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Lo studio di Ulisse e Gianluca
Bocchi svela il vero autore
del Ciclo di Orfeo a Milano

“Siamo convinti – affermano i Bocchi al Corriere della Sera – che tra i quadri mancanti realizzati per Alessandro Visconti e non collocati a palazzo Sormani perché ceduti prima, vi fosse l’autoritratto in cui l’autore si era sottoscritto con i suoi animali, un dipinto destinato a proporre al visitatore l’intero ciclo e in grado di suggerire, se non il nome, almeno l’età giovanile".
Nella foto il Ciclo di Orfeo a Palazzo Sormani

MILANO/CASALMAGGIORE – Uno studio firmato da due esperti d’arte del Casalasco, padre e figlio, Ulisse e Gianluca Bocchi, gestori tra l’altro della Galleria d’Orlane a Casalmaggiore, riscrive la storia, a Milano, della Sala del Grechetto a Palazzo Sormani, che però Sala del Grechetto non dovrebbe in realtà più chiamarsi. Luogo di esposizione tra i più utilizzati, la sala ospita il Ciclo di Orfeo, che per decenni è stato attribuito erroneamente al Grechetto, appunto, ossia all’artista seicentesco Giovanni Benedetto Castiglione. Lo studio di Alessandro Morandotti e Vittoria Orlandi Balzari già aveva dimostrato che non fu questo artista a dipingere il ciclo. Oggi la monografia di Gianluca e Ulisse Bocchi, edita da Grafiche Step Parma, fa un passo in più, riconoscendo a Carl Borromaus Andreas Ruthart, pittore tedesco nato però in Polonia (a Danzica) nel 1630 che operò nelle principali città italiane, la paternità di quest’opera.

Dello studio dei Bocchi parla anche il Corriere della Sera, riconoscendo il merito di avere tolto le residue incertezze sull’autore del ciclo. In particolare, si legge sull’edizione on line del Corriere, “le 23 tele del Ciclo di Orfeo furono dipinte da Ruthart, su commissione di Alessandro Visconti, tra il 1654 e il 1659 insieme ad altri maestri comprimari, tra i quali il fiammingo Livio Mehus. L’attribuzione al Grechetto (un’altra attribuzione fu a Sinibaldo Scorza) si deve, come noto, a un errore nella Guida di Milano di Carlo Bianconi del 1795”. Rurhart peraltro nella zona di Milano ha lasciato altri quadri: otto di questi erano a villa San Martino di Arcore (che, in origine, era un monastero benedettino), oggi di proprietà di Silvio Berlusconi. “Siamo convinti – affermano i Bocchi al Corriere della Sera – che tra i quadri mancanti realizzati per Alessandro Visconti e non collocati a palazzo Sormani perché ceduti prima, vi fosse l’autoritratto in cui l’autore si era sottoscritto con i suoi animali, un dipinto destinato a proporre al visitatore l’intero ciclo e in grado di suggerire, se non il nome, almeno l’età giovanile dell’effigiato e il suo aspetto nordico”. A proposito della Sala del Grechetto, che fa parte appunto di Palazzo Sormani, così non potrà più chiamarsi, quando alcune tele che nel 2019 hanno fatto parte della mostra a Palazzo Reale vi torneranno dopo il restauro, riaprendo così lo spazio espositivo, ma con un nuovo nome.

G.G.

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