Solidarietà
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MIA, AUSER e ACLI, nuovo progetto.
"Dal buio si può sempre trovare la luce"

Donne al centro - Il Cerchio che crea valore, è un progetto promosso da Associazione MIA e finanziato grazie al bando di Regione Lombardia Sostegno per le attività di interesse generale costituenti oggetto di iniziative e progetti di rilevanza territoriale

All’ingresso dell’Associazione MIA c’è una bellissima foto. Ci sono mani, quelle di una mamma e del suo piccolo, e c’è un mazzo di chiavi. E’ l’immagine di una ripartenza, di una rinascita. Ed è ancor di più l’emblema di come il lavoro di un Centro Antiviolenza come quello che opera nel casalasco sia importante, fondamentale. “Ce l’ha data una donna, di quelle che abbiamo seguito, alla fine del suo percorso – ci racconta Greta Savazzi – è il suo grazie. Sono le mani di suo figlio e le chiavi della sua nuova casa”. Sopra la foto una frase. “Dal buio si può sempre trovare la luce, grazie a voi”.

IL BUIO – Le vittime di violenza sono in aumento in tutta Italia. O forse, più che in aumento, aumentano i casi che emergono. La pandemia ha creato qualche difficoltà in più, ma il lavoro è andato avanti, in maniera straordinaria. “Abbiamo avuto una quindicina di giorni in cui si è bloccato tutto subito dopo il lockdown. Ma poi abbiamo ricominciato – spiega ancora Greta – utilizzando la tecnologia. Abbiamo dovuto sfruttare ogni momento utile. A volte le telefonate con le donne che seguivamo non avevano orari specifici. Si cercava di sfruttare tutti i momenti utili”. Con l’orco in casa, o in prossimità, anche il momento in cui si andava a buttare la spazzatura, o ogni attimo concesso poteva andare bene.

Dal 2013 ad oggi, MIA ha accolto circa 250 donne attraverso percorsi di accoglienza e progetti personalizzati di fuoriuscita dalla violenza e di inserimento o reinserimento socio-lavorativo e abitativo. Le ultime statistiche, afferenti all’anno 2020 e al primo semestre 2021 per un totale di 52 nuovi accessi, confermano la costanza di determinati elementi nella progressiva emersione del fenomeno. Circa il 70% delle donne che hanno chiesto aiuto a MIA negli ultimi 18 mesi, è di origine italiana, mentre il restante 30% è di diversa provenienza: Maghreb, India, Nigeria, Ghana, Pakistan, Europa dell’Est, America latina. “La violenza più diffusa – spiegano le operatrici di MIA – continua ad essere quella domestica, quindi intrafamiliare, caratterizzata dalla concomitanza di violenze di natura psicologica, economica e fisica che coinvolgono principalmente donne, con età media di 42 anni. Nell’86% dei casi sono presenti figli minori, dato che sottolinea il numero importante di bambini/e vittime di violenza assistita. L’uomo maltrattante è generalmente l’attuale marito/compagno (75%) o ex marito/ex compagno. Gli autori di violenze sono di origine italiana, nella percentuale maggiore, dato rilevato dal numero crescente di coppie miste. Un ulteriore elemento d’osservazione è fornito dalla continua trasversalità del fenomeno, in relazione alla condizione socio-economica, sia delle donne sia degli autori delle violenze.

“Questa – ha aggiunto Annise Grandi – è solo quello che si vede. Perché sono solo i casi di chi ha intrapreso un percorso. Ci sono ancora tante donne che hanno solo segnalato, altre che non sono pronte”. E tante che non hanno ancora denunciato e non denunciano neppure, nell’attesa di un cambiamento del proprio compagno o nelle proprie relazioni che, 99 volte su 100, non avviene.

IL PROGETTODonne al centro – Il Cerchio che crea valore, è un progetto promosso da Associazione MIA e finanziato grazie al bando di Regione Lombardia Sostegno per le attività di interesse generale costituenti oggetto di iniziative e progetti di rilevanza territoriale, promossi da organizzazioni di volontariato e associazioni di promozione sociale – DGR N.11/3208 del 03/06/2020.

Il progetto ha come obiettivo specifico quello di attivare e potenziare le risorse personali e la consapevolezza delle donne in uscita da esperienze di maltrattamento e violenza di genere, nonché offrire loro un sostegno concreto nel proprio percorso di recupero di autonomia di vita. L’ambito territoriale di riferimento è quello del Comune di Casalmaggiore e dei paesi limitrofi, compreso parte dei comuni del distretto Oglio Po.

L’Associazione MIA, ente capofila del progetto, ha trovato l’appoggio di due partner effettivi, Auser Insieme Carlo Tiradini e il circolo ACLI di Casalmaggiore, due enti che, grazie ad un giusto livello di radicamento nel territorio, esperienza, idealità e competenze, saranno di aiuto nel raggiungimento degli obiettivi prefissati. Accanto ai partner effettivi si aggiungono, in qualità di partner associati, il Consorzio Casalasco Servizi Sociali di Casalmaggiore, l’ASD Casalmaggiore Rugby FC, l’Associazione Femminile ReteRosa di Viadana e l’Azienda Speciale Consortile Oglio Po di Viadana; essi avranno il compito di facilitare e promuovere sul territorio il progetto attraverso azioni di sensibilizzazione e comunicazione.

Al centro della scelta progettuale, c’è l’analisi realizzata dalle operatrici del Centro, che nel corso della propria esperienza ha potuto evidenziare criticità e bisogni emersi da parte delle proprie utenti che risultano di risposta sempre più urgente, e che l’emergenza sanitaria legata al COVID-19 e quella successiva di natura socio-economica, non hanno fatto altro che esacerbare. Le operatrici del CAV hanno maturato la consapevolezza della necessità di potenziare i propri servizi per rispondere ai bisogni multidimensionali delle proprie utenti, inquadrando il tema della violenza di genere secondo un approccio che deve essere sempre più sociale e culturale, per incrementare l’efficacia e l’efficienza della propria azione.

La strategia che si intende adottare muove dal porre la donna al centro di cerchi concentrici, laddove ciascun cerchio rappresenta uno spicchio di comunità sempre più ampio in cui lei stessa sia protagonista e possa ri-costruire nuovi legami di fiducia, a partire dal riconoscersi e rigenerarsi nella relazione con altre donne che abbiano sperimentato analoghe situazioni di maltrattamento e violenza

Il progetto prevede due azioni principali.

Formazione delle operatrici del Centro Antiviolenza MIA e avvio del Gruppo di Mutuo Aiuto (GMA) – L’Associazione Mia andrà ad affiancare ai propri servizi individuali offerti gratuitamente alle donne una nuova attività di sostegno che prenderà la forma di un Gruppo di Mutuo Aiuto.

Un gruppo di sostegno per le donne gestito da donne è uno dei metodi migliori di empowerment per le vittime di violenza domestica. Le discussioni in seno al gruppo aiutano le donne a capire che la violenza domestica non è solo un’esperienza individuale. I gruppi di sostegno contrastano la violenza riducendo l’isolamento e favorendo lo stabilirsi di legami sociali.

Questa parte del progetto ha già previsto una prima fase di formazione delle operatrici di MIA, rispetto alla creazione e facilitazione del gruppo di mutuo aiuto che vedrà come partecipanti le donne seguite dal centro antiviolenza. Alla formazione hanno partecipato anche professioniste/i della Rete istituzionale antiviolenza (Servizi Sociali, Tutela Minori, Consultorio) casalasca e viadanese, con l’obiettivo di diffondere competenze sulla violenza di genere e condividere strumenti di lavoro.

La Banca Ore del Volontariato (BOV) – La creazione di nuovi legami di fiducia significa anche sviluppare, insieme ad altri enti del territorio, azioni di prossimità e reti di solidarietà tra i cittadini, che mettano al centro la cultura del dono, per una comunità che prenda coscienza della natura culturale del problema della violenza di genere e sappia agire, ponendosi al fianco dei propri membri più fragili.

Il contenitore di questi ulteriori cerchi di inclusione sarà una Banca delle Ore del Volontariato. La BOV intende essere una risposta ad una serie di bisogni e servizi concreti che le donne non possono permettersi a causa della propria fragilità socio-economica, quali: baby-sitting, doposcuola, piccole riparazioni domestiche e dell’auto, trasporto pubblico, sostegno alimentare. Con l’istituzione della BOV, saranno raccolte ore di prestazioni gratuite da parte dei cittadini di Casalmaggiore e comuni limitrofi ed erogate alle donne che ne abbiano bisogno, mantenendo ferma la necessità parimenti importante di garantire un livello adeguato di riservatezza alle destinatarie degli interventi.

Le ore potranno essere donate sia da privati che da professionisti che desiderino contribuire con le proprie competenze specifiche.

Ogni cittadino/a, potrà essere aggiornato sull’evoluzione progettuale attraverso i canali social, pagine Facebook e Instagram di Mia o consultando il sito dedicato www.progettodonnealcentro.it , all’interno del quale è possibile trovare riferimenti e modalità per la propria candidatura come volontario/a alla Banca delle Ore del Volontariato.

Per il progetto la Regione ha deciso di stanziare 18mila euro.

IL PROGETTO E I PROTAGONISTI – La prima fase del progetto è già avviata, anche se al momento in maniera sperimentale. Le operatrici di MIA hanno seguito un corso di cinque mesi per poter gestire i gruppi (13 loro, più 11 operatori di altri servizi), con l’importante ausilio di Chiara Canesi e Susanna Monastra, Couselor cremasche con preparazione specifica proprio nel campo dei gruppi di autoaiuto e in quello della violenza di genere. Al momento il gruppo sperimentale (15 iscritte, un risultato al di là delle più rosee aspettative) è gestito da loro e le operatrici osservano in pratica il lavoro che da gennaio dell’anno prossimo porteranno avanti in maniera autonoma.

A presentare le nuove iniziative che vanno ad implementare un lavoro già importante ieri nella nuova sede di MIA (nel centro Commerciale che sorge nella struttura che guarda alla Rotonda Penny) Annise Grandi e Greta Savazzi (MIA), Francesco Caffelli (ACLI) e Antonino Tortorici (AUSER).

“AUSER e ACLI sono partner con i quali abbiamo collaborato su altre iniziative in passato – ha sottolineato Annise Grandi – consapevoli che le collaborazioni sono importanti. I gruppi di mutuo aiuto sono già realtà di altri centri antiviolenza ma era un ambito che a noi mancava. Sono importanti perché chi viene da noi per iniziare un percorso ha modo di confrontarsi con persone che hanno avuto esperienze simili alle loro”.

La seconda fase del progetto partirà a breve. Anche qui il modello è noto, ma è la prima esperienza del genere nel casalasco. Una sorta di banca del tempo, che allarga il proprio ambito non solo alle donne seguite da MIA, ma a tutte le donne che avranno bisogno di aiuto. “Ognuno – ha spiegato Francesco Caffelli – mette a disposizione il tempo che ha e magari competenze specifiche, che però non sono necessarie. Poi a questi volontari, nel tempo che decidono di dedicare, viene affidato un compito a seconda delle richieste”. Ogni donna, anche sola, potrà contattare il servizio e chiedere aiuto anche per questioni quotidiane. La banca delle ore poi metterà a disposizione i volontari. Abbiamo deciso di dare una mano perché, in una società a forte impronta individualistica come la nostra, ci sembra una buona maniera per fare qualcosa di diverso”.

“La banca delle ore – ha aggiunto Antonino Tortorici – ci sembra una buona iniziativa per sensibilizzare soprattutto i giovani. E’ un servizio rivolto a tutte le donne, una sfida”.

CONCLUSIONI – Dal buio si può sempre trovare la luce. L’Associazione MIA fa un lavoro che, per tante ed ovvie ragioni, deve rimanere oscuro e sottotraccia. Ma, nel corso degli anni, ha ridato speranza a tante donne. Le ha aiutate a trovare casa, lavoro, a rifarsi una vita lontane dagli orchi che quella vita avevano pesantemente limitato o minato. E’ un lavoro lungo il loro, presuppone un cambio di mentalità, e la raggiunta consapevolezza delle vittime di violenza che si può andare avanti, e lo si può fare ripartendo da se stessi. L’Associazione MIA conta 13 operatrici: donne impegnate a favore di altre donne. Dal buio si può sempre trovare la luce. E grazie a MIA c’è, nel casalasco, chi è disponibile a tracciare la strada affinché tutto questo sia realmente possibile.

Nazzareno Condina

 

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