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Covid, ospedale di frontiera
Torchio: "Bozzolo, il 65% dei letti
provinciali: un controsenso"

"Se esiste un’emergenza va suddivisa un po’ su tutti i nosocomi mentre qui se ne ammazza uno solo, ribaltando inoltre tutti i parametri legati al numero dei residenti e dei contagi". Che a Bozzolo, aggiungiamo noi, sono diventati 49, pari all’1.16% della popolazione, una percentuale molto bassa.

BOZZOLO/ASOLA – Se l’ospedale Oglio Po di Vicomoscano rimane al momento Covid free, con i positivi più gravi che vengono ospedalizzati direttamente al Maggiore di Cremona, ecco che altri nosocomi di frontiera si attrezzano, anche nel comprensorio Casalasco-Viadanese o poco distante, per fare fronte alla nuova emergenza Covid. Lontana, per fortuna e per il momento, dai numeri di marzo-aprile, ma comunque da non sottovalutare e da fronteggiare in tempo.

Bozzolo e Asola: sono questi i due ospedali che offrono il loro supporto al “Poma”, nosocomio di riferimento per l’ASST di Mantova e che infatti si trova nel capoluogo virgiliano. “Sono stati attivati – recita proprio l’ASST – i seguenti posti letto dedicati a pazienti Covid: 28 sub acuti all’ospedale di Bozzolo; 6 posti per pazienti con sintomatologia a basso rischio in attesa di tampone e 12 posti covid per acuti ad Asola; a Mantova 5 posti di Unità di terapia subintensiva respiratoria Covid (numero che può essere esteso a 13) e 2 posti di osservazione semintensiva Covid in Pronto Soccorso. In una fase evolutiva, sono previsti 4 posti letto di rianimazione Covid nel presidio di Borgo Mantovano e un ulteriore posto letto covid free isolato. Questa scelta permetterà all’ospedale del destra Secchia e a quello di Mantova di mantenere il più a lungo possibile l’attività chirurgica assicurata oggi”.

Una decisone che non è passata inosservata e ha spinto il sindaco di Bozzolo Giuseppe Torchio a una considerazione polemica: “La contraddizione – spiega Torchio – è che un ospedale che non è per acuti ma una struttura di riabilitazione ad alta intensità assorba il 65% dei posti Covid dell’intera provincia di Mantova, come indicato dall’ASST. C’è il timore che la funzione riabilitativa rimanga molto in subordine aspetto alla chiara indicazione degli accordi fondativi della sanità ospedaliera del territorio, in palese contraddizione con tutti gli impegni a suo tempo sottoscritti. Nel senso che se esiste un’emergenza va suddivisa un po’ su tutti i nosocomi mentre qui se ne ammazza uno solo, ribaltando inoltre tutti i parametri legati al numero dei residenti e dei contagi”. Che a Bozzolo, aggiungiamo noi, sono diventati 49, pari all’1.16% della popolazione, una percentuale molto bassa. E ora l’ospedale “Don Primo Mazzolari” teme di perdere il proprio ruolo di centro d’eccellenza nella riabilitazione.

G.G.

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