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Viadana, da CPS a Centro
Diurno. Per Lazzarini soluzione
peggiore del male

Lazzarini ha rimesso mano alla questione ed è tornato a scrivere al Ministero della Salute, alla Regione, alle Prefetture di Mantova e Cremona, ad ATS e alle due ASST, oltre che ai 10 sindaci

VIADANA – Può essere una soluzione peggiore del male? Evidentemente sì per Stefano Lazzarini, rappresentante della Fials – CONFSAL. Della questione CPS di Viadana ne avevamo parlato nello scorso agosto quando alcuni familiari si erano rivolti al sindacato per il grave stato in cui versava il servizio attivo a Viadana. Attivo resta una parola grossa: da tre psichiatri, 10 anni fa, appena sufficenti per il fabbisogno del territorio ad uno – da febbraio di quest’anno – per sole 20 ore settimanali. In un territorio di 50 mila anime, un niente.

Quella denuncia aveva suscitato molto scalpore proprio perché il servizio svolge (o dovrebbe svolgere) una funzione essenziale. Il servizio a Viadana, sede attuale del CPS (Centro Psico Sociale), era sorto nel 1996 dalle USSL 50/52 – Casalmaggiore-Viadana. Successivamente, nel 1998, con la provincializzazione delle aziende sanitarie lo stesso era stato accorpato al D.S.M. (Dipartimento di Salute Mentale) di Mantova staccandosi definitivamente dal territorio cremonese. Avrebbe dovuto servire 10 comuni (Viadana, Pomponesco, Dosolo, Marcaria, S. Martino Dall’Argine, Commessaggio, Bozzolo, Rivarolo Mantovano, Gazzuolo, Sabbioneta), per una popolazione di poco sotto alle 50 mila unità. Per rispondere alle occorrenze della salute mentale dei cittadini, i tre medici psichiatri, in servizio a tempo pieno, presso il CPS, erano appena sufficienti per governare e garantire l’attività ambulatoriale e territoriale, come si evince dai dati inviati a Regione Lombardia a mezzo apposita applicazione psiche web.

Dal 2010 in poi, gli psichiatri che, a vario titolo, si erano trasferiti in altre strutture, non sono mai stati sostituiti nell’organico. Pertanto attivi erano rimasti unicamente due medici psichiatri. Dal 2015 poi, in seguito alla nuova convenzione dell’area Casalasco-Viadanese la gestione clinica era stata affidata ai dirigenti medici del territorio cremonese (CPS Casalmaggiore, SPDC Oglio Po) mentre a livello amministrativo, la gestione del personale (retribuzione del personale dipendente, assunzioni e sostituzioni del personale, parco-auto, richieste ferie, etc.) era rimasta di competenza all’ASST di Mantova che, secondo la convenzione, avrebbe dovuto garantire il ripristino del personale perduto nella stessa misura prevista dalla pianta organica dell’anno 2015.

“Un vero e proprio mostro giuridico – lo aveva descritto così Stefano Lazzarini – gestionale ed organizzativo”. Successivamente nell’anno 2018, uno dei due medici, a tempo pieno, si era trasferito in altra azienda. Conseguentemente era rimasto un solo medico psichiatra fino al mese di febbraio 2020 quando, anche quest’ultimo dirigente medico psichiatra, aveva scelto di trasferirsi in un altro servizio. Il CPS era rimasto privo di medici psichiatrici a tempo pieno ed era stato riorganizzato con l’immissione di un solo medico psichiatra, assunto con contratto di lavoro libero professionale, da ASST di Mantova, con prestazione di 20 ore settimanali.

Lazzarini ha rimesso mano alla questione ed è tornato a scrivere al Ministero della Salute, alla Regione, alle Prefetture di Mantova e Cremona, ad ATS e alle due ASST, oltre che ai 10 sindaci e al difensore Civico di Regione Lombardia.

“La soluzione proposta di trasformare il CPS di Viadana in Centro Diurno Psichiatrico da parte di Asst di Mantova è inaccettabile ed equivale a smantellare l’attività propria dello stesso CPS. Anche le giustificazioni addotte da Asst di Mantova in ordine alle carenze dello stesso CPS sono generiche, inconsistenti e quindi prive di valore.

Il Centro Psico Sociale (CPS) è un presidio socio-sanitario territoriale in cui si realizza la presa in carico delle persone con problemi di salute mentale. Il CPS garantisce la presenza, in orari diurni, di personale medico ed infermieristico per la pronta accoglienza della domanda di cura o di consulenza da qualsiasi cittadino. L’accesso al CPS può avvenire anche senza l’impegnativa del medico.

Si rivolgono al CPS non solo persone con disturbi psichici, ma anche familiari, parenti e istituzioni.

Le principali aree di intervento sono la diagnosi, la cura e la riabilitazione di disturbi mentali (schizofrenia, disturbi della personalità, disturbi della condotta alimentare, paranoia, etc.). Infermieri, assistenti sociali e medici psichiatri organizzano anche visite domiciliari per una valutazione delle condizioni psichiche, per la somministrazione dei farmaci e per un supporto ai familiari e per attività riabilitative.

Il CPS inoltre propone interventi riabilitativi residenziali e/o semiresidenziali da effettuarsi presso altre strutture tra i quali i Centri Diurni. Il Centro Diurno è perciò una struttura semiresidenziale con funzioni terapeutiche, riabilitative ed educativo – occupazionali rivolta ai cittadini che presentano disabilità correlate alla malattia mentale.

Si rivolge ai cittadini adulti con patologia psichiatrica che sono stati valutati e presi in carico dal CPS e per i quali appare opportuno un percorso terapeutico -riabilitativo di gruppo che abbia una forte valenza educativa e socializzante. L’azione terapeutica mira al recupero,al mantenimento e miglioramento delle competenze psicomotorie, relazionali,prassi che e ad un rinforzo dell’autonomia personale per arrivare all’integrazione o re-integrazione nel proprio ambiente sociale e lavorativo.

All’interno del Centro Diurno normalmente sono in funzione gruppi di: Lettura giornali; Cartonaggio; Attività psicomotoria; Canto corale; Bricolage e Decoupage; Lavorazione del legno; Pittura.

Sono quindi lapalissiane ed enormi le differenze esistenti tra un CPS ed un Centro Diurno Psichiatrico. Equivale dismettere una buona vettura per utilizzare un monopattino.

E’ evidente che lo smantellamento progressivo delle risorse, soprattutto,del CPS di Viadana ha fondato la soluzione della sua trasformazione in Centro Diurno facendo, purtroppo, di necessità virtù allo scopo di coprirsi le spalle per le risorse che non si vogliono mettere a disposizione.

Una soluzione incomprensibile tenendo in debita considerazione le centinaia di utenti del CPS che nel caso di trasformazione del CPS in Centro Diurno dovranno riferirsi ad altri CPS ed iniziare nuove trafile.

Ci chiediamo se i Sindaci dei comuni interessati, le Istituzioni, L’ATS VALPADANA, Regione Lombardia, il Difensore Regionale della Lombardia e gli altri Soggetti interessati direttamente ovvero indirettamente possono accettare questa ‘soluzione’ che equivale a chiudere il CPS di Viadana”.

N.C.

 

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