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Il DPCM e la stretta sui canottieri:
"Non invadano il territorio
emiliano". Ma sul Po è difficile...

“L’altro punto poco chiaro - spiega Paolo Antonini, presidente degli Amici del Po - è l’opportunità di allenarsi lasciata in esclusiva ai soli agonisti: non è giusto che il podista amatoriale possa fare sport all’interno del comune e il canottiere, se non di interesse nazionale, non possa". GUARDA IL SERVIZIO TG DI CREMONA 1 DEL 25 NOVEMBRE

Controlli più severi. E non solo sulle strade: anzi, il punto sta proprio qui e torna in auge una questione ormai annosa di competenze, di spazi, di geografia e naturalmente di confini. Il fiume Po non è un’autostrada, e l’acqua non è facile da dividere così come la terraferma. Di problemi di questo genere, in epoca Covid e in una provincia come quella cremonese che vive a metà tra regioni contrassegnate da un diverso colore – dunque da diversa severità nell’applicazione del lockdown – come Lombardia ed Emilia Romagna, ci eravamo occupati già in passato, quando si erano trovate in difficoltà addirittura le Guardie Ittiche operanti nel Casalasco.

Stavolta dovranno invece fare attenzione gli sportivi del canottaggio, che tra Cremona e Casalmaggiore è uno sport molto praticato: quella che è giunta come un monito è la lettera della Polizia Locale di Cremona indirizzata al presidente delle società canottieri di tutta la provincia cremonese, comprendendo dunque anche gli Amici del Po e l’Eridanea di Casalmaggiore, Maurilio Segalini. Due sono le indicazioni, entrambe contestate dal mondo del canottaggio: da un lato il fatto che possono allenarsi e, come si dice in gergo, scendere a Po, soltanto atleti di interesse nazionale e agonisti, dunque di livello molto alto; dall’altro la necessità per questi atleti di non invadere i confini regionali emiliani, dunque di rimanere in Lombardia, per non contravvenire al DPCM.

Quest’ultima richiesta è molto difficile da ottemperare: i confini del Po, in particolare a Cremona città, sono difficili da tenere sotto controllo specie nei punti in cui la sponda piacentina risulta molto vicina. Vi è inoltre un caso limite, quello della Canottieri Flora, che tecnicamente ha il proprio pontile in territorio emiliano e dunque, stando al Decreto e alla circolare, non potrebbe nemmeno scendere in acqua con i propri atleti. Ora si è cercato di modificare, usando il buon senso, quella parte di normativa, parlando più semplicemente di sponda sinistra del fiume da tenere per tutti gli atleti che scendono in acqua.

“A Casalmaggiore – spiega Marzio Azzoni, presidente della Canottieri Eridanea – non ci sono molti problemi se si rema verso Martignana di Po, per un tratto di 4-5 km che è tutto cremonese, mentre spostandosi verso lo spiaggione di Fossacaprara il confine emiliano è molto vicino. Un atleta peraltro, mentre si allena, è molto concentrato sul gesto tecnico ed è arduo mantenere la freddezza richiesta per mantenersi entro i confini richiesti, essendo gli stessi labili. E poi, venendo all’atto pratico, allenarsi sforando per qualche metro in Emilia espone forse a un rischio di contagio maggiore?”.

Senza dimenticare come il Po, quando magari va in secca, possa cambiare i propri “confini”, con gli spiaggioni che emergono e dunque spostano di fatto la sponda. “L’altro punto poco chiaro – spiega Paolo Antonini, presidente degli Amici del Po – è l’opportunità di allenarsi lasciata in esclusiva ai soli agonisti: non è giusto che il podista o ciclista amatoriale possa fare sport all’interno del proprio comune e il canottiere, se non di interesse nazionale, non possa allenarsi. Si parla pur sempre di sport individuali”.

Giovanni Gardani

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