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Ilaria Sanfelici: "Il vaccino?
Dopo quello che abbiamo
vissuto, una passeggiata"

Una passeggiata. Ricorda ancora il periodo più buio e difficile, quello in cui il Covid ha fatto il suo ingresso nella Casa residenziale. Un prezzo alto quello pagato dalla struttura di Colorno

COLORNO – “Sto bene e sono serena. Dopo tutto quello che ho vissuto durante la prima ondata del Covid, fare il vaccino è stata una passeggiata”. Spera sul serio che questo sia l’inizio della fine. Ilaria Sanfelici è coordinatrice del CRA (Casa Residenza Anziani) San Mauro Abate di Colorno dell’Asp Ad Personam. 81 ospiti attualmente. Vaccinati 77, per 4 non si è proceduto col vaccino per le precarie condizioni fisiche. Per quanto riguarda il personale, ha aderito alla vaccinazione il 70% circa degli operatori della struttura.

Una passeggiata. Ricorda ancora il periodo più buio e difficile, quello in cui il Covid ha fatto il suo ingresso nella Casa residenziale, come in tante altre strutture simili. Un prezzo alto quello pagato dalla struttura di Colorno. 15 decessi, per Covid o in cui il Covid ha influito su ospiti pluripatologici. “E ci sono decessi che non rientrano in questa casistica, ma che per me rientrano comunque”. Anziani positivi e poi negativizzatisi ma che hanno poi accusato conseguenze anche dopo la guarigione “Sono conseguenze che non posso pensare non legate al Covid, anche se formalmente non entrano nella casistica. Ospiti che, seppur passato il virus, hanno smesso di mangiare, che hanno avuto un deperimento e decadimento repentino. Non possiamo legare direttamente la loro morte al virus, ma il mio pensiero è quello”.

Adesso il vaccino. A somministrarlo due squadre di operatori dell’Ufficio Igiene Pubblica ASL, due stanze allestite nella Casa Residenza per la somministrazione. Tutto è stato pensato in funzione degli ospiti. Tra 21 giorni la seconda dose. Forse una luce dopo tanta fatica “Abbiamo lavorato con tute protettive, visiere e mascherine sino a giugno e se il vaccino può aiutarci a stare più tranquilli per il futuro, sono contenta. L’ho vissuto da vicino il Covid e, al di là di chi è morto, è stato pesantissimo anche per gli altri ospiti. Si pensi a quelli che soffrono di demenza senile, ai malati di Alzheimer, a persone comunque fragili. Ospiti a cui, da un giorno all’altro, abbiamo levato affetti, impedito di incontrare le persone a loro care. Gli abbiamo tolto i loro punti di riferimento, e non solo quelli familiari ma anche quelli qui dentro. E’ stato molto faticoso anche a livello emotivo e psicologico, per loro e per noi. Facevo fatica anche io a riconoscere i miei colleghi, e loro da un giorno all’altro si sono visti isolati, con delle persone vestite da marziani a prendersi cura di loro”.

E’ per questo che Ilaria, una splendida famiglia, due figlie piccole ed un marito che gestisce un bar a Casalmaggiore è felice. “L’ho fatto con serenità, e credo che tutti lo dovrebbero fare. A maggior ragione chi lavora con malati, anziani e disabili. E’ una tutela per se stessi ma soprattutto è una tutela per gli altri”. Dopo tutto quello che ha vissuto, dopo la paura, la morte, la fatica, l’isolamento il vaccino è solo un’iniezione. Poco più – come ci spiega lei sorridente – di una passeggiata.

Nazzareno Condina

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