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Il virus della Spagnola nel manifesto
tra Crema e Casalmaggiore:
i rimedi, 102 anni fa come oggi

Cambia l’italiano, cambiano in parte la terminologia e il lessico, che nel mentre si sono aggiornati, ma non cambiano i concetti: le dodici regole d’oro indicate nel manifesto, infatti, sono le stesse che usiamo adesso. Cent’anni dopo e con condizioni igienico-sanitarie decisamente migliori.

CASALMAGGIORE/CREMA – Cento anni, anzi centodue anni dopo, poco è cambiato. Cambia il nome della pandemia, certo, perché dalla Spagnola si è passati al Covid, ma le modalità per sconfiggere il virus sono sempre le stesse. Lo scopriamo da un’analisi storica, da immagini in bianco e nero girate nel mondo da quelle che erano alcune tra le prime telecamere, e anche da un documento che la Pro Loco di Crema ha trovato nel proprio archivio, facendolo poi girare mediante una newsletter. Un giro completo della provincia cremonese, se è vero che il manifesto firmato dal Dipartimento Cantonale Igiene e Lavoro – Servizio d’Igiene, come viene precisato, è stato poi pubblicato sui social da un casalese, Franco Manfredi, appassionato da sempre di arte e in questo caso di storia e che ha ricevuto il cimelio in formato digitale dalla Biblioteca di Casalmaggiore. Da Crema a Casalmaggiore, dunque, e del resto se si parla di pandemia, oggi come allora, ha poco senso parlare di confini territoriali…

Il punto è che il manifesto col titolo a caratteri cubitali “Grippe”, una italianizzazione dello spagnolo “Gripe”, che sta per influenza, indica alcuni comportamenti da tenere per evitare il contagio. Risalente al 1918 il manifesto è rimasto in voga fino al 1920, esattamente cento anni fa, quando dopo tre diverse ondate la Spagnola – 50 milioni di morti nel mondo e 500 milioni di casi – venne dichiarata sconfitta e superata. Ridurre la frequentazione delle osterie; evitare la frequentazione di teatri, cinematografi e ristoranti; recarsi al lavoro a piedi, evitare tram e ferrovie; limitare le relazioni se in casa si hanno ammalati; curare la pulizia personale in modo rigoroso; non sputare per strada; tralasciare l’abituale stretta di mano nel salutare; cambiare frequentemente i fazzoletti; arieggiare le abitazioni; rimanere in casa alla minima indisposizione; in caso di malattia passare un periodo sufficientemente lungo di convalescenza e infine un invito a diffidare da chi propone rimedi poco affidabili per tenere lontana l’epidemia.

Cambia l’italiano, cambiano in parte la terminologia e il lessico, che nel mentre si sono aggiornati, ma non cambiano i concetti: le dodici regole d’oro indicate nel manifesto, infatti, sono le stesse che usiamo adesso. Cent’anni dopo e con condizioni igienico-sanitarie decisamente migliori. Come a dire che la storia è circolare e, a volte, non serve inventare nulla: basta lasciarsi ispirare dal passato per limitare i danni ed evitare guai.

G.G.

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