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Intorno al Po il presepio
della speranza e della
solidarietà di Eriberto Gobbi

Eri, come lo chiamano gli amici, è uno di quelli che non mollano mai, guardando sempre avanti, con le maniche perennemente rimboccate e le mani, nei cui nervi scorre l’arte del legno, pronte a darsi da fare

VIDALENZO (PR) – Intorno al fiume ci sono tante piccole e grandi storie che compongono quella magica vicenda che, giorno dopo giorno, si dipana tra le nebbie e le gelate invernali, e le afe estive.

C’è un borgo, agli estremi confini del Parmense, Vidalenzo, dove se ti volti da una parte vedi il Piacentino, dall’altra la Lombardia e, se devi andare a prendere il pane, c’è da attraversare un ponticello pedonale, fatto a misura d’uomo, che ti porta in una bottega d’altri tempi e ti ritrovi, quasi inconsapevolmente, dopo aver compiuto pochi passi, non solo in un altro Comune, ma addirittura in un’altra provincia. Cosa, che, di questi tempi in cui vigono restrizioni e divieti, potrebbe anche avere il suo peso.

Un forno dove il tempo si è fermato, in cui trovare pane e pizze, focacce e tortelli d’altri tempi, preparati e curati da mani sapienti che hanno attinto, abbondantemente, dagli antichi saperi dei nostri nonni. Uno di quei luoghi in cui, una volta andato, sei destinato a tornare. A pochi passi, all’ombra del poderoso campanile, un camposanto che, tra gli altri, veder riposare il sommo tenore Carlo Bergonzi e i genitori di quel Giuseppe Verdi che, con la sua opera immortale, continua a portare, anche da Lassù, le nostre terre in tutto il mondo.

Poi ci sono quelle persone che, in silenzio, vivono e fanno vivere questa terra. Uno di loro è, senza dubbio, Eriberto Gobbi. Un Uomo di quelli con la “U” maiuscola; che specie di questi tempi, ha tanto da insegnare con la sua esperienza di vita. In più di una occasione la fortuna non è certo stata dalla sua parte. Un incidente, ormai molti anni fa, gli ha portato via l’uso delle gambe. Nel tempo, poi, altre sfortune si sono ricordate di lui. Che, sotto i baffi di uomo tenace e sanguigno della Bassa, riesce sempre a guardare avanti, tutto d’un pezzo, con tutta la sua granitica forza. Un Uomo di quelli che non amano fare chiasso, non desidera apparire; parla quel tanto che basta e, quando lo fa, usa vagoni di saggezza e di sapienza. Pronto, da sempre, a lottare, con ragione, per i diritti di chi, come lui, deve muoversi su una carrozzina.

Per Natale, da anni, fa un regalo speciale al suo paese: un presepio monumentale, di anno in anno sempre più grande, esposto nel “cuore” del borgo, a due passi dalla chiesa e dall’ultimo arrivato in ordine di tempo: il monastero dei benedettini olivetani il cui nome, “Custodi del Divino Amore” è un sublime condensato di speranza.

Quella speranza che trionfa e si esalta nel presepio che Eriberto ha realizzato, interamente con le sue mani. Non solo, e non tanto, per gli spettacolari giochi di movimenti e di luci, ma per quello che, ad una occhiata più attenta, non può sfuggire. La presenza dei sofferenti accanto alla Natività: dai personaggi in carrozzina a quelli con la stampella. Sono loro i protagonisti del presepio, da sempre. Quest’anno ancora di più, perché capaci di invitare, più che mai, a non scordarsi, in questi giorni di festa, di coloro che soffrono, patiscono le pene della malattia o sono soli.

La Natività risplende in modo particolare per loro, e loro la impreziosiscono. Un presepio capace di mettere d’accordo tutti, credenti e non. Perchè non basta definirlo un’opera d’arte. Dovrebbe restare ben oltre i giorni delle feste; perché in ogni tempo dell’anno sia in grado di tenere vivi e svegli quegli ingredienti di speranza e solidarietà che, in questo tempo difficile, si rendono vitali per vivere, con coraggio, il tragico momento che si sta attraversando.

Eri, come lo chiamano gli amici, è uno di quelli che non mollano mai, guardando sempre avanti, con le maniche perennemente rimboccate e le mani, nei cui nervi scorre l’arte del legno, pronte a darsi da fare.

C’è una stella luminosa, in questo angolo di confine tra la Lombardia e l’Emilia, tra Parma, Piacenza e Cremona, che guida verso questo presepio del Po. Possa continuare ad illuminare, rafforzandolo, il cammino di ciascuno di noi, verso la meta di un domani diverso e migliore: per tutti.

Paolo Panni – Eremita del Po

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