Cronaca
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Casa Giardino al Centro Natura
Amica: 18 mesi dopo, è gioia

Ci sono gli asini. I padroni assoluti di questo meraviglioso pezzo di terra. Basta osservarli per capire quanto amore ci sia, e perché l'interazione uomo asino qui la chiamino onoterapia. Per ogni ragazzo che si avvicina abbassano la testa, si fanno accarezzare con una delicatezza estrema si avvicinano ad ogni tipo di sofferenza. E spesso accendono sorrisi. GUARDA LA FOTOGALLERY, IL SERVIZIO TG DI CREMONA 1 E IL VIDEO-DIARIO

Non tace un attimo Patrick. E’ anche questa la sua maniera per manifestare la gioia, tutta l’incontenibile gioia. E’ una giornata diversa per i ragazzi e le ragazze di Casa Giardino. La prima lontano dalla struttura di via delle Salde dopo un anno e mezzo di prigionia. Un piccolo pic nic, un’altalena, gli asini e le capre. Verde e silenzio e una flebile brezza di vento. Da Casalmaggiore a Gussola, da un paradiso a pochi passi da fiume a un altro a pochi passi dal fiume. Il centro natura Amica è un’oasi felice che tutti accoglie a braccia aperte. Anche loro. Soprattutto loro.

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Non tace un attimo Patrick, dedica canzoni un po’ a tutti, e una dedica la fa a chi gli ha fatto passare una bella giornata. Ai suoi amici, ai suoi pensieri, al giornale che vuole leggere per vedere la sua foto, alla sua Beatrice, a tutti. Arrivano alle 12 i ragazzi, accompagnati da suor Maria Buongiorno, dalla bravissima Beatrice da Torricella del Pizzo, la nuova animatrice. Ad attenderli Claudio Bonaldo, l’anima del Centro di Onoterapia dei Valloni. Lui conosce bene tutti i ragazzi di Casa Giardino, conosce bene qual’è l’essenza di questo centro in cui per stare bene non serve poi molto, basta mettersi in sintonia con quello che si vede, si sente e si respira. In sintonia con la natura. Il Centro al momento fa quel che può. Pochi i volontari e la scomparsa di Paolo Azzali, ancora da metabolizzare.

Oggi però era importante aprire le braccia e il Centro di Onoterapia dei Valloni lo ha fatto per l’ennesima volta, e come sempre.

Apre le braccia pure a noi Claudio, e apre le braccia suor Maria, appena arriviamo raccogliendone l’invito. Ci stringe forte, come una mamma di ritorno dalla guerra. Il bene è uno dei pochi sentimenti che non si può fingere. O esiste o è illusione. Quello di suor Maria esiste forte.

Abbiamo sofferto con lei nei giorni del Covid. Tutti a Casa Giardino l’hanno passato, suor Maria è stata pure ricoverata in Oglio Po, gli altri sono stati isolati insieme a suor Nazzarena in un’ala di Casa Giardino e lì curati sino alla completa guarigione. Sono guariti tutti. La bufera è passata, ora è il tempo di guardare avanti. E oltre. Un anno e mezzo dopo i ragazzi di Casa Giardino tornano ad uscire, per qualcuno di loro alla casa degli asini e delle capre è la prima volta.

Ci sono gli asini. I padroni assoluti di questo meraviglioso pezzo di terra. Basta osservarli per capire quanto amore ci sia, e perché l’interazione uomo asino qui la chiamino onoterapia. Per ogni ragazzo che si avvicina abbassano la testa, si fanno accarezzare con una delicatezza estrema si avvicinano ad ogni tipo di sofferenza. E spesso accendono sorrisi.

Dopo il pranzo c’è tempo per una carezza e un po’ di fieno agli asini e per un giro sull’altalena. Patrick, e poi Matteo, e ancora Giampaolo. Qui in altalena ci si va anche in carrozzina, imbragati e più che sicuri. Guardare l’incontenibile gioia di chi si è dondolato, anche per poco, riempie l’anima. Sensazioni difficili da spiegare, così talmente forti ed impattanti che da quel posto poi non vorresti più venire via. Da quel posto e da quei cuori.

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“Sento nel mio cuore – ci dice suor Maria – la gioia perché dopo un anno e mezzo abbiamo portato tutti i nostri figliuoli in mezzo a questa bella natura che anche noi viviamo grazie a Dio in mezzo a un parco meraviglioso, ma i ragazzi hanno bisogno di relazioni, anche con l’esterno, e quindi attraverso Claudio Bonaldo la prima uscita l’abbiamo organizzata, nel rispetto della normativa ma pronti a dare questa gioia. Uscire, prendere il pulmino, preparare i panini per il pranzo al sacco, preparare le bottiglie, preparare il dolce per loro è un fermento di vita ritrovata, assopita per forza di cose dalla pandemia da un anno e mezzo. Ora se tutti siamo certamente prudenti, possiamo permettere ai nostri figliuoli di riprendere la vita, la relazione con le persone, la relazione con la natura, la relazione con gli animali. E’ troppo bello, è troppo grande un progetto così, che Dio ci ha donato dai primi tempi che creò il mondo e l’uomo. C’è un bisogno molto profondo di relazioni tra uomini con la natura e con gli animali. Questa è vita e dobbiamo tornarci, ma abbiamo bisogno però di persone sensibili a partecipare alla vita, e per partecipare alla vita e alle relazioni dobbiamo svegliare  i timidi, dobbiamo svegliare i dormienti, che si facciano avanti nelle varie realtà, comunità e istituzioni, ad essere presenti. Uomini, donne, ragazzi, ragazze come volontariato. Questa è la prima essenza della vita sociale. Questa è l’etica che porta l’adulto a vivere. Facciamo di questa giornata un invito a ritrovarci in tanti. Grazie ai volontari di oggi, a Claudio, a Lucio, a Beatrice a chi ci ha permesso di vedere sorridere strepitosamente i ragazzi di Casa Giardino”.

Nazzareno Condina

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