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Messa per le vittime del Covid, Vescovo: 'Non dobbiamo ricordare solo i morti, ma anche i vivi'

“Scomparsi: non solo agli occhi della carne, ma entrati in un’altra dimensione. Spiritualmente sono quanto mai vicini, sono palpabili i ricordi e la nostalgia: è un’appartenenza che non viene scalfita”.

In Cattedrale a Cremona, è stata celebrata oggi, 18 marzo, la Santa Messa presieduta dal vescovo Antonio Napolioni nella Giornata nazionale in ricordo delle vittime del Covid.

Mons. Napolioni, durante l’omelia, ha esordito: “Siamo alla presenza di quel Dio che dà vita ai morti e chiama all’esistenza le cose che non esistono. Chiediamo a Lui di dare vita e amore eterni a tutti i nostri cari defunti. Ripercorriamo i volti e le storie di chi conosciamo e raggiungiamo ache quelli che sembrano diventati dei numeri, ma che così non sono”.

Facendo riferimento al bosco in ricordo dei defunti per il coronavirus, il Vescovo ha spiegato: “Speriamo non siano troppe le pianticelle da aggiungere al bosco della memoria, ma siano tanti i semi di speranza di cui abbiamo tanto bisogno”.

“Questa preghiera – ha aggiunto – ci rende responsabili e attenti, ma non impauriti o scoraggiati perché nel mezzo del ricordo dei defunti il Vangelo ci proclama la nascita del Salvatore”.

La morte “è solo il grembo di colui che nasce”, tuttavia Giuseppe “è patrono della buona morte forse proprio perché il Vangelo non ce la racconta”. I Vangeli apocrifi, lo descrivono “nel suo letto, magari anzianissimo, con a fianco Maria e Gesù che non lo lasciano solo”.

Giuseppe “non è solo, ma in piena comunione con Dio e con l’umanità”, è stato “un padre putativo, un padre secondo lo spirito, come chiunque di noi per i figli degli altri” come lo è stato “quel medico o quell’infermiere che si è preso cura non solo tecnicamente, ma anche spiritualmente di quel fratello e di quella sorella che gli moriva tra le mani”.

“Benediciamo Dio perché siamo ancora capaci di immedesimarci gli uni negli altri”, ha sottolineato il vescovo Napolioni che ha aggiunto: “Proprio il silenzio del Vangelo sulla morte di Giuseppe ci dà anche un’altra luce: ciò che è certo è che si scompare nel mistero di Dio”.

“Scomparsi: non solo agli occhi della carne, ma entrati in un’altra dimensione. Spiritualmente sono quanto mai vicini, sono palpabili i ricordi e la nostalgia: è un’appartenenza che non viene scalfita”.

Il Vescovo ha poi evidenziato: “L’altro Vangelo che avremmo potuto ascolatre era quello di Gesù smarrito a Gerusalemme. Anche noi ci siamo dimenticati dei bambini, degli adolescenti, ma anche degli anziani nelle case di riposo, così come dei detenuti della casa circondariale”.

“Non dobbiamo – ha rimarcato – ricordare solo i morti, ma anche i vivi finché siamo in tempo per non avere una società dell’oblio e dell’indifferenza. Da soli non ce la facciamo a volerci bene, a prenderci davvero cura, a ricordarci gli uni degli altri: chi ci cambierà se non riattingere la nostra vera identità all’unico vero Padre?”.

Mons. Napolioni ha quindi concluso: “La paura della malattia ci chiede giustamente prudenza, ma non deve imporre egoismo né tantomeno prevaricazione sui più deboli. Occuparci delle cose dell’unico Padre ci ridà una speranza che ceda il passo ad un mondo più fraterno in attesa dell’altro Mondo”.

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