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Fanghi in agricoltura, spuntano
nomi e intercettazioni

Ma tra i nomi appare anche quello, riporta il Corriere della Sera, di Luigi Mille, direttore dell’Agenzia Interregionale per il fiume Po, indagato in questa inchiesta per traffico di influenze illecite.

Sulla vicenda dei fanghi tossici spuntano nomi e intercettazioni: è il Corriere della Sera a scriverne, riportando i nomi dei coinvolti, tra cui l’azienda cremonese Balestrieri Vittorio &C-sas di Castelvisconti: si tratta di una delle società contoterziste implicate nell’indagine dei carabinieri forestali di Brescia, che hanno portato alla luce un presunto business criminale impegnato nello smaltimento di fanghi tossici in agricoltura, che sul nostro territorio sono stati sparsi in terreni a Formigara, Castelvisconti, Pieve D’Olmi, Pieve San Giacomo, Sospiro, Martignana di Po, Torricella del Pizzo, Castelleone, Gussola, Casalmorano, Piadena, Persico Dosimo, Derovere, Scandolara Ravara.

Ma tra i nomi appare anche quello, riporta il Corriere della Sera, di Luigi Mille, direttore dell’Agenzia Interregionale per il fiume Po, indagato in questa inchiesta per traffico di influenze illecite. Secondo gli inquirenti, infatti, avrebbe avuto un rapporto di consulenza con Giuseppe Giustacchini, amministratore delegato della Wte, l’azienda bresciana al centro dell’inchiesta.

“Sfruttando relazioni esistenti con Giampaolo Turini (ex sindaco di Calvisano) e relazioni esistenti (o comunque asserite) con altri pubblici ufficiali — si legge nell’ordinanza — in particolare con Ettore Prandini (presidente Coldiretti), Fabio Rolfi (assessore all’agricoltura di Regione Lombardia), l’onorevole Guido Guidesi (ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio), Fabio Carella (direttore generale Arpa Lombardia), Loredana Massi (funzionaria ufficio rifiuti della Provincia), nonché con il sindaco di Calcinato Nicoletta Maestri, intrecciate (o da intrecciarsi) per il tramite del segretario provinciale della Lega Alberto Bertagna, indebitamente si faceva dare e promettere da Giustacchini denaro, vantaggi patrimoniali e altre utilità (regalie, incarichi di consulenze) quale prezzo della propria mediazione illecita verso i suddetti pubblici ufficiali”. Naturalmente le autorità pubbliche citate non sono in alcun modo coinvolte nell’indagine. Tanto che Prandini ha precisato al Corriere che mai stato contattato da Mille in merito alla Wte.

Agghiaccianti le intercettazioni telefoniche riportate dal Corriere, come quella di Antonio Maria Carucci, geologo a libro paga della Wte, che al telefono di uno dei contoterzisti, Simone Bianchini, aveva detto “Io ogni tanto ci penso eh… Chissà il bambino che mangia la pannocchia di mais cresciuta sui fanghi… Io sono stato consapevolmente un delinquente”.

Anche perché i fanghi che venivano sparsi sui campi degli inconsapevoli agricoltori erano, a detta di Arpa e del consulente della procura, l’ingegner Santo Cozzupoli, veri e propri rifiuti. Gli addetti della Wte raccontavano infatti loro che si trattava di scarti della produzione agroalimentare. “Sono un mentitore!… Io…finisco all’inferno” aveva detto ancora Carucci. “Lo facciamo per il bene dell’azienda!”.

I contoterzisti, secondo quanto ricostruito durante l’indagine dei Carabinieri forestali, venivano pagati oltre 100mila euro al mese per spargere quei fanghi che, stando all’accusa, non venivano lavorati a norma di legge. Tuttavia dalle analisi prodotte con le autocertificazioni tutto era regolare.

Sebbene il giudice non abbia ritenuta necessaria la misura della custodia cautelare in carcere, ha però disposto il sequestro di 12,36 milioni di euro: oltre 11 milioni a carico della Wte, altri 683 mila euro alla società lavorazioni agricole Gruppo Bianchini di Mazzano, 173 mila euro alla la società Agri E.N.T. srl di Calvisano, 81 mila euro alla società Franzoni Luca e Oscar (riconducibile a Cristian Franzoni) di Calvisano e 127 mila euro alla società di Balestrieri Vittorio &C-sas di Castelvisconti (Cr).

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