Cucina e Gastronomia
Commenta

Vicoboneghisio: le aziende (di
qualità) e un aperitivo sotto il cielo

Vale la pena trovare luoghi, e visi, e mani, e passioni grandi come quelle che ci sono in Moira, Paola, Martina, nelle cantine Caleffi qualcosa in più. Vale la pena trovare aziende, anche piccole, che producano in maniera sana e che propongano i propri prodotti

Via del Granturco è strada chiusa che parte da subito dopo la fine della rampa del cavalcavia per Vicoboneghisio e, a ritroso, lo segue parallelo sino ad interrompersi all’altezza dei binari. Proprio lì, in un appezzamento di terra seguito con cura maniacale, sorge l’azienda agricola Il Germoglio. A prendersene cura è Paola Vallari. Crede in quello che fa, ci mette tutta la sua forza, la sua energia e il suo coraggio. La sua è un’azienda tra quelle certificate bio. Quando vai a comprare qualcosa sai già che troverai i suoi ottimi prodotti, rigorosamente stagionali e raccolti da lei. “Non ho le fragole a dicembre, e neppure i pomodori” ha raccontato ieri. Ha solo quello che coltiva, quello che dovremmo abituarci a mangiare staccandoci dalla grande distribuzione dove le fragole a dicembre e il pomodoro di febbraio lo trovi davvero, insapore e più povero delle sostanze nutritive di cui il nostro corpo ha necessità.

Erano un’ottantina le persone che ieri, dalle 18 sino alle 19.30, hanno preso parte all’Aperitivo in Campagna promosso dalla stessa Paola, da Moira Bottenghi de Lessenza, laboratorio di trasformazione delle materie prime da panificazione di Rivarolo del Re, dalla dottoressa Martina Sgarbanti, biologa nutrizionista, dalle Cantine Caleffi di Spineda, altra azienda che fa della qualità del proprio prodotto elemento distintivo, con la collaborazione de La Combriccola, ristorante di Vicoboneghisio a cui prima o poi estorceremo la ricetta della maionese alla rapa rossa e il patrocinio del Comune di Casalmaggiore.

“Non ci aspettavamo così tanta gente” ha detto Moira Bottenghi. Anche il suo è un lavoro essenzialmente di ricerca e produzione a partire dalle materie prime. Interessanti ogni oltre più rosea aspettativa i suoi petali, coniugati in più versioni, crackers quasi eterei, con una base di grano saraceno e riso integrale ed un mix di semi. Li trovate on line, a prezzi del tutto accettabili, nel caso vi venisse voglia di assaggiarli.

Tre finger food, abbinati ad altrettanti vini coriacei, un bianco, un rosato e un rosso. Si è partiti con una dadolata di zucchine su petali alla curcuma con caciottina fresca (il vino in abbinamento il Ven Blanc – Malvasia di Candia secca delle cantine Caleffi) per poi passare da una maionese aromatizzata alla rapa rossa accompagnata da armonie al rosmarino (vino in abbinamento un lambrusco rosato, In fiore) per poi chiudere con le cipolle rosse caramellate all’aceto balsamico con crumble di infiniti al naturale (il vino uno gagliardo nettare d’uva di Ancelotta in purezza, fermo e persistente, Terraforte). Ottimi gli abbinamenti, piuttosto ardito l’ultimo che – proprio per la struttura del vino – avrebbe forse meritato qualcosa di più corposo delle pur ottime cipolle. Un vino, quello prodotto con l’uva utilizzata in genere con altre uve, dal corpo intenso e dalle note ruvide e persistenti: assolutamente da bere magari provandolo in qualche cena in compagnia.

Due parole sulle Cantine Caleffi. La loro terra argillosa è quella che fu un tempo il letto del fiume Oglio, terra di origine paludosa. I vitigni che vi crescono sono come le genti padane: gagliardi, producono uve strutturate. Uve che vengono sapientemente lavorate utilizzando metodi ancestrali tramandati da generazioni, pur con moderni strumenti di produzione. Anche in questo caso quel che ne esce alla fine (cinque vini) sono prodotti di assoluta qualità che non si lasciano andare alle mode e al mercato (non ci sono vini dolci o tendenti al dolce, solo secchi di struttura) ma che premiano la tradizione padana più antica.

Tra un aperitivo e un assaggio la biologa nutrizionista Martina Sgarbanti ha dato accenni – in maniera competente e simpatica – per il buon mangiare. Per la frutta e verdura: prediligere i prodotti stagionali, cercare di mettere sulla tavola più colori (ogni verdura, a seconda del colore, ha principi diversi e tutti importanti), limitare gli ingredienti e consumare 3 porzioni di frutta e due di verdura al giorno. Ha poi ricordato l’importanza dei legumi nell’alimentazione, l’importanza del leggere le etichette nei prodotti e di scegliere con consapevolezza.

E’ stata, quella di ieri sera sotto un cielo che fortunatamente non ha infierito sui presenti, una bella esperienza alla quale si spera ne seguano altre. La forte partecipazione è anche segno che la gente ha ormai imparato che vale la pena cercare la qualità nelle cose. Vale la pena trovare luoghi, e visi, e mani, e passioni grandi come quelle che ci sono in Moira, Paola, Martina, nelle cantine Caleffi qualcosa in più. Vale la pena trovare aziende, anche piccole, che producano in maniera sana e che propongano i propri prodotti. Delle fragole a dicembre si può fare a meno. Di una qualche verdura, magari raccolta in giornata in questo inizio di giugno magari no. E’ un modo anche questo per volersi bene, e per stare bene.

Nazzareno Condina

© Riproduzione riservata
Commenti