Cronaca
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Bozzolo, commosso ultimo
saluto a Danio Ferrarini

Una collega del medico ha poi rivolto un commosso messaggio per il grande esempio di professionalità, umanità e umiltà durante tutta la sua carriera

BOZZOLO – “Così ci tocca vivere la pesantezza di questo periodo. Scusate queste parole che non dovrebbero appartenere ad un prete ma il momento è davvero difficile per tutti con un funerale dopo l’altro”.

Con queste frasi don Luigi Pisani ha portato l’ultimo saluto al dottor Danio Ferrarini morto per un male inesorabile all’età di 67 anni. Fuori dalla chiesa i manifesti con le partecipazioni della leva 1953 e dei colleghi della Sanità con una folta rappresentanza durante il rito a cui hanno assistito anche il Sindaco di Bozzolo Giuseppe Torchio e il suo vice Giampaolo Bosi con molta gente arrivata anche da fuori.

Da Asola, l’ospedale dove Ferrarini aveva prevalentemente prestato la sua valente professione di ortopedico anche il coro che ha accompagnato la funzione.

“Carissimi faccio fatica a prendere la parola – ha continuato don Luigi – davanti a questo continuo andarsene di persone care. Danio mi aveva chiamato una mattina perché desiderava fare la comunione chiedendomi l’olio santo e mi ha colpito il coraggio e la fede di quest’uomo che ricorderò sempre come un vero cristiano capace di dare un senso al peregrinare dentro le malattie che ci circondano. Un grande esempio da parte sua nel tenere acceso il faro della fede nel profondo buio della notte”.

Commovente il ricordo del figlio Fabio che, salito al microfono con accanto il fratello Filippo, ha raccontato ai presenti tutti i più bei momenti vissuti con il padre, prima dell’arrivo della malattia. Snocciolando ad uno ad uno gli struggenti ricordi relativi alle vacanze settembrine al mare, le sere invernali davanti al camino, il ciliegio in fiore nel giardino e il barbecue tradizionale in occasione del 1 maggio.

“Partivi la mattina alle 6 e tornavi alle 10 di sera dopo una giornata a curare i pazienti in Ospedale ma se ti chiedevamo una consulenza per un nostro amico che si era fatto male, non dicevi mai di no nonostante l’ora tarda. Come dimenticare la tua emozione quando mi hai visto con la toga il giorno della mia laurea. Mi piaceva se la gente incontrandomi mi chiamava avvocato ma ero ancor più lusingato se qualcuno mi riconosceva come il figlio del dottor Ferrarini”.

Il sacerdote coadiuvante don Ivo Compagnoni di Asola ha rammentato di essere stato chiamato dall’amico Danio per benedire una statua della Madonna di Fatima scoprendo che l’effige non era quella originale. Ma ottenendo adesso una corona di rose davanti alla Madonna vera in Cielo.

Una collega del medico ha poi rivolto un commosso messaggio per il grande esempio di professionalità, umanità e umiltà durante tutta la sua carriera.

Al momento dell’Eucarestia un musicista ha eseguito alla tromba l’Ave Maria mentre la musica è stata ancora protagonista alla fine sul piazzale della chiesa attraverso l’ascolto del Miserere cantato da Zucchero e Pavarotti. Un omaggio voluto dai famigliari per ricordare l’amore per la musica classica e d’autore coltivato in vita dal loro congiunto.

Il figlio Fabio dal pulpito aveva ulteriormente commosso i presenti in chiesa con le parole “Speravo che il decorso della tua malattia fosse diverso da quella degli altri perché non pensavo che il tuo personale si riducesse a quaranta chili e il fuoco che era in te si trasformasse in una fiammella che andava lentamente spegnendosi”.

Alla fine Fabio Ferrarini, per sottolineare ancora una volta l’inesauribile presenza del padre assieme ai colleghi medici sempre in prima linea ha citato una frase latina di Tito Livio “Mentre a Roma si discute Segunto virene espugnata” per sottolineare come Asola non riceva sufficiente considerazione da parte dei vertici sanitari di Mantova nonostante il grande impegno di medici ed infermieri.

Lentamente il carro funebre ha lasciato Bozzolo per raggiungere il forno crematorio di Angeli alla periferia di Mantova accompagnato dai famigliari e parenti più stretti.

Ros Pis

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