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Commercio, sport e
spettacolo scendono in
piazza: "Paghiamo noi per tutti"

Gli organizzatori si dicono soddisfatti della partecipazione e dello svolgimento della manifestazione. Esiste il virus, esistono i malati, esistono gli assistiti in terapia intensiva. Ma esistono anche loro

CASALMAGGIORE – Un bambino con un disegno di un campo da calcio. Quello che non vedrà per un po’. I commercianti. Dai baristi a quelli legati alla ristorazione, allo sport, allo spettacolo costretti a chiudere alle 18 o costretti a fermare tutto almeno per un mese, dopo i mesi del lockdown, e chissà sino a quando. E un virus che comunque c’è, che sta crescendo ed aumentando gli accessi alle terapie intensive e subintensive ed i ricoveri.

E’ un periodo difficile per tutti, ma soprattutto per loro. E’ tornata l’ansia, ma è un’ansia diversa rispetto a quella di marzo. E’ un’ansia legata più che altro alle attività, al lavoro. “Ci siamo adeguati a tutte le regole che ci hanno giustamente imposto, abbiamo ridotto l’accesso nei nostri locali, abbiamo sanificato. E adesso ci fanno chiudere alle 18. Paghiamo noi, per tutti”.

E’ un noi generalizzato. Bar, ristoranti, gruppi sportivi, attività legate al mondo dello spettacolo. Erano diverse decine in piazza ieri sera, in discreto ordine, con pentole, coperchi, mestoli, cucchiai. Hanno fatto ‘rumore’ per un’ora, quasi sempre distanziati, arrabbiati ma composti. Grande anche lo spiegamento di forze: dai carabinieri alla Polizia Municipale e, nell’ultimo quarto d’ora, anche la Polizia Stradale. Presidiano silenziosamente, qui non ci sono sommosse, devastazioni, saccheggi.

Poche parole, in fondo non ne servivano molte. “Siamo stati penalizzati in maniera un po’ ingiusta e un po’ restrittiva con gli ultimi decreti – spiega Giorgio ‘Tato’ Pognani, uno degli organizzatori – perché con tutto lo sbattimento e tutto l’impegno che abbiamo messo per far rispettare in questi mesi le regole e le leggi sembra un po’ umiliante arrivare a questo punto, dove dopo un estate in cui in tante situazioni si sono ignorate le regole, ci troviamo con l’inverno un’altra volta in ginocchio”.

“Siamo qui in un’iniziativa apartitica e apolitica – sottolinea Emanuele Piseri – e pacifica sulla piazza del Listone. Abbiamo ritenuto opportuno cercare di dare un messaggio di speranza. Siamo arrivati in un momento di estrema difficoltà per il mantenimento del posto di lavoro”.

La manifestazione è stata aperta da un lungo striscione: “Mestolo, padella e sport, dalla luna ci sentite?”. Accanto ai commercianti un buon numero di amministratori di maggioranza (il sindaco Filippo Bongiovanni, il presidente del consiglio Francesco Ruberti, l’assessore Gianfranco Salvatore tra gli altri).

Presente anche il sindaco di Sabbioneta Marco Pasquali. Ha l’aria stanca: “Sono qui a sostenere i commercianti del mio comune che sono in piazza. La situazione è pesante” ci racconta, come racconta del crollo verticale dei turisti, della paura diffusa, di una città dai tanti splendidi monumenti che restano irrimediabilmente vuoti. Anche gli amministratori locali sono stretti nella morsa.

Folta la rappresentanza del mondo dello sport: su tutti alcune allieve di Dimensione Danza di Nilla Barbieri e il DAAS di Luisa Sartori. Ci sono i rappresentanti del mondo delle palestre. Ad un certo punto alcuni di loro improvvisano una ‘lezione’ di fitness in piazza. Al ritmo martellante delle pentole e dei mestoli, si muovono, fanno salti, flessioni e piegamenti. “Riaprite le palestre” grida qualcuno di loro.

La manifestazione si scioglie alle 19.30. Tanta gente però se ne è già andata. Gli organizzatori si dicono soddisfatti della partecipazione e dello svolgimento della manifestazione. Esiste il virus, esistono i malati, esistono gli assistiti in terapia intensiva. Ma esistono anche loro, commercianti, sportivi, lavoratori del mondo dello spettacolo. Hanno preoccupazioni grandi, e tanta stanchezza addosso. E rabbia, e sfiducia. E angoscia.

Nessuno può dire come si evolverà il virus, se tutte le strategie messe forse tardivamente in campo sortiranno effetti in tempi brevi. E nessuno può dire – in egual maniera – che ne sarà di tante attività, di tanti lavori, di tanta vita quotidiana al momento in stand by.

Come nessuno può dire a quel bimbo col disegno di un campo di calcio e degli amici quando su quel campo potrà tornarci davvero.

N.C.

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