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40 anni fa la tragedia di Alfredino
Rampi. Un ricordo e un grazie

Abbiamo tutti assistito a un fatto di morte con Alfredino Rampi. Ma da lì, 40 anni fa, abbiamo raccolto anche tanti racconti di vita: un pensiero ad Alfredino, ed un pensiero a tutti i volontari di Protezione Civile diffusi e operativi sul nostro territorio

“Volevamo vedere un fatto di vita, e abbiamo visto un fatto di morte. Ci domanderemo a lungo a cosa è servito tutto questo, che cosa abbiamo voluto dimenticare, che cosa ci dovremmo ricordare, che cosa dovremo amare, che cosa dobbiamo odiare. È stata la registrazione di una sconfitta, purtroppo” (Giancarlo Santalmassi, TG2)

40 anni fa si consumava la tragedia di Alfredino Rampi. Furono in tanti, da tutta Italia, a seguirne le vicende in trepida attesa di una notizia positiva che non arrivò mai. Alfredino era caduto in un pozzo artesiano in via Sant’Ireneo, in località Selvotta, una piccola frazione di campagna vicino a Frascati, situata lungo la via di Vermicino, che collega Roma sud a Frascati nord. Furono tre giorni di tentativi per riportarlo alla luce da quel pozzo, ad una profondità di 60 metri, in cui era scivolato. La TV, e fu una delle prime volte, seguì in diretta per 18 ore consecutive i tentativi di salvataggio, le ipotesi di gallerie parallele, le parole di chi era lì, sul posto.

Ero un bambino allora, ma a 11 anni quella tragedia la vissi in TV come tutti, come tanti casalaschi e cremonesi. Mio padre lasciò che la seguissi in TV. Furono giorni di angoscia, di speranza e poi ancora di angoscia per quel bimbo di appena sei anni al freddo e al buio di un budello di terra in cui era scivolato. Furono giorni di tentativi, visti col senno di poi forse non organizzati al meglio, ma poco importa ormai. Quella immensa tragedia ebbe quantomeno un merito. Da allora si accellerò e nacque la protezione civile. Da allora si pensò che nulla, nelle tragedie e nei grandi eventi tragici, dovesse essere lasciato al caso o all’approssimazione, che tutto dovesse essere fatto in coordinamento, con un’attenta e veloce analisi, mettendo in campo forza, tecnologia e competenza.

Nei tempi successivi in Italia nacque la Protezione Civile. Non servì ad Alfredino, ma la Protezione Civile consentì, negli anni successivi, di salvare altre vite, di organizzare i soccorsi in terre devastate dai drammi. Furono tanti, in quei giorni, i cremonesi aggrappati a una speranza in TV. Sono tanti oggi i volontari, i soccorritori, quelli che hanno fatto corsi, si tengono in costante aggiornamento, aiutano la popolazione in caso di necessità con assoluto spirito di solidarietà.

Abbiamo tutti assistito a un fatto di morte con Alfredino Rampi. Ma da lì, 40 anni fa, abbiamo raccolto anche tanti racconti di vita: un pensiero ad Alfredino, ed un pensiero a tutti i volontari di Protezione Civile diffusi e operativi sul nostro territorio.

N.C.

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