Cronaca
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Covid e anziani in uno spaccato di provincia. "L'è tame eser bele mort"

E' solo una constatazione e l'invito a guardare gli anziani con quella benevolenza e quel rispetto a loro dovuto. Il Covid esiste, ed esistono loro. Che ciondolano in casa qualche volta soli

SCANDOLARA RAVARA – Più tempo alle spalle, di quello che resta davanti e la difficoltà di restare fermi. In una casa vuota, magari densa di ricordi e di silenzi. La vita di tanti anziani è fatta di quotidianità. Il caffé al bar, la partita a carte, il giro al cimitero, quattro chiacchiere su una panchina. Li vedi camminare affiancati ai muri delle vie di paese, con il loro ritmo o seduti, da soli, a guardare la strada. Li senti e li percepisci, refrattari alle regole che cercano di seguire e poi lo fanno alla loro maniera, inconsapevoli di quel che può essere la violenza di un virus o consapevoli che, in fondo, il già vissuto è sufficente per non preoccuparsi di che ne sarà domani.

Ieri, un post di Camilla Sarzi sul suo profilo facebook, ci ha fatto provare tenerezza. Un piccolo spaccato di vita, uno scambio di battute indicativo, che lei ha vissuto per caso. La vita di paese, quella che il Covid ha ridisegnato.

Sono stata a bere il caffè davanti a uno dei pochi bar che fa asporto – scrive Camilla – mentre aspetto in coda due amici su con l’età parlottano dietro di me, me li immagino in tempi migliori a ritrovarsi a giocare a carte assieme al bar…

“E te cusa fet tut al de in ca da par te?”
“Cat, cusa vot mai, pinduli”
“Che do bali eh?”
“Se, l’è tame eser bele mort”

Mi hanno fatto molta tenerezza, poveri…“.

Nel primo lockdown furono soprattutto loro, gli anziani, a cercare di non rimanere soli. C’era una signora molto avanti con gli anni, a Casalmaggiore, che viveva sola e tutti i giorni, stesso orario, usciva di casa, percorreva gli stessi 500 metri che la separavano dalla farmacia e li entrava, dopo aver fatto la fila. Non sempre aveva qualcosa da prendere, ma era quello un modo per sentirsi viva. O l’uomo che seduto sul gradino del bar chiuso, sembrava perduto nei suoi pensieri cercando forse visi conosciuti che non arrivavano mai.

Ci furono allora polemiche per quelle – trasgressioni – che sapevano di rivolta. Erano rivolta, contro quel sentirsi come ‘già morti’ ancor prima di esserlo davvero. Quando pensi di avere ancora tempo è difficile attendere, ma lo fai con la speranza di un domani diverso. Quando il tempo resta poco, e non sai quanti domani puoi ancora pronunciare, resti aggrappato più forte alla tua quotidianità. Perché vuoi vivere come sempre e della morte poi sai già che non è troppo distante.

Questo spaccato di vita non vuole essere una polemica contro le restrizioni imposte dal Covid o contro le regole, ne è la negazione dell’esistenza di un nemico subdolo che va combattuto. E’ solo una constatazione e l’invito a guardare gli anziani con quella benevolenza e quel rispetto a loro dovuto. Il Covid esiste, ed esistono loro. Che ciondolano in casa qualche volta soli, che escono quando non ne possono più e non importa l’ora, che ne hanno le scatole piene della reclusione forzata, che non stanno fermi perché lo stare fermi, chiusi in casa, è come essere già morti ancor prima di aver esalato l’ultimo respiro.

E’ solo un modo di comprendere e di comprenderli. Con tenerezza, ed un piccolo sorriso.

Nazzareno Condina

 

 

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