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Nicola Taurozzi: "Vaccinazioni, serve una macchina da guerra" (non quella attuale)

L'attuale impianto si sta rivelando non del tutto adeguato, in quanto allontana l'obiettivo della vaccinazione di massa entro il 2021, che risulta indispensabile sia per la salute degli Italiani che per il comparto economico in grave sofferenza

Foto Daniel Schludi (unsplash)

Ospitiamo il professore emerito e docente universitario Nicola Taurozzi. Ancora una volta parla di Covid e di vaccini e dell’esigenza di allestire una vera e propria ‘macchina da guerra se si vuole davvero vaccinare a tappeto e in tempi certi e rapidi una buona fetta di popolazione.

“La prima emergenza nazionale – scrive – si chiama ‘vaccinazione anti Covid di massa’, l’unico strumento sanitario per la ripartenza socio economica del paese entro il 2021.

Un obiettivo che si potrà e si dovrà raggiungere se si disporrà di un piano pandemico con un architettura da macchina da guerra. Occorre infatti mobilitare le migliori risorse umane, dell’Esercito, della Protezione Civile, dei Medici di Medicina Generale, dei Sanitari appena abilitati, utilizzare i sistemi dell’Intelligenza Artificiale per l’individuazione di ampi spazi dove installare tensostrutture in grado di ospitare adeguati punti vaccinali, monitorare i flussi dei vaccinandi, programmare esercitazioni sul campo per una più efficace razionalizzazione delle rete logistica.

Il comune denominatore di questa complessa e articolata operazione si raggiunge con ingenti investimenti finanziari da economia di guerra. Si ricorda che il Presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha appena varato per il Piano pandemico Covid-19 del 2021 ben 1.900 miliardi di dollari.

L’Unione Europea, invece, ha posto in bilancio 1.824 miliardi per il periodo 2021-2027 (6 anni). Da qui l’importanza di poter disporre nell’immediato di denaro spendibile in tempo reale (MES !!!).

A tutt’oggi invece è in attuazione un piano epidemico strutturato secondo un modello tradizionale di campagna vaccinale all’interno (indoor) di strutture ospedaliere prevalentemente pubbliche.

L’attuale impianto si sta rivelando non del tutto adeguato, in quanto allontana l’obiettivo della vaccinazione di massa entro il 2021, che risulta indispensabile sia per la salute degli Italiani che per il comparto economico in grave sofferenza.

La criticità dell’attuale piano è stigmatizzata dai dati del Report Vaccini Anti COVID-19 che alla data del 23 gennaio dichiara un totale di 1.312.275 somministrazioni effettuate a partire dal 31 dicembre 2020, con un ritmo medio di circa 54.700 somministrazioni giornaliere.

Ma per raggiungere l’immunità di gregge entro l’autunno 2021, come da programmazione Arcuri, occorrerebbero circa 244.000 vaccinazioni giornaliere. Soltanto con questo totale giornaliero di vaccinazioni, e per 10 mesi, è possibile la copertura vaccinale del 70% della popolazione, ossia 73.000.000 di italiani (2 dosi a persona)ad esclusione della fascia di età 0-14 anni.

Nonostante l’impegno del Governo nella delicata trattativa di fornitura dei vaccini anti Covid, a complicare il già critico piano vaccinale nazionale è, sia la riduzione del 29% di fornitura della casa farmaceutica Pfizer sia la riduzione nel prossimo futuro del 60% delle fiale da parte di AstraZeneca.

Si possono proporre due soluzioni: rinegoziazione dei contratti per l’approvvigionamento del vaccini, intervento facilitatore del Governo per permettere la riconversione ad alcune case farmaceutiche italiane logisticamente già attrezzate (Sanofi Italia, Fidia, Zambon) di produrre i vaccini all’RNA Pfizer e Moderna, più efficaci anche nei confronti delle varianti, su licenza delle case madri.

Solo questo modello di macchina da guerra con grande dispiegamento di uomini, di mezzi e di investimenti darà la possibilità all’Italia di tornare alla quasi normalità entro il 2021. Confidiamo in un “colpo di reni” della Politica Italiana!”

redazione@oglioponews.it

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