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Domenica 27 V-Day
in Europa: tutto
pronto anche a Cremona

Dopo il V-Day, la vera e propria campagna vaccinale, prenderà il via dai primi di gennaio, e sarà rivolta al personale Asst e medico/sanitario che ha dato disponibilità, sebbene ancora non sia noto il numero complessivo

Sono arrivate ieri, 25 dicembre, a Roma le dosi di vaccino Pfizer contro il covid-19. In queste ore si sta svolgendo la distribuzione in tutto il Paese, negli ospedali designati quali hub di stoccaggio. Tra questi anche le strutture sanitarie di Cremona e Crema. Domani si terrà il V-Day in tutta Europa, anche nel nostro capoluogo. Come comunicato dall’Ats e dalle Asst, alle 15.00, 50 operatori sanitari di Cremona e 10 di Crema (di Pronto Soccorso, Rianimazione, Pneumologia e MAU)  saranno sottoposti alla profilassi. Ancora non disponibile il numero degli operatori che saranno coinvolti dall’ospedale Oglio Po.

Dopo il V-Day, la vera e propria campagna vaccinale, prenderà il via dai primi di gennaio, e sarà rivolta al personale Asst e medico/sanitario che ha dato disponibilità, sebbene ancora non sia noto il numero complessivo. Questa fase durerà circa due mesi, quindi si partirà coi vaccini al resto della popolazione.

L’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) che ha autorizzato lo scorso 22 dicembre ha autorizzato l’immissione in commercio del vaccino anti COVID-19 Comirnaty, sviluppato da BioNTech e Pfizer, ha reso noto che il vaccino in questione “non contiene il virus e non può provocare la malattia” ed è destinato ai soggetti di età “pari o superiore a 16 anni”. Il vaccino viene somministrato in due iniezioni, solitamente nel muscolo della parte superiore del braccio, a distanza di almeno 21 giorni l’una dall’altra. La versione ‘Comirnaty’ “non introduce nelle cellule di chi si vaccina il virus vero e proprio, ma solo l’informazione genetica che serve alla cellula per costruire copie della proteina Spike. Se, in un momento successivo, la persona vaccinata dovesse entrare nuovamente in contatto con il SARS-CoV-2, il suo sistema immunitario riconoscerà il virus e sarà pronto a combatterlo”. L’mRNA (materiale genetico che contiene le istruzioni per la sintesi di nuove proteine, ndr) del vaccino non resta nell’organismo ma si degrada poco dopo la vaccinazione.

Per quanto riguarda la sicurezza e l’efficacia, l’AIFA assicura che “non è stata saltata nessuna delle regolari fasi di verifica dell’efficacia e della sicurezza del vaccino” e che le due somministrazioni “possono impedire al 95% degli adulti dai 16 anni in poi di sviluppare la malattia COVID-19 con risultati sostanzialmente omogenei per classi di età, genere ed etnie”. Il “95% di riduzione si referisce alla differenza tra i 162 casi che si sono avuti nel gruppo degli oltre 18mila che hanno ricevuto il placebo e i soli 8 casi che si sono avuti negli oltre 18mila che hanno ricevuto il vaccino”. L’efficacia è stata dimostrata dopo una settimana dalla seconda dose, anche se la durata della protezione “non è ancora definita con certezza perché il periodo di osservazione è stato necessariamente di pochi mesi, ma le conoscenze sugli altri tipi di coronavirus indicano che la protezione dovrebbe essere di almeno 9-12 mesi”. Non contendendo “virus interi o vivi, il vaccino non può causare malattie”. Infine, è necessario più tempo per ottenere “dati significativi per dimostrare se i vaccinati si possono infettare in modo asintomatico e contagiare altre persone”, ma, sebbene “sia plausibile che la vaccinazione protegga dall’infezione”, i vaccinati e le persone che sono in contatto con loro devono continuare ad adottare le misure di protezione anti COVID-19. Coloro che hanno avuto una diagnosi di positività a COVID-19 non necessitano di una vaccinazione nella prima fase della campagna vaccinale, mentre potrebbe essere considerata quando si otterranno dati sulla durata della protezione immunitaria.

ab-mt

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