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Baroni (FI): "Mercato
suinicolo al collasso
servono provvedimenti"

“Riconosco che la macchina è in moto ma non basta a salvaguardare la filiera” ha commentato in sede di replica la parlamentare azzurra

“Subito un tavolo ministeriale con tutti gli attori della filiera zootecnica per scongiurare il crollo dei prezzi di vendita”.

Questa la controproposta dell’on. Anna Lisa Baroni nel question time di oggi in Commissione Agricoltura, di fronte alle risposte interlocutorie del sottosegretario L’Abbate che – in rappresentanza del ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali – si è limitato a elencare le misure già inserite nei vari decreti (fondo emergenza, decontribuzioni, accesso al credito, ristori ancora da definire) rimandando a interventi futuri.

“Riconosco che la macchina è in moto ma non basta a salvaguardare la filiera” ha commentato in sede di replica la parlamentare azzurra, che sollecita provvedimenti adeguati e urgenti a sostegno del settore, in ginocchio a causa della pandemia e dei ritardi nell’azione di governo.

Il comparto suinicolo (25.000 aziende e un fatturato di 11 miliardi di euro), già ha subito pesantemente gli effetti delle misure di contenimento, perdendo il 25% del fatturato sia in termini di export che di accesso al canale Horeca. Le misure di novembre aggravano ulteriormente gli sbocchi commerciali delle aziende zootecniche, proprio nel momento in cui la peste suina africana (PSA) dall’Europa centrale si sta spostando verso l’Italia.

In assenza di vere misure di prevenzione (la normativa richiamata dal sottosegretario è, in questo senso, assolutamente inadeguata) si teme un grave contagio, causato dalla crescita fuori controllo della popolazione di cinghiali; il ministro, ai primi di novembre, ha annunciato provvedimenti che tuttavia sono ancora lettera morta.

Soprattutto, gli allevatori italiani prevedono la diminuzione dei prezzi di vendita ben al di sotto dei costi di produzione, provocata non solo dalle esportazioni sottocosto operate – proprio a causa della PSA – da Germania e altri Paesi UE, ma anche dall’utilizzo di etichettature non conformi sull’origine delle carni suine: pratica che il governo ha prorogato ulteriormente al 31.1.2021, in deroga al decreto MIPAAF di agosto.

“La situazione sta assumendo dimensioni drammatiche e, se non affrontata di petto con misure urgentissime, comporterà conseguenze disastrose per gli allevatori e l’intera filiera agroalimentare.

Il ministro convochi tutte le parti interessate per concertare il blocco del prezzo di vendita dei suinetti, dei suini da macello e delle carni. Il valore quotato alla borsa merci il 12 novembre permetterebbe agli allevatori di coprire almeno i costi di produzione, e ai macelli di non vendere in perdita a trasformatori e distribuzione.

Al di sotto di questo limite salta tutto” avverte Baroni che, per invertire la tendenza, avanza una serie di proposte operative: una politica più incisiva da concordare a livello europeo per contenere il numero dei cinghiali (alcuni Paesi hanno già fatto ricorso all’esercito) e lo stanziamento di maggiori risorse per la ricerca di un vaccino efficace contro la peste suina.

“Ma serve velocità nelle decisioni da prendere e nella loro concreta attuazione”.

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