale giusta e attenta perché l’odio, la discriminazione e la violenza riguardano tutti noi, etero e non, uomini e donne, giovani e maturi, l’indifferenza non è più ammissibile. Parlando del recente e triste caso di Ciro e Maria Paola il giornalista afferma che porta in sé un doppio reato, quello del femminicidio ad opera del fratello che non accetta che la sorella possa amare chi vuole e quello dell’omotransfobia. Alla fine del dibattito sono intervenuti Gabriele Piazzoni, segretario generale Arcigay e Mario Feraboli, esponente del Comitato Pride a ribadire l’importanza del testo di legge in discussione in questi mesi in parlamento, contro le discriminazioni di sesso, genere, orientamento sessuale e identità di genere. Dopo più di 20 anni di attesa si chiede una legge contro l’omotransfobia e la misoginia che sia seria ed efficace. Una legge coraggiosa e lungimirante, che tuteli le persone lesbiche, gay, bisessuali, trans e le donne dall’odio, dalla discriminazione e dalla violenza. Una legge che non sia il risultato di trattative al ribasso e/o di compromessi sulla pelle dei deboli e dei “diversi” ma capace di tracciare un nuovo orizzonte di diritti, promuovendo la cultura del rispetto e della tolleranza e che sostenga l’attività delle reti di accoglienza per le persone Lgbt e per le donne. Una legge indispensabile per fare un passo avanti di civiltà, una legge a tutela dei diritti delle generazioni odierne e di quelle che verranno e che sia di supporto alle famiglie.

“Caccia all’Omo” è una lettura utile per capire cosa accade in un’Italia che in tema di diritti civili rimane un flebile fanalino di coda in Europa e nel mondo occidentale, dove la libertà di amare e di essere famiglia con chi si vuole è ancora a rischio, una lettura che induce a reagire.
“Mi rivolgo ai padri, alle madri, agli educatori: usate la vostra libertà per aiutare i giovani prigionieri della paura e della solitudine ad essere sé stessi”

Giovanna Anversa

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