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Filippo Bongiovanni ritorna
sulla questione rete Gas:
"La nostra fu la scelta giusta"

"Qualcuno a Casalmaggiore - ha scritto il primo cittadino - pensava e sosteneva che non sarebbe accaduto nulla con il lodo gas, non ci credeva. Invece sarebbe finita così"

CASALMAGGIORE – Fu vera gloria? Per il primo cittadino Filippo Bongiovanni certamente sì, ma il giudizio positivo era già stato espresso allora. Casalmaggiore, tra la possibilità di impugnare il lodo in tribunale (con esito negativo quasi scontato) e quello di trovare un accordo decise per la seconda strada. La vicina Viadana scelse una strada diversa.

Il Comune di Casalmaggiore avrebbe dovuto pagare per il riscatto della rete alla Società 2i Rete Gas SPA. Bongiovanni scelse la via della mediazione. Perse, sino al 2023, la Rete del Gas ma evitò l’impugnazione del lodo ed il pagamento entro 90 giorni di 5.500.000 euro, con conseguenze catastrofiche per il comune e per i bilanci degli anni a venire. Una soluzione per la quale l’amministrazione aveva lavorato parecchio, ottenendo tutto quel che avrebbe potuto ottenere e soprattutto evitando strade giudiziali dagli esiti piuttosto incerti, anche considerando le forze in campo.

Nel Consiglio del dicembre di 2 anni fa era stato lo stesso sindaco Filippo Bongiovanni a ricostruire la vicenda, conclusasi in maniera positiva – per quanto era possibile -grazie alla mediazione. Quella decisione di allora è rinforzata adesso dai 15 milioni che il comune di Viadana dovrà pagare per non essere sceso a compromessi.

“Una vicenda intricata – aveva spiegato allora – che aveva rischiato di mettere a repentaglio la normale attività del comune. La rete gas a Casalmaggiore comincia ad essere costruita nel 1972, con un affidamento diretto alla Casalasca Gas Metano che era la proprietaria, e il gestore poi negli anni a venire degli impianti. Nel 1998 si stipula un nuovo contratto in cui si riconosce il rapporto concessorio sino al 31 12 2024 quindi si dà una scadenza del rapporto concessorio con il riscatto gratuito delle reti per il comune. Nel 1998 quindi gestisce ancora Casalasca Gas Metano, che poi diventa Tuga Padana e poi diventa E-On. Cambia nome ma è sempre lo stesso identico gestore. Affidamento diretto sino al 2009.

Nel 2006 si stipula un contratto integrativo a quello del 1998 sulla base di una nuova legge che era il decreto Letta del 2000 che prevede l’obbligo di gara sul servizio e non l’affidamento diretto come prima. Lì si stabilisce la scadenza del rapporto concessorio al 31 12 2013, quindi si anticipa dal 2024 al 2013 come la legge imponeva e però nel contratto integrativo si scrive che al termine della concessione l’indennizzo spettante alla concessionaria per tutte le opere eseguite durante il rapporto concessorio dovrà essere determinato unicamente facendo riferimento ai criteri di valutazione di cui si parla all’articolo 24 del regio decreto del 1925. L’indennizzo verrà posto a carico del nuovo gestore posto in essere mediante gara ai sensi del decreto Letta senza alcun onere per il comune. Questo è il contratto integrativo del 2006.

Con quel regio decreto si stabilisce che il riscatto verrà stabilito sul valore residuo degli impianti. Ricordiamo che la rete viene costruita dal 1972 e che la vita media degli impianti viene calcolata in 60 anni. Nel settembre del 2009 il comune decide di anticipare la scadenza del 2013 al 31 dicembre 2009. Perché questo? Per anticipare l’uscita di un decreto ministeriale che avrebbe stabilito degli ambiti territoriali minimi nei quali avrebbe dovuto svolgersi la gara, potendo così il comune ancora svolgere una gara in proprio.

Il decreto è poi uscito nel 2011 e Casalmaggiore è stato posta nell’ambito Cremona 3. Il comune poi nel novembre del 2009 si mette daccordo con altri 7 comuni ed indice una gara per l’individuazione del nuovo concessionario. Bando che si svolge nel 2010. Nel bando non è previsto l’onere per il gestore entrante di rimborsare il gestore uscente e il comune sceglie di farsi carico di riscattare in proprio la rete per divenirne proprietario. Il vincitore del bando è lo stesso della precedente gestione. Gestore entrante e gestore uscente vanno a coincidere.

Alla data di consegna degli impianti e di concessione del servizio che durava 12 anni, il comune e 2i Rete Gas non raggiungono l’accordo sul valore delle reti realizzate sino a quel momento. Siamo al 6 dicembre 2011. Il gestore chiede il rimborso del valore delle reti, ma non c’è accordo sul valore del rimborso.

I consulenti del comune avevano stimato un rimborso che oscillava tra i 600 mila euro e i 2 milioni massimo. 2i Rete Gas stimava a 7.600.000 il valore del riscatto. Una differenza di 6 milioni di euro circa. Senza accordo il gestore fa valere la clausola compromissoria prevista nel 2007 e comincia dunque un arbitrato per stabilire il valore della rete. Arbitrato che dura un po’.

La consulenza tecnica d’ufficio confermata dai tre arbitri che hanno deciso su questa controversia ed emesso il lodo il 19 luglio 2016 hanno stimato gli impianti ad un valore di 5.327.000 euro, oltre ad interessi per 130 mila euro. Siamo dunque alla somma di 5 milioni e mezzo di euro da pagare per il comune. Con un lodo arbitrale che è come una sentenza, anzi per certi versi più gravosa e meno impugnabile di una sentenza.

Inutile dire che dover aprire un mutuo per pagare quella cifra avrebbe conseguenze devastanti sul bilancio comunale. Intanto impedirebbe il pareggio di bilancio nel 2017 con conseguenti gravi sanzioni e tagli di risorse dallo stato, tagli che non ci avrebbero consentito di erogare alcuni servizi e di garantire alcuni servizi che per noi oggi sono essenziali.

Ciò avrebbe comportato poi un ulteriore divieto di indebitarci, perché quasi tutta la nostra quota di possibile indebitamento andrebbe lì. Questo debito avrebbe gravato sulle amministrazioni, almeno tre oltre alla mia e avevo ritenuto che non avremmo potuto permettercelo.

Ho cercato informazioni, dentro e fuori dall’ente, e devo dire che non ne ho trovate di completamente esaustive. Il sottoscritto, che è anche avvocato nella vita, ha passato dei mesi sui faldoni della causa a studiarla, da cima a fondo. Devo ringraziare la dottoressa Di Nardo che è piuttosto esperta su questi casi avendo visto nel bresciano altri comuni con problemi simili.

Con 2i Rete Gas, anzichè intrattenere rapporti litigiosi è incominciato un dialogo per capire se vi sarebbero stati margini di mediazione. All’inizio non vi furono perché le parti erano troppo distanti però abbiamo aperto un canale per incontrarci e poi dopo il lodo per cercare di trovare una soluzione.

Le trattative dopo il lodo sono iniziate a luglio e si sono concluse a novembre ed hanno coinvolto, oltre a me e alla dottoressa Di Nardo, l’avvocato Salvadori di Brescia. Tutti i pareri raccolti, legali e tecnici, ci hanno confermato la bontà della soluzione che abbiamo trovato.

In cosa consiste la transazione? La prima parte è un impegno reciproco tra noi e Rete Gas a non impugnare il lodo in corte d’appello. Anche Rete Gas avrebbe potuto impugnarlo per chiedere di più. Per chi conosce la materia giuridica si sa però che un lodo è impugnabile solo per questioni marginali o formali.

Avremmo dunque potuto impugnarla anche noi per tirarla lunga, ma avremmo speso altri soldi in cause ed avvocati e sinceramente vedendo poi tutti i lodi finiti in corte d’appello avremmo avuto meno dell’1% di possibilità di ribaltare il lodo. Parere confermato anche dal nostro avvocato e dallo studio Lotar che abbiamo coinvolto come massimi esperti in materia.

Quindi abbiamo deciso di non impugnare il lodo anche perché non era detto che il pagamento sarebbe stato sospeso. Il giudice avrebbe potuto decidere che intanto si pagava il lodo e poi sarebbe andata avanti la questione. Inoltre Rete Gas si è impegnata a non mettere in esecuzione il lodo.

Oggi, se 2i Rete Gas che ha il coltello dalla parte del manico dice ‘Comune, ti notifico il lodo’ tu entro 90 giorni devi pagare i 5.500.000 euro. La transazione prevede però che non riscatteremo la rete. 2i Rete Gas che è gestore uscente ed entrante può avere interesse a rimanerne proprietaria.

Non è vietato e quindi il gestore può rimanere proprietario delle reti. Cosa comporta? In primis non dovremo pagare i 5 milioni e mezzo per il riscatto. Le reti sono di 2i Rete Gas attenzione sino al 6 dicembre 2011, si regolano i rapporti tra il 1972 e il 2011. Tra il 2011 e il 2023, durata del contratto, i rapporti non sono regolati da questa transazione ma sono regolati dal contratto stipulato dopo la gara del 2010.

Chiaramente rimanendo 2i Rete Gas proprietaria delle reti però avendo dato a noi la disponibilità degli impianti sulla nuova gara dobbiamo dare noi a loro un importo che è stato calcolato. Stando fermi i 340 mila euro l’anno che percepiamo sino al 2023, il comune dovrà corrispondere a 2i Rete Gas il 4,5% del valore degli impianti, che corrisponde a 240 mila euro annui. Se moltiplichiamo il pattuito per i 12 anni, fa 2 milioni e 886 mila euro.

Il valore è coperto dai 340 mila euro che percepiamo dal 2011 e percepiremo sino al 2023. Con questa soluzione il comune incasserà nei 12 anni, 1.200.000 euro.

Il comune avrebbe pure potuto riscattare la rete per i 5 milioni e mezzo del lodo e poi rivenderla in una gara d’ambito, ma la legge non consente di farlo per i comuni a Valore industriale residuo come consente ai privati, ma a un valore RAB, che è un valore tariffario che oggi per il comune è stabilito per legge dall’autorità garante e senza possibilità di trattativa che corrisponde a 2.287.000 euro.

Posso dire che questa transazione mette a riparo il comune anche per le future generazioni, ci consente nell’immediato di non dovere alzare le tasse e di poter affrontare certamente dovendo risparmiare e fare qualche sacrificio ancora tutti insieme, però potremo affrontare in modo sereno tutti i futuri investimenti che la comunità si aspetta”.

Ieri è stato lo stesso Filippo Bongiovanni a ricordare quella vicenda e a rivendicare un diverso approccio alla questione da parte della sua amministrazione.

“Qualcuno a Casalmaggiore – ha scritto il primo cittadino – pensava e sosteneva che non sarebbe accaduto nulla con il lodo gas, non ci credeva. Invece sarebbe finita così. (come a Viadana, ndr) Con costose sconfitte legali e pignoramenti dei conti, per poi dover pagare tutto, senza la transazione che ho portato avanti e chiuso con 2irete gas tenendo indenni i conti del Comune”.

Nicola Cavatorta poi, in tarda serata ha chiarito che la cifra di 15 milioni di euro fatta circolare restava fuorviante, se non spiegata bene. “La cifra non spiegata – sottolinea il primo cittadino di Viadana in risposta indiretta al sindaco di Casalmaggiore – trae in inganno in quanto può far credere che il comune di Viadana debba pagare 15 milioni di €. Non è cosi in quanto è vero che a noi è pervenuta fattura da Italgas di quell’importo, ma viene omesso nel testo che il comune ha emesso fattura a Italgas per più di 10.600.000 € per il riscatto della rete. Il pagamento avverrà al netto e quindi 3.300.000 € più IVA allo stato. Tengo inoltre a precisare che a seguito delle vicende, Italgas ha ridotto di quasi 2 milioni di € le pretese nei confronti del comune passando da una richiesta di quasi 5,3 milioni di € del maggio 2019 a quella odierna (3,3). Questo per correttezza”.

Quale è stata la strada migliore? Casalmaggiore ha passato in maniera ‘soft’ la questione. A Viadana resta pur sempre da pagare una cifra non irrisoria. Che non è 15 milioni, ma che resta comunque una somma importante per le casse di un comune.

N.C.

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