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Canneto sull'Oglio, al Civico da ieri
la poesia degli scatti di Lorenzini

Una piccola parte di quel patrimonio è in mostra a Canneto sull'Oglio, al Museo Civico. Una mostra fotografica d'infinita bellezza. Cercava d'altronde la bellezza più elevata Lorenzini. GUARDA IL SERVIZIO TG DI CREMONA 1

Canneto sull’Oglio l’aveva lasciata da giovane quando la famiglia si era trasferita a cercar fortuna altrove. Ma quella terra lambita dalle acque, quelle strade di vecchie case, di cascine posate nella campagna, quella terra di visi segnati, di pietre instabili, di vecchi portoni scoloriti dall’inceder del tempo gli è sempre rimasta dentro. A Canneto Andrea Lorenzini tornava ogni volta che poteva. Era fotografo di grandissimo talento, girava il mondo: Praga, Parigi, Londra, Damasco, New York. Aveva fotografato sogni, sommosse, primavere finite nel sangue, attori e dive ma poi l’attrazione fatale era per quella sua terra. Era lì la sua patria e la sua storia. Era li che – come ha spiegato la sorella Luisa – lui tornava a ricaricare l’anima. “Canneto era il luogo dove lui si rigenerava e prendeva le sue energie”.

Ieri sera Canneto sull’Oglio gli ha dedicato un doveroso omaggio con l’inaugurazione – nella Sala d’ingresso del Museo Civico – della mostra 100 Scatti, 100 volti. 100 foto scelte tra le immagini del suo infinito archivio che la famiglia Lorenzini ha voluto donare al comune di Canneto. Un patrimonio di infinita bellezza e poesia, un racconto per immagini di un tempo andato che Andrea ha saputo raccogliere.

“Quando fummo costretti a lasciare il paese – ha raccontato Luisa Lorenzini – lui aveva lasciato qui il cuore. Era qui che ritrovava la bellezza profonda ed essenziale delle cose. La trovava nelle persone, nei muri, nelle vecchie cascine, nelle vie del paese. Quando gli chiedevo perché fotografasse così tanti muri, lui mi diceva che i muri sono tracce che parlano, sono esseri, umanità. Umanità semplice e nuda che lui riusciva a cogliere sempre. Le sue sono immagini che ci interrogano sul senso profondo delle cose, la sua è sempre stata una ricerca dello spirito, quasi religiosa. Fotografava particolari di porte, vecchie cascine. Sono ruderi, cercava di spiegarmi, che stanno esalando l’ultimo respiro ed è il loro momento più profondo e poetico. Con le immagini, con questo atto sommitale voleva salvare l’istante estremo. A Canneto poi credo che abbia fotografato un po’ tutte le persone che vi vivevano. E riusciva a trarre da ognuna di loro un’infinita poesia. Tanti di loro credo non ci siano più”. Tanti erano già anziani allora e tanti non esistono più, in carne e sangue. Tutti loro però esistono più forte, grazie proprio a tutte quelle immagini sublimi.

Istanti. I 100 scatti di Andrea Lorenzini esposti, come hanno spiegato il sindaco Nicolò Ficicchia e l’assessore alla cultura Gianluca Bottarelli non sono che una piccola parte del fondo donato al comune. Parte delle foto le aveva donate lo stesso fotografo quando era ancora in vita, le altre sono state lasciate dalla famiglia. Sono a casa. “E’ un fondo immenso – ci spiega il sindaco – e quando ne avremo le possibilità verrà tutto digitalizzato per renderlo fruibile a tutti. Ci piacerebbe uno spazio fisso dove esporle, ma dobbiamo fare i conti con lo spazio che abbiamo”.

Ieri per il primo cittadino è stata una giornata felice dopo le lunghe nebbie della pandemia. Il museo infatti ha riaperto i battenti proprio in occasione della mostra. Le iniziative hanno ripreso vigore. La pandemia, che ancora c’è, nella sua forza più distruttiva è alle spalle. Anche Canneto ha pagato un prezzo alto in fatto di vite. Ma da ieri forse quel tempo sospeso è un po’ più distante.

“Andrea Lorenzini – ha aggiunto Ficicchia – portava Canneto nel mondo e il mondo a Canneto. Lo ricordo da bambino. Lo vedevamo in TV al Maurizio Costanzo e poi magari il giorno dopo qui per la strada, costantemente con la sua macchina fotografica in mano, costantemente impegnato a fotografare qualche cosa”.

“Un personaggio che ci ha lasciato un patrimonio importantissimo – ha spiegato l’assessore Bottarelli – un personaggio eclettico, arguto, critico a volte sino all’eccesso ma mai irrispettoso. Ha rappresentato una parte di storia di questa città. Ricordo quando portava qui i personaggi che noi vedevamo solo in TV e non era solo per mangiare e stare in compagnia. Grazie a quegli incontri, grazie a quelle persone famose che venivano qui, anche Canneto è potuta crescere, ha potuto essere conosciuta. Questa donazione è davvero importante per tante ragioni, e ringrazio i familiari per questo, ma è importante anche perché servirà a capire, soprattutto alle future generazioni, dove sono le loro radici profonde”.

Quei muri carichi d’anima, i volti, la poesia della strada, i filos, le preghiere, le coppie di anziani. I vecchi pavimenti delle case, le luci fioche, le partite a bocce. Quei muri ormai sepolti, quelle porte ormai scardinate e dimenticate, quei volti di centinaia di Cannetesi che non ci sono più vivono ancora nel bianco e nero di Andrea Lorenzini. Lui è riuscito nell’arduo compito di fermare per sempre il tempo. E lo ha fatto fermando l’istante esatto in cui la poesia, la luce, le ombre interecandosi tra loro creavano l’equilibrio perfetto. Un patrimonio di inestimabile valore per una comunità.

Una piccola parte di quel patrimonio è in mostra a Canneto sull’Oglio, al Museo Civico. Una mostra fotografica d’infinita bellezza. Cercava d’altronde la bellezza più elevata Lorenzini. Nelle attrici e negli attori come nel vivere quotidiano. E la sensazione, osservando i suoi scatti e lasciandosi prendere dalle immagini che si susseguono, che quella bellezza – che conosceva – l’abbia sempre trovata. E fermata per sempre.

Nazzareno Condina

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