Cronaca
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Gabriele Gaspari, l'amico del Po
si è spento facendo ciò che amava

La nuda cronaca dice che la famiglia ha chiesto che sul corpo di Gabriele venga fatta un’autopsia, il che naturalmente farà slittare la data dei funerali: giusto capire se il 37enne sia morto per un malore o per annegamento. Ma dietro la dipartita del 37enne di Motta c'è un amore viscerale per la nostra golena.

E’ difficile pensare che esista un modo per morire serenamente. E comunque non siamo noi cronisti a dover giudicare. Tuttavia, rileggendo gli ultimi post di Gabriele Gaspari, il 37enne di Motta Baluffi tragicamente scomparso nella mattinata di sabato, viene da pensare – per quanto non vi sia nessuna consolazione in questo – che “Joe”, come tutti lo chiamavano, se ne sia andato facendo quello che amava. Un po’ come se quel Grande Padre Po che lui tanto apprezzava e sempre rispettava avesse deciso, quasi evangelicamente, di riprenderlo con sé.

La nuda cronaca dice che la famiglia ha chiesto che sul corpo di Gabriele venga fatta un’autopsia, il che naturalmente farà slittare la data dei funerali: giusto capire se il 37enne sia morto per un malore o per annegamento. Non si esclude, naturalmente, che si sia trattato di una concausa e che dunque entrambi i fattori abbiano giocato un ruolo importante, con Gabriele che già in passato pare avesse accusato alcuni malori e che, sabato, si è sentito male ed è finito in acqua, annegando successivamente perché non è più riuscito a riprendere i sensi. Di certo l’amico che era con lui a pescare, distanziato di poche centinaia di metri ma senza contatto visivo a causa dell’erba alta, ha detto di non essersi accorto di nulla e di avere capito che qualcosa non andava solo quando Gabriele non ha più risposto a una sua domanda, attorno alle 8.30 di sabato. Difficile dunque anche capire da quanto tempo Gabriele fosse sott’acqua.

Gabriele lascia la madre Antonella, il fratello Diego, col quale gestiva la carrozzeria di famiglia a Motta Baluffi (per il suo lavoro era molto conosciuto in paese e nel Casalasco), la compagna Marzia e i tanti amici di Motta e di Torricella, coi quali si trovava spesso al bar. Amici coi quali aveva pescato in diverse condizioni di difficoltà. Ma da amante della natura, Gabriele era sia Guardia Ittica, avendo conseguito il patentino, sia iscritto al gruppo Amici della Golena, che lottano ogni giorno – spesso senza l’appoggio, se non a parole, delle istituzioni – contro il bracconaggio e i predoni del Po. Così Gabriele, quando pescava, lo faceva rispettando la legge e, nel caso specifico del suo ultimo weekend di svago, ogni volta che riusciva a catturare un pesce poi lo lasciava subito andare nella Lanca Gerole.

Si diceva, in incipit, del suo grande amore per il Po. Lo testimoniano due passaggi recenti sulla sua pagina Facebook. L’ultimo in ordine cronologico è della serata di venerdì quando Gabriele si è accampato con la tenda proprio alla lanca Gerole di Torricella del Pizzo: “Non si sta nemmeno male sulle nostre rive: dopo una giornata rovente, vi assicuro che questo è un paradiso”.

Un anno fa, invece, in occasione dell’uscita del libro “La barca sul Po” dell’amico Vitaliano Daolio, pescatore sportivo e gestore dell’Acquario del Po di Motta Baluffi, Gabriele aveva così commentato: “Un racconto bellissimo che mi ha addirittura emozionato, nascendo e crescendo sulle rive del Grande Fiume. Sono nato qui e sono cresciuto qui. Chi non vede, non crede a quello che a volte riesce a regalare la natura. Purtroppo ci sono persone che non sono capaci di amare ciò che ci da’”.

Un messaggio d’amore, un anno dopo (e troppo presto) divenuto una sorta di eredità spirituale.

G.G.

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