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Casalmaggiore, chiude l'edicola
della piazza: 60 anni dopo saluta
un pezzo di storia della città

Graziella Contini, ora meritatamente in pensione, ha provato a cederla a qualche commerciante di buona volontà, senza ottenere risposte. Del resto iniziare a lavorare alle 4 di mattina (i giornali, in genere, arrivano alle 4.30) e fino alle 19.30-20, con pochissimi giorni di sosta, dato che le edicole sono spesso aperte anche la domenica, è tutto fuorché semplice.

CASALMAGGIORE – Ha abbassato la saracinesca 60 anni dopo la sua apertura. Pur non avendo mai ottenuto da Regione Lombardia il titolo di “Attività storica”, l’edicola di piazza Garibaldi a Casalmaggiore – di fianco al Bar Centrale e alla sede della Pro Loco – di diritto rientra nel novero degli esercizi che hanno accompagnato giorno per giorno i casalesi, vedendoli crescere e facendo crescere, come devono fare i giornali e i media, pure l’opinione pubblica. Perché non è mai una targa a raccontare un’epopea. Inaugurata nell’estate 1961, l’edicola della titolare Maria Cortellazzi, negli ultimi anni aiutata dalla figlia Graziella Contini, ha chiuso con la fine del 2020. E ha una storia particolarissima alle spalle. Inizialmente realizzata in mattoni e in pietra, infatti, nel 1964 l’edicola venne ricostruita in ferro e alluminio, dopo essere stata pesantemente danneggiata da una corriera in manovra (le corriere, un tempo, giungevano proprio in piazza Garibaldi come “punto di ritrovo”). Vent’anni dopo, nel 1984, l’edicola di piazza Garibaldi ha subìto una nuova ristrutturazione, che le ha dato l’aspetto che tutti noi oggi conosciamo.

“Il centro si spopola – spiega Giangiacomo Contini, fratello di Graziella – e purtroppo l’arrivo di tanti centri commerciali sulle arterie stradali periferiche portano alla desertificazione della piazza, che un tempo era il vero fulcro commerciale della città. Ricordo che a metà anni ’90, durante una riunione dei commercianti, dissi chiaramente che chi lavorava in piazza prima o poi avrebbe dovuto fare i bagagli: stava arrivando il nuovo centro commerciale, e non è stato l’unico. Da qualche tempo, inoltre, i giornali si vendono con la grande distribuzione, dunque per noi è stato un colpo di grazia. Venticinque anni dopo quella mia profezia è capitato a noi di dover chiudere, ma altri negozianti storici ci hanno preceduti”. La licenza è stata riconsegnata nelle mani del comune di Casalmaggiore: Graziella Contini, da quest’anno meritatamente in pensione, ha provato a cederla a qualche commerciante di buona volontà, senza ottenere risposte. Del resto iniziare a lavorare alle 4 di mattina (i giornali, in genere, arrivano alle 4.30) e fino alle 19.30-20, con pochissimi giorni di sosta, dato che le edicole sono spesso aperte anche la domenica e nelle mattine dei principali festivi, è tutto fuorché semplice.

All’edicola della piazza ha dedicato un pensiero ispirato su Facebook Giuseppe Boles, che abita in via Cavour a due passi dal centro. “Esistono storie che s’impregnano di ricordi, figlie di un tempo talmente lungo che sembrano esserci da sempre. E come ci si affeziona alle persone così non mancano occasioni per abituarci agli oggetti. Piccoli e grandi, al punto da contenervi anche chi quel cubo di metallo ricolmo di carta lo ha reso vivo fino all’ultimo. Se un virus come il COVID ci ho tolto il respiro dai polmoni, per me che vivo in Piazza Garibaldi da quasi mezzo secolo la chiusura definitiva dell’Edicola (sì, con la E maiuscola e l’articolo determinativo) ha tolto non solo un pezzo di storia ma s’è portata via pure un pezzo di noi. Noi che la mattina andando al Bar Centrale, alzavamo il braccio per salutare il profilo di una donna custode di quel piccolo regno sempre più carico di gadget e meno di giornali, pur di resistere alle nuove richieste del mercato. Nonostante il freddo, la nebbia, il ghiaccio per non dire gelicidio (sì, pure quello l’ha colpita e con lei decine e decine di avventori mattutini che quel giorno maledetto si sono ritrovati, me compreso, a terra imprecando contro tutto e tutti) LEI era lì, a consegnare l’ennesimo giornale. E quando dico “LEI” intendo quel piccolo ecosistema fatto di persone, carta e metallo perché sarebbe impossibile immaginarne uno senza l’altro. Senza alcun avviso ha deciso di togliere il disturbo, quasi per non abituarci all’assenza ancora in sua presenza. Lo ha fatto con lo stile di chi il tempo lo ha vissuto guardando in faccia ognuno di noi, ma per non mostrare lacrime ha preferito darci le spalle con silenziosa delicatezza”.

Giovanni Gardani

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