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Tra bilancio e Palazzo ex Turati,
il Busi infiamma il consiglio casalese

Quale tema unico, la situazione della casa di riposo Busi, tanto che sono stati invitati la presidente della Fondazione Roberta Bozzetti e i due membri del Cda Ennio Franchi e Calogero Tascarella. A chiedere lumi è stata la minoranza di Casalmaggiore la Nostra Casa.

Una lunga discussione, andato oltre le due ore inizialmente concesse dal presidente del consiglio comunale Pierfrancesco Ruberti, ha animato la seduta del consiglio comunale di Casalmaggiore venerdì sera. Quale tema unico, la situazione della casa di riposo Busi, tanto che sono stati invitati la presidente della Fondazione Roberta Bozzetti e i due membri del Cda Ennio Franchi e Calogero Tascarella. A chiedere lumi è stata la minoranza di Casalmaggiore la Nostra Casa.

Nella prima parte Bozzetti ha stilato il bilancio di un anno difficile, a causa della pandemia Covid. “Al 31 luglio avremo un previsionale di 90mila euro di utile, ma paghiamo i quasi 700mila euro in meno di rette introitate, dunque il bilancio chiuderà in passivo. Abbiamo comunque cercato di dare massima attenzione a ospiti e lavoratori, abbiamo messo a punto il nuovo servizio di lavanderia dal 1° marzo 2020 e sistemato finalmente il climatizzatore e la lavapiatti. Le spese non previste sono state quelle della sanificazione. A malincuore abbiamo dovuto alzare le rette di 2 euro ma non abbiamo fatto ricorso ad alcun ammortizzatore sociale per i lavoratori. La carenza di personale resta un tema caldo, perché c’è stata una vera e propria rincorsa verso altre realtà, ma abbiamo fatto il massimo, per garantire il giusto turn over”.

CNC ha insistito sui costi della ristrutturazione del Palazzo Opere Pie, in piazza Garibaldi. “Mi ero presa l’impegno di ricostruire le spese – ha detto Bozzetti – e l’ho fatto, ovviamente ottenendo documenti di un’operazione portata avanti dal precedente Cda (presieduto da Franco Vacchelli, ndr). Nel 2004 Palazzo Turati aveva un valore di 2.25 milioni di euro, ora dopo la ristrutturazione da 878mila euro siamo arrivati a 3.35 milioni di euro, dunque tutti i costi sono stati capitalizzati, tenendo conto di altre piccoli interventi. Il preventivo di spesa era di 449mila euro, poi i costi sono lievitati: siamo intervenuti sul finanziamento, spalmando il mutuo su 20 anni anziché su 10 come aveva stabilito il Cda precedente. Quanto agli altri immobili, la cascina di Villanova si è svalutata da 430mila euro a meno di 100mila; l’ex Centro Diurno in via Romani ha un valore di 1.16 milioni di euro, dopo diversi lavori di ristrutturazione, ma adesso è vuoto; Casa Fontana, invece, invecchia senza grosse novità dopo investimenti fatti dal 2011 che avevano portato il suo valore a 629mila euro, ma oggi la cifra è senza dubbio molto più bassa. In passato sono stati accesi mutui a 15 anni per 860mila euro per Casa Fontana e l’ex Diurno e sono stati venduti due terreni per spesare tutto questo: ora però quei due immobili sono vuoti. Col senno di poi non sono stati investimenti che hanno fruttato”.

La battaglia dialettica è iniziata subito dopo. Mario Diana di CNC si è detto deluso della spiegazione di Bozzetti. “Quando abbiamo chiesto documenti sul palazzo Opere Pie sembrava fossimo dei ladri o nel caso migliore degli impiccioni, ora invece – pur scaricando la colpa su altri – anche lei ammette che qualcosa non ha funzionato: siete andati a preventivo con una spesa di 250mila euro e avete superato il milione di euro. Il sindaco non può fregarsene perché il Busi è un bene pubblico e dunque è patrimonio anche del consiglio comunale. E se le rette aumentano è perché ci sono state spese poco chiare”.

“Parlate di bene pubblico – ha replicato Bozzetti – ma vi soffermate su questi aspetti immobiliari, senza avere mai regalato una parola di solidarietà al Busi per la situazione che abbiamo vissuto in piena pandemia. E se ci interpellate è solo perché abbiamo aumentato le rette. Io vi ho detto l’importo esatto della spesa per il palazzo Opere Pie e l’impegno preso dalla Commissione, che ha ricostruito puntualmente la vicenda dell’intervento edilizio, mi sembra sia stato rispettato”.

Gabriel Fomiatti, consigliere del Listone, ha invece analizzato altre cifre. “53mila euro in più di crediti verso i clienti, 126mila euro in meno di disponibilità liquida, che rappresentano un grosso problema nel breve periodo; 379mila euro di debiti in più e aumento a 565mila euro tramite i mutui a lungo termine. In aggiunta 648mila euro in meno di rette, colmate solo parzialmente dai 50mila euro arrivati dalla Regione. L’altro tema è quello del personale: perché è così difficile reperirlo? Colpa del contratto Uneba introdotto dal precedente Cda? Giudico positivamente quanto fatto per lavanderia e climatizzatore e mi tengo una nota polemica finale: in sede di capigruppo ci è stato chiesto di non andare sui giornali perché la Fondazione rischiava una brutta figura. A me questo aspetto è piaciuto poco”.

Ruberti ha risposto a Fomiatti, precisando che la richiesta era un’altra: “Tutti sono liberi di parlare ai giornali, ma continuare a rivolgersi ai media per parlare male del Busi non fa bene al Busi stesso”.

Bozzetti ha a questo punto fatto altre precisazioni. “Sulle rette in meno introitate dobbiamo ricordare che da marzo a luglio 2020 non ci sono stati ingressi per il Covid e il Centro Diurno non funzionava. Abbiamo ottenuto, sempre per il Covid, rimborsi Inail per i nostri lavoratori maggiori di 103mila euro. Quanto al contratto Uneba, mi sento di escludere che sia questo il problema: c’è chi si è dimesso per andare a lavorare altrove a tempo determinato con la promessa di un indeterminato in tempi successivi. I gettoni a 20 euro per gli straordinari sono stati decisi in accordo coi sindacati, mentre sul Reparto Alzheimer abbiamo personale formato e minutaggio più alto che in altri reparti. Invece il Centro Diurno, che ha già 25 posti prenotati dunque è tutto esaurito, sarà un grande segnale di ripartenza che prenderà il via tra settembre e ottobre. Ora il nuovo obiettivo è migliorare ulteriormente la lavanderia e potenziare la fisioterapia”.

Molto critico è stato, nel suo intervento, Pierluigi Pasotto di CNC. “Se siamo usciti sulla stampa, è perché avevamo bisogno di capire. Voglio inoltre ricordare al Cda che in questa sala ci sono persone che rappresentano Casalmaggiore, dunque spero che la presidente Bozzetti voglia relazionarsi con tutta la città e non solo con una parte di essa. La questione del Turati, sulla quale insistiamo spesso, fa parte di un disegno complessivo che ricade sul bilancio e che ha portato a rialzare le rette, dunque il tema è azzeccato e attuale. Col vecchio Cda abbiamo fatto richiesta di accesso agli atti, senza ottenere risposta: nel febbraio 2020 invece, col vostro Cda in carica, il direttore Marini ha risposto che noi consiglieri non avevamo l’interesse adeguato per accedere agli atti stessi. La domanda è semplice: se non si vuole nascondere nulla, perché non spiegare? Quanto ai debiti, sono aumentati di circa un milione rispetto al 2014 e questa cifra è in gran parte assorbita dall’operazione Palazzo Opere Pie, o Turati che dir si voglia. Inoltre, se gli operatori sanitari vogliono andare altrove, fatevi due domande… Infine vi sollecitiamo a formare un Comitato Parenti: ci è stato chiesto da più parti e lo consigliamo, perché sarebbe molto utile al confronto”.

“La Fondazione – ha replicato Bozzetti – mette a disposizione i dati a coloro che ne hanno titolo e diritto. Quanto al fatto di andare sul giornale, non è corretto vedere dei virgolettati sui media su questioni che ancora non erano state discusse in Cda, ma questo è successo. Sul personale, ribadisco che non si tratta del contratto Uneba, ma di scelte del singolo, che per un discorso di privacy non posso riportare: di certo posso dire che molti in questi mesi hanno preferito andare a lavorare negli ospedali”.

Annamaria Piccinelli di Vivace e sostenibile ha parlato di “scarsa trasparenza nella presentazione dei documenti. Ho visto bilanci costruiti meglio e più accessibili. La nota dolente è la liquidità molto bassa. Parlando coi dipendenti, inoltre, posso dire che lamentavano grande confusione organizzativa con direttive poco precise, mentre mi sembra manchi una vera progettualità anche sul discorso dei bandi da intercettare”.

Rimostranze respinte da Bozzetti. “Ogni operatore ha un inquadramento e lo segue. Abbiamo inoltre volontari che ci danno una grande mano. Sulla progettualità, posso dire che i nostri animatori sono sempre in prima linea e che sui bandi siamo molto aggiornati, avendo un contatto diretto con chi li segue in Regione Lombardia”.

Fomiatti ha poi ricevuto due risposte a due domande puntuali. “Il codice del cancello d’ingresso – ha risposto Bozzetti – è stato dato solo ai parenti già nella fase preCovid, perché altrimenti avremmo continuato ad assistere al parcheggio selvaggio negli spazi della Fondazione. Oggi questo non serve più perché gli accessi sono controllati e su appuntamento. Per quanto concerne le rette, invece, non abbiamo in previsione alcun nuovo aumento”.

Dopo un battibecco piuttosto acceso tra Pasotto e Marco Poli, consigliere di maggioranza, spazio alla riflessione del sindaco Filippo Bongiovanni, piuttosto piccata. “Sento molte critiche a questo Cda, che invece ringrazio perché ci ha messo la faccia e perché mentre da altre parti, come ad esempio a Poviglio, le Rsa chiudono per la crisi, qui siamo andati avanti in mezzo alla burrasca. Le critiche della riqualificazione al Palazzo Opere Pie sono ingiuste, perché non tengono conto che quell’immobile rende 38mila euro l’anno da ASST più gli affitti di Casalasca, mentre con altri immobili questo non avviene: penso a Casa Fontana o anche ai contratti aleatori stipulati da Cda precedenti sull’immobile di via Pozzi. Inoltre ricordo che dal 2008 al 2014 le rette sono aumentate di un euro ogni anno e il bilancio era comunque in passivo. Adesso ci si scandalizza per questo aumento, senza contare che non sono stati fatti fidi di cassa, mentre in passato questo avveniva spesso. Sul contratto Uneba, mi limito a ricordare che viene adottato dal 75% delle Casa di riposo nel cremonese. Certo, questo Cda ha avuto una grande colpa: non ha previsto l’arrivo di una pandemia”.

In chiosa hanno parlato i due componenti del Cda. Calogero Tascarella, rappresentante della minoranza, ha chiarito: “Molte operazioni del Cda sono state fatte all’unanimità. Siamo dovuti intervenire su diverse situazioni fuori controllo a causa dei scelte del Cda precedente e molto è stato rimesso a posto. Sullo sforamento dei costi per i lavori al palazzo Opere Pie avevo presentato una domanda specifica a febbraio 2019, senza ricevere risposta dall’allora presidente Vacchelli. Stavolta, se non altro, la presidente Bozzetti ha risposto. Quanto alle informazioni che io ho fornito, mi sono comportato sempre con correttezza, come prevede chiaramente l’Organismo di Vigilanza”.

Ennio Franchi si è invece detto deluso dalla minoranza. “Sul giornale continuate a sbandierare i problemi ma poi dite di tenere alla Fondazione. Pensavo che dopo il 22 febbraio 2020 ci fosse qualche segnale di solidarietà da parte vostra, ma non l’ho mai visto. Voglio evidenziare un particolare, che non è un dettaglio, per farvi capire l’impegno che ci abbiamo messo: quando abbiamo rilanciato il servizio lavanderia, abbiamo iniziato a lavare 8 quintali di materiale al giorno. Senza questa modifica al servizio, peraltro iniziata il 1° marzo 2020, in piena pandemia, oggi avremmo dovuto affrontare un grandissimo problema”.

Giovanni Gardani

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