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Viadana, 17 anni dopo
Nassiriyah. Fabio Merlino scrive
all'amministrazione assente

Un velo grigio di amarezza per un uomo, Filippo Merlino, che prima di perire nell'Iraq devastato dalla guerra, era stato un servitore dello stato nella stazione dei Carabinieri di Viadana

VIADANA – Un velo grigio di amarezza, più pesante delle nuvole che oggi ingabbiano il cielo. E’ quello calato su Fabio Merlino, figlio del tenente Filippo Merlino, morto mentre serviva il suo paese nella strage di Nassiriyah il 12 novembre di 17 anni fa. Stamattina, nel cimitero di Viadana, si è tenuta la cerimonia a ricordo di tutti i militari caduti nelle missioni internazionali di pace. Presenti autorità militari e religiosi, assenti quelle politiche.

Un velo grigio di amarezza per un uomo, Filippo Merlino, che prima di perire nell’Iraq devastato dalla guerra, era stato un servitore dello stato nella stazione dei Carabinieri di Viadana. Ci si sarebbe aspettati il sindaco, o quantomeno un suo rappresentante. Fabio ha deciso di scrivere, in maniera garbata e gentile, proprio al sindaco Nicola Cavatorta. Una tirata d’orecchie per un dolore che, dopo 17 anni, ancora pulsa forte nel cuore. Questo il testo della lettera.

Egregio Sindaco Cavatorta,

Questa mattina presso il cimitero di Viadana alle ore 11 si è svolta nel pieno rispetto delle vigenti norme anti COVID la cerimonia di commemorazione nel ricordo dei caduti militari e civili nelle missioni internazionali di pace ed in particolare della strage di Nassiriyah dove come ben sa, è perito indossando la divisa dell’Arma anche un suo seppur adottivo concittadino, mio padre il Tenente Filippo Merlino.

Le scrivo queste poche righe per espdimerLe la mia più grande amarezza per non avere visto presente ne Lei ne nessuno della sua giunta in rappresentanza dell’amministrazione comunale, erano presenti le autorità militari e religiose che colgo l’occasione di ringraziare pubblicamente ma nessuna Autorità civile.

Vede non le ho scritto queste poche righe perché mi aspetto scuse o per sollevare polemiche specialmente in un giorno così particolare per me e la mia famiglia ma bensì per invitarLa a riflettere su quella che deve essere ed in questo caso non è stato così, la considerazione da parte dell’autorità civili verso chi ogni giorno serve il proprio Paese, sino all’estremo sacrificio.

Certo che comprenderà questo mio sfogo nella speranza di non averLa distolta dai numerosi impegni istituzionali che il suo incarico richiede Le porgo distinti saluti.

N.C.

 

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