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Bozzolo, Sara Malagola
e il vaccino: "Ora
abbiamo l'armatura"

In un anno ho vissuto con tanti Benito, ma anche con Giuseppe e Giovanna che si guardavano mentre lei veniva intubata e lui ormai faticava a respirare. Se ne sono andati a distanza di pochi giorni

BOZZOLO – La profondità e quella forza di continuare a combattere una battaglia con ancora più determinazione adesso, che c’è un’armatura. L’armatura è il vaccino e lei è la dottoressa Sara Malagola. Ha visto gente morire, altri ancora lottare ed altri che lo stanno facendo tutt’ora. Una cosa ha unito tutte le esperienze: che la vita va vissuta e tenuta stretta con le unghie e con i denti sino all’ultimo istante. Chapeau, dottoressa Malagola.

Ieri la dottoressa ha ricevuto la prima dose di vaccino: ha voluto scriverne, con passione e un poco d’ottimismo.

Oggi – scrive – ho salutato Benito con la consueta carezza degli ultimi 34 giorni. Sulla testa pelata, che sembra una prerogativa del nome. Un calvario quello che lui ha affrontato con la forza di un Leone sebbene nel letto non avesse la forza nemmeno di alzare un polso. Ha uno sguardo dolce e fiducioso, di quelli che quando ci finisci dentro stringi un patto di resistenza. Il nostro patto lo abbiamo siglato con un “Dai, dai Benito”, perché soprattutto noi abbiamo bisogno della loro forza. Uscendo dal reparto piangeva per la gioia, per la gratitudine, per la fortuna, per la Vita. Mi ha detto che “bisogna starci attaccati alla Vita”. Al gà Rasón.

In un anno ho vissuto con tanti Benito, ma anche con Giuseppe e Giovanna che si guardavano mentre lei veniva intubata e lui ormai faticava a respirare. Se ne sono andati a distanza di pochi giorni.

Un anno così sembra una vita e in quegli attimi tu ci lasci un pezzo della tua, lasci un pezzo di te.

E oggi, quando ho ricevuto la prima dose del vaccino, è stato come respirare dopo una lunga apnea. Un anno fa ho messo giù la testa e ho deciso di non sentire la fatica e la paura. Oggi mi son concessa una lacrima per Benito, per Giovanna e per tutti noi.

L’intelligenza umana è il nostro miracolo: osare dove nessuno ha osato, studiare, capire la complessità, sbagliare e migliorare. Questo è il miracolo che si chiama scienza. Io ho scelto di praticare la scienza nella mia vita e nella mia professione: studio prima di fare, metto in dubbio prima di decidere, mi fido dell’evidenza.

Abbiamo combattuto una guerra a mani nude, ora finalmente abbiamo un’armatura: non è il momento di arretrare sul campo di battaglia. #vinciamonoi“.

N.C.

 

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