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Punto nascite, due anni
fa la chiusura: un giorno
triste per tutto il territorio

Due anni fa questa terra di mezzo perdeva un pezzo importante della propria storia. Il destino delle terre di mezzo, dei confini dell'impero, è quello di restare in balìa degli eventi, mai di governarli

VICOMOSCANO – Sono trascorsi due anni. Due anni di vuoto, di parole (di ogni parte politica, senza distinzione) piene di speranza e vuote di sostanza. Due anni dalla chiusura del punto nascite di Oglio Po. Una ferita dura, tra le tante, forse la più dura da digerire per tante mamme, tante infermiere, tante donne. Furono loro, soprattutto donne, dalle mamme al personale sino al Comitato per la difesa dell’ospedale a battersi come leonesse affinché non perdessimo quel servizio fondamentale per un territorio troppo lontano dal resto, troppo lontano da tutto.

Fu una battaglia dura. Quando fu annunciata la probabile chiusura (la annunciammo noi di OglioPoNews, con mesi di anticipo perché lo sapemmo da fonte più che fidata) ancora non se ne sapeva nulla al di fuori degli uffici di Regione Lombardia. Fummo sbeffeggiati ed accusati da amministratori locali, alti rappresentanti provinciali di partito, direzioni sanitarie di diffondere voci infondate. Avremmo voluto – con tutto il cuore – avere torto, prenderci dei pirla, ma la strada era già stata segnata. Ed avevamo scritto il giusto.

Manifestazioni, istanze, mamme con i bimbi, papà incazzati (tutti, tranne quelli che per ragioni politiche davano la colpa a tizio o a caio, purché fosse dalla parte opposta alla loro), a nulla servì la lotta. Eravamo il nulla, siamo restati il nulla, un po’ più povero.

Oggi per l’Oglio Po è un giorno triste. E non è colpa del Covid che ha spostato tutto il resto in secondo piano e che giustamente è la preoccupazione primaria adesso. Oggi è il giorno che ricorda la sconfitta di tutti. Non perse solo chi lottò, non perse solo il personale del reparto che sino all’ultima ora dell’ultimo giorno, con un macigno nel cuore, fece il proprio dovere. Non perse solo chi si oppose. Perdemmo tutti. Chi con estrema dignità, chi senza. Chi urlando, chi nell’assoluto silenzio.

Due anni fa questa terra di mezzo perdeva un pezzo importante della propria storia. Il destino delle terre di mezzo, dei confini dell’impero, è quello di restare in balìa degli eventi, mai di governarli. Ciò che importa non conta: si nasce altrove, e si continuerà a nascere altrove. Qui non nasce più neppure la speranza.

N.C.

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