Cronaca
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Furti auto pregiate: in arresto
5 membri della famiglia Taino

Ma c’era anche un volto “legale”: alcuni degli arrestati si qualificavano come esperti nel crescente mercato dei rari ricambi di auto d’epoca, tanto da apparire anche in interviste presso riviste specializzate.  Ad alcuni di essi è anche riconducibile la “Epocastore” di Pontevico.

Era in capo alla famiglia Taino di Robecco d’Oglio il sodalizio criminale sgominato in queste ore dai carabinieri di Cremona con l’arresto di 12 persone Accertati il furto e il riciclaggio di ben 131 autovetture e sequestrati 111 motori di auto e componentistica automotive provento di furti commessi tra 2018 e 2020 per un valore di circa 4 milioni di euro.

I dettagli sono stati illustrati questa mattina al comando provinciale dei  carabinieri di Cremona. Presenti il colonnello Giuliano Gerbo, il tenente colonnello Lorenzo Carlo Maria Repetto, il maggiore Rocco Papaleo e il tenente Camillo Calì. Il lavoro degli inquirenti ha scoperchiato un giro di furti d’auto su commissione di carrozzieri e collezionisti del settore.

Una volta individuata l’auto richiesta, veniva approntato un piano per rubarla,  monitorando gli spostamenti dei proprietari e le loro abitudini di vita. Non solo: il sodalizio criminale si era specializzato nell’individuare pezzi unici o rari per tipologia e palmares sportivo. Un caso emblematico è quello relativo al furto di una Lancia Delta integrale Martini rubata nell’ottobre 2019 da un capannone di un imprenditore della provincia di Brescia. In alcuni casi le auto venivano smembrate, ma certamente non questa, perfettamente conservata e con carta di circolazione intestata al pilota due volte campione del mondo rally Massimo Miki Biasion.

Per mettere a segno i colpi venivano utilizzate attrezzature professionali tra cui alcuni apparati per l’alterazione dei codici delle centraline elettroniche e ‘jammer’ in grado di inibire gli allarmi  delle abitazioni e disturbare le comunicazioni telefoniche per ritardare l’intervento delle forze dell’ordine.

Al vertice del gruppo c’erano i cinque componenti della famiglia Taino di Robecco d’Oglio, già nota per furti e riciclaggio “con capacità criminali anche a connotazione transnazionale”. Le parti dei veicoli venivano commercializzate anche in Slovenia, Croazia e in Africa: centinaia di componenti del valore di 300mila euro erano già imballati e pronti per essere spediti alla volta del Ghana.

“Parlare di ladri di auto è riduttivo”, ha commentato il comandante provinciale Gerbo. “Lo dimostrano i sequestri che abbiamo fatto nel 2020 per una refurtiva recuperata di centinaia di migliaia di euro. Si tratta di veri e propri imprenditori dediti ad un’attività strutturata in un ambito particolarmente remunerativo che è quello della rivendita e il commercio estero di veicoli e parte di veicoli”.

A coordinare l’attività investigativa sono stati il maggiore Papaleo e il tenente Calì che hanno rimarcato la connotazione estera dell’indagine con canali di vendita nei Balcani, in Croazia, Bulgaria e Turchia, fino alla spedizione di container in Ghana. “I furti”, ha detto il maggiore Papaleo, “venivano messi a segno come vere e proprie operazioni militari”.

Ma c’era anche un volto “legale”: alcuni degli arrestati si qualificavano come esperti nel crescente mercato dei rari ricambi di auto d’epoca, tanto da apparire anche in interviste su riviste specializzate.  Ad alcuni di essi è anche riconducibile la “Epocastore” di Pontevico.

Nel corso delle indagini, oltre agli arresti di oggi, i carabinieri avevano già arrestato altre sette persone in flagranza di reato e 27 denunciate a piede libero per furto aggravato, ricettazione, riciclaggio, estorsione in concorso, violazione alle leggi ambientali e false fatturazioni per operazioni inesistenti.

Sara Pizzorni

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