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Se n'è andato Giacomo
Lavagnini, il "baffo" di Dosolo
e un grande artista del legno

Da alcuni anni era ospite presso la casa di riposo di Villastrada. Ma finché la salute glielo ha permesso, Giacomo è sempre stato attivo nella sua bottega di falegnameria del paese: aveva appreso l’arte dai Salesiani a Bologna.

DOSOLO – Un artista, senza dubbio, esperto nell’intaglio e nella lavorazione del legno come pochi. Per qualcuno un “vecchio compagno comunista”, per altri un “mangiapreti”, come affettuosamente lo avevano ribattezzato. Di certo una figura cardine, con quei due baffi stagliati e incorniciare il viso, nella storia recente di Dosolo: si è spento nelle scorse ore Giacomo Lavagnini, classe 1937. Da alcuni anni era ospite presso la casa di riposo di Villastrada. Ma finché la salute glielo ha permesso, Giacomo è sempre stato attivo nella sua bottega di falegnameria del paese: aveva appreso l’arte dai Salesiani a Bologna “e forse per questo poi ha avuto il rigetto per la classe sacerdotale – scherza con un po’ di nostalgia Vincenzo Madeo, ex sindaco di Dosolo e in questo caso vicino di casa, oltre che medico di famiglia per 33 anni di Lavagnini -. Mi piaceva farlo arrabbiare bonariamente: politicamente eravamo agli antipodi, ma c’era grande rispetto e amicizia tra di noi. Ancora a casa ho un tavolino in legno da lui lavorato, che considero un autentico capolavoro”. Giacomo Lavagnini, che non era sposato e non aveva figli, lascia il fratello Cesare e una nipote.

G.G.

 

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