Cronaca
Commenta

Villastrada, la scuola dell'infanzia e un telaio dove intrecciar bellezza

La scuola dell'Infanzia di Villastrada è fatta da 20 bambini e due insegnanti in gamba, Cristina Bassi e Sara Bernazzali. Quando la struttura ha dovuto chiudere per il Covid hanno voluto andare oltre alla relazione virtuale con i bambini

VILLASTRADA – La ringhiera è un telaio dove possono starci tante strisce colorate, intrecciarsi tra loro. Perché in fondo la vita è proprio questa, l’intreccio di vite ed esperienze diverse. L’intreccio di anime erranti e di pensieri. La prima delle strisce comparse è stata scritta in arabo. Augura buona fortuna a tutti. Un altro parla di cura e quell messaggio – Avrò cura di te – ti abbraccia e ti scalda più di ogni altra parola possibile.

La scuola dell’Infanzia di Villastrada è fatta da 20 bambini e due insegnanti in gamba, Cristina Bassi e Sara Bernazzali. Quando la struttura ha dovuto chiudere per il Covid hanno voluto andare oltre alla relazione virtuale con i bambini. Restare in contatto, farli parte, perché i bambini sono parte attiva ed importante del paese.

“La ringhiera della scuola ci sembrava un telaio naturale – raccontano Sara Bernazzali e Cristina Bassi – e volevamo ci fosse uno spazio in cui i bambini con l’aiuto delle loro famiglie potessero tenersi in contatto”. Intrecci (così hanno chiamato l’iniziativa) serve a mantenere e rendere visibili le relazioni. Lo hanno fatto per la scuola e per il paese. Non serve avere un bambino nella struttura per farsi parte dell’intreccio.

“C’è un grande telaio che attende di essere intessuto con trame di fili colorati e parole di futuro. Vuoi aiutare le bambine e i bambini della scuola dell’infanzia a creare questo grande intreccio di comunità? Prepara la tua striscia di tessuto con impresse parole di cura, parole di legame, parole di bellezza e vieni ad intrecciarle”.

Prendersi cura, pensare al futuro, ad un futuro colorato e di bellezza. “I bambini sono parte della comunità – proseguono Cristina Bassi e Sara Bernazzali – ed è bello immaginare un noi che li comprenda, che li faccia sentire parte della comunità. Volevamo ci fosse un segno di questa loro presenza, e che questo segno si intrecciasse con le vite di tutti. I bambini sono una promessa di futuro”.

Oltre al telaio che raccoglie le strisce colorate e scritte la scuola ha pensato a ‘fili di parole’. Un’altra bella iniziativa che serve a mantenere i contatti. Ogni giovedì mattina, in piazza (perché la scuola è proprio lì) viene allestita una piccola biblioteca. Le famiglie con i bimbi vanno a prendere un libro e a restituirne un altro. E intanto i bambini vedono le maestre, scambiano due parole, magari incrociano qualcuno dei compagni di scuola.Perché anche l’aspetto sociale è importante.

No, nessun rischio di assembramento, l’arrivo dei bimbi con i genitori è concordato, non ci si ritrova mai in più di due famiglie. E’ un modo pure questo di non perdere i contatti con gli altri. Un bellissimo esempio di come anche in un periodo difficile si può trovare una strada.

“E’ anche un modo per noi per rivederli, anche se solo per poco tempo. Avevamo altri progetti prima del Covid e in questo modo riusciamo a dare a quei progetti continuità. I bambini curavano un piccolo orto. Quando vengono possiamo dare loro qualcosa di quell’orto”.

“Se i bambini non possono andare a scuola, è giusto che la scuola vada verso i bambini. In tutte le forme in cui può farlo. Anche Fili di parole è un momento di vita di comunità”.

Quell’avrò cura di te ti resta dentro. E’ un – te – generico. Ognuno di noi può avere cura dell’altro e l’altro averne di noi. Ma tutti i messaggi sono importanti, e tanti altri ne verranno affissi e resteranno per chi passa ed ha bisogno così – come noi tutti – a volte di scaldare il cuore.

Una comunità, quella della piccola frazione di Dosolo, in cui le vite si intrecciano, e non importa l’età, non importa la provenienza. Ogni – uno – è parte di un tutto. E ogni – uno – ha la sua importanza, ha le sue parole, i suoi pensieri, qualcosa da dare e da dire. Un tessuto da intrecciare e una storia da ascoltare, o da raccontare.

Nazzareno Condina

© Riproduzione riservata
Commenti