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Arte: Brunivo Buttarelli e la continua ricerca. Il Realismo Terminale

Il lavoro di Brunivo, in questa nuova chiave di lettura, è solo all’inizio ma promette grandi cose. Le opere che ne usciranno saranno messaggi forti e tormentati, testimoni di un’epoca sul baratro e bisognosa di cure

CASALMAGGIORE – Brunivo Buttarelli, artista e sculture casalasco, non si accontenta e non si ferma, sempre alla ricerca di nuove ispirazioni, si evolve, cresce e con lui le sue opere.

Due anni fa, in mostra alla biennale di Soncino con due sculture, conosce una persona che gli parla di Realismo Terminale, un movimento letterario che si fonda sulla similitudine rovesciata e il cui termine di paragone sta negli oggetti e non nella sfera naturale.

Il suo fondatore Guido Oldani, autorevole poeta di Melegnano, assieme ad altri collaboratori, nel manifesto intitolato A TESTA IN GIU’, ne sintetizza il succo: Nel mondo, c’è più gente che vive nelle città che non fuori.

La Terra è in piena pandemia abitativa: il genere umano si sta ammassando in immense megalopoli, le “città continue” di calviniana memoria, contenitori post-umani, senza storia e senza volto. La natura è stata messa ai margini, inghiottita o addomesticata.

Nessuna azione ne prevede più l’esistenza. Non sappiamo più accendere un fuoco, zappare l’orto, mungere una mucca. I cibi sono in scatola, il latte in polvere, i contatti virtuali, il mondo racchiuso in un piccolo schermo. È il trionfo della vita artificiale.

Gli oggetti occupano tutto lo spazio abitabile, ci avvolgono come una camicia di forza. Essi ci sono diventati indispensabili. Senza di loro ci sentiremmo persi, non sapremmo più compiere il minimo atto. Perciò, affetti da una parossistica bulimia degli oggetti, ne facciamo incetta in maniera compulsiva. Da servi che erano, si sono trasformati nei nostri padroni; tanto che dominano anche il nostro immaginario.

L’invasione degli oggetti ha contribuito in maniera determinante a produrre l’estinzione dell’umanesimo. Ha generato dei mutamenti antropologici di portata epocale, alterando pesantemente le modalità di percezione del mondo, in quanto ogni nostra esperienza passa attraverso gli oggetti, è essenzialmente contatto con gli oggetti.

Di conseguenza, sono cambiati i nostri codici di riferimento, i parametri per la conoscenza del reale. In passato la pietra di paragone era, di norma, la natura, per cui si diceva: «ha gli occhi azzurri come il mare», «è forte come un toro», «corre come una lepre».

Ora, invece, i modelli sono gli oggetti, onde «ha gli occhi di porcellana», «è forte come una ruspa scavatrice», «corre come una Ferrari». Il conio relativo è quello della “similitudine rovesciata”, mediante la quale il mondo può essere ridetto completamente daccapo.

La similitudine rovesciata è l’utensile per eccellenza del Realismo Terminale; il registro, la chiave di volta, è l’ironia. Ridiamo sull’orlo dell’abisso, non senza una residua speranza: che l’uomo, deriso, si ravveda. Vogliamo che, a forza di essere messo e tenuto a testa in giù, un po’ di sangue gli torni a irrorare il cervello. Perché la mente non sia solo una playstation.

Piace molto a Brunivo questa corrente e decide di aderirvi inizialmente coi suoi alberi uno dei quali diventa la scultura simbolo del Realismo Terminale. Dalla Calabria porta a casa il tronco di un ulivo bruciato all’interno, lo benda con fasce di metallo affinché non perda la corteccia e gli applica una serie di rami in acciaio che sembrano nascere dalla cura del bendaggio.

Dall’organico all’inorganico ha inizio la rinascita che si sviluppa nell’acciaio luccicante dei rami e anche un elemento freddo come l’acciaio diventa vita. Questa corrente, che testimonia la realtà contemporanea, dà a Brunivo la spinta per rimodellare la sua forma artistica attraverso una maniera nuova di interpretare la nostra epoca.

Così immagina, come fa Astolfo a cavallo del suo ippogrifo quando va a recuperare il senno sulla luna, di catturare tutti gli oggetti lanciati nello spazio che ancora vi gravitano e di imprigionarli in sfondi blu e azzurri a fare da spazio naturale a qualcosa che naturale non è. Legni naturali dipinti in blu, colore che non era solito usare, e metalli lucidi racchiudono oggetti spazzatura quasi a volere liberare la terra e l’umanità da essi.

La natura può ancora essere salvata e rinascere e l’uomo può ritrovare, in mezzo a tanto oggetti, il senno perduto. Il lavoro di Brunivo, in questa nuova chiave di lettura, è solo all’inizio ma promette grandi cose. Le opere che ne usciranno saranno messaggi forti e tormentati, testimoni di un’epoca sul baratro e bisognosa di cure.

Giovanna Anversa

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