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Ilaria Ronchi, estetista:
"Allucinante non sapere cosa
accadrà domani con il lavoro"

"Credo sia inammissibile non sapere mai come andranno le cose, è uno stress psicologico allucinante" ci racconta

CINGIA DE BOTTI – Duro ripetersi ‘Ce la faremo’ a dieci mesi di distanza da quel ‘ce la faremo’ che scaldava il cuore. Perché dopo 10 mesi di apertura a singhiozzo, di disinfezioni e sanificazioni degli ambienti, di guanti, mascherine, entrate contingentate, tasse e spese varie da pagare e magari una famiglia e qualche sogno sulle spalle la speranza è solo una parola che si svuota e sempre più di significato.

Avevamo conosciuto Ilaria Ronchi, estetista, tilolare di Artestetica e insegnante a Santa Chiara durante il primo lockdown quando – con ancora l’attività bloccata da uno dei DPCM, aveva promesso al personale della Casa di Riposo di Cingia un trattamento gratuito. Era il suo modo di dire grazie ed il suo gesto aveva trovato molto consenso. Lei quella promessa, nel breve lasso di tempo in cui ha potuto restare aperta l’aveva mantenuta.

Avevamo conosciuto Ilaria Ronchi, donna ottimista e pronta, nonostante tutto, a ripartire con la stessa passione di prima del marzo scorso. Ottimista e determinata. L’Ilaria Ronchi di questi ultimi tempi è un po’ diversa. Dieci mesi così sono tanti da reggere sulle spalle. E il non sapere che ne sarà domani è un giogo pesante da trascinarsi.

“Credo sia inammissibile non sapere mai come andranno le cose, è uno stress psicologico allucinante” ci racconta.

“A novembre che avremmo dovuto chiudere lo abbiamo saputo il giorno prima. Poi ci hanno chiuso, mentre hanno tenuto aperte le parrucchiere. Adesso non sappiamo ancora che ne sarà di noi e non lo sapremo sino a venerdì. Cosa potremo fare. Abbiamo appuntamenti da organizzare, la gente che chiama per cercare di anticipare ed ogni volta è il delirio. Non siamo dei burattini!”

“Vorrei far sentire la mia voce e quella di tutte le persone che lavorano nel mio settore, che si occupa della cura della persona. Noi facciamo entrare una persona per volta ed ognuno è nella propria cabina, disinfettiamo e sterilizziamo come abbiamo sempre fatto. E andare dall’estetista non è solo una ‘cosa in più di cui si può tranquillamente fare a meno’ e nemmeno il posto dove si creano assembramenti.

L’estetista a volte è una necessità per gli anziani che magari non riescono a tagliarsi le unghie di mani e piedi. E non è solo questo. Da sempre e ancor di più in questi mesi è diventato anche un’ora di coccole che la gente si regala, un’ora di stop per il corpo e la mente”.

Ilaria Ronchi cita un episodio: “Un’infermiera dell’Oglio Po, mia carissima cliente, a novembre quando è venuta da me mi ha detto: da quando è iniziata la pandemia, tu sei stata l’unico momento che mi sono concessa per staccare la spina, non possono tirarmelo via. Questa cosa mi ha toccato”.

“Non sto qui a piangermi addosso. Rispetto ad altre categorie, come i ristoratori, sono stata anche più fortunata. Ma questo non toglie che così non si può andare avanti. Voglio solo fare il mio lavoro, e so di poterlo fare in completa sicurezza”.

Ilaria è stanca. Ce la faremo (forse) prima o poi. Intanto però, nell’oggi la fine di quel tunnel ancora non si vede e chi ha un’attività come quella di Ilaria sta soffrendo parecchio. Come sta soffrendo chi vorrebbe vivere del proprio lavoro e vive solamente nella ridottissima speranza che quel lavoro possa ancora ripartire, prima che sia tardi.

Nazzareno Condina

 

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