Cultura
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Astrid e l'appuntato, che bella
l'opera prima di Amilcare Simonazzi

L’opera è intrisa di femminile e di femminismo, la sensibilità dell’autore coglie e sonda in maniera profonda e attenta l’animo della donna in tutta la sua essenza, mentale, psicologica ed emotiva e ne sostiene il viaggio verso l’emancipazione

Sabato 16 Ottobre alle ore 17, presso la libreria Il Seme, Amilcare Simonazzi presenterà il suo primo libro Astrid e l’Appuntato. L’opera riposava dentro l’autore più o meno da trent’anni, non aveva un titolo né una trama ma era lì in attesa. Amilcare è solito scrivere e raccontare sul blog dell’agenzia viaggi di cui è titolare, cosicché più persone gli hanno fatto notare la sua dote scrittoria.

Fu durante il lock down, avendo pure provato l’ebbrezza del Covid, che si disse: “Ora o mai più. Ma di che scrivo? Di che parlo? – si chiedevan- Semplice scriverò qualcosa che vorrei leggere! Il genere? Romanzo breve, concentrato, in cui vero, falso e verosimile si mischiano e non sono riconoscibili, in cui io, voce narrante, non avrò responsabilità di quanto accade, responsabilità che al contrario ricadrà sui personaggi. Mi sono divertito, io stesso non sapevo cosa sarebbe successo nella pagina dopo”

“Chi l’avrebbe mai detto che un giorno saremmo diventati adulti?” è la dedica che Amilcare ha scritto sul frontespizio della mia copia di Astrid e l’Appuntato. In effetti, rispetto ai tempi in cui la storia si snoda, grandi lo siamo diventati, non saprei dire se siamo divenuti pure adulti, sicuramente ne abbiamo l’aspetto e gli anni. I momenti raccontati si concentrano nella settimana che va dal 23 al 30 maggio 1985, in quegli indimenticabili anni’80 descritti con elegante maestria, una macchina del tempo che magicamente riporta il lettore nel passato.

La scena è fedele ad allora: una ragazzina sberleffa ed intrigante, bella senza averne l’aria, direbbe il maestrone, che legge Jalal al-Din Rumi, si fa qualche canna e vive una sessualità libera e disinibita, una fiat 131 Mirafiori arancio, qualche Pallas o Squalo Citroen, la bassa dove siamo cresciuti, coi suoi esercizi commerciali storici, il dentista da cui quasi tutti si andava, i marubini e il lardo di colonnata, Woodstock e le frange delle rivolte del ’68, ma anche Riky Cunningham, Starsky e Hutch, le nostre icone, le magliette con l’immagine del Che e di Lennon, Pannella, gli slogan Peace & Love e quelli dei movimenti femministi, il prete di paese, che è pure l’insegnante di religione, col quale si dibatte sul Film Noi I Ragazzi dello Zoo di Berlino, le discoteche Typhoon e Mon Ami col DJ Loda, l’afro, la new wave, Janis Joplin e Renato, i capelloni freak e le teste viola punk, il linguaggio gergale e infine le droghe, quelle cattive, le polverine chimiche, che rovinano alcuni mentre altri, per fortuna, da esse si allontanano, le rifiutano, si salvano e diventano grandi.

E’ una bella ed attenta fotografia, un flash back nitido che riporta gli odori, i sapori, i colori e gli stati d’animo come se nulla fosse cambiato, senza però il peso della malinconia. In questo scenario, gradito a noi nati nel ’60, viene cucita una storia d’amore per nulla banale. Astrid, già la scelta del nome allontana dalla banalità, a causa di una canna fumata spavaldamente per strada, incappa in un brigadiere apparentemente intransigente e nel suo appuntato, decisamente più morbido, di nome Marco Riccardo tradotto semplicemente in Riky.

Tra Astrid e l’appuntato è subito sangue e si sa, se è sangue è anche carne, è anche cuore. La chimica si consuma con voracità anche se dietro a ognuno c’è un mondo diverso: lei, intelligente e sensibile, apparentemente menefreghista, liceale maturanda, con la sua adolescenza che sta per terminare, con le amicizie sbagliate, la scuola a volte opprimente altre appagante, qualche amante che non ama e una mamma single; lui di qualche anno più grande, una vita programmata, la carriera, la fidanzata di sempre, un matrimonio in vista da incorniciare in una bella casa e una dote non sempre scontata in chi svolge il suo mestiere, l’empatia.

Cadono nelle braccia l’uno dell’atra quasi spinti da una forza incontrastabile che fa tabula rasa delle reciproche volontà, entrambi sanno che qualcuno si farà male ma corrono il rischio. Giocano, si prendono in giro, si fondono, scherzano sull’amore per non ammettere che è amore, se lo dicono tra le righe con quell’ironia che lascia spazio alla smentita. Lei è ribelle, lui no, lei è profonda, lui anche ma in altro modo, è il classico bravo ragazzo; si pigliano per le loro diversità che li rende ancor più belli: ognuno ama dell’altro ciò che lui non è, la differenza da sé. E’ Astrid a chiudere con estrema eleganza quando, rimasti insabbiati di notte in golena, nota in lui il terrore che la fidanzata, il brigadiere apprendano di loro e vadano così in fumo carriera e matrimonio.

La descrizione della consapevolezza che piano cresce in Astrid, descritta attraverso una bellissima metafora con la sabbia che tiene intrappolata l’auto, è un vero virtuosismo che ben si sposa col quadro bucolico della golena e romantico del cielo stellato che fa loro da coperta, se ne frega di tutto e non smette di meravigliare. A fare da contorno a questo breve racconto altri temi rilevanti non sfuggiranno al lettore attento: l’importanza per i giovani di avere insegnanti bravi, empatici, giusti e stimolanti, che hanno a cuore la crescita intellettuale ed emotiva dei ragazzi, il valore dell’inclusione, la pietas per i più fragili, per i drogati vittime di chi della droga fa uno spietato business, e tanto altro.

L’opera è intrisa di femminile e di femminismo, la sensibilità dell’autore coglie e sonda in maniera profonda e attenta l’animo della donna in tutta la sua essenza, mentale, psicologica ed emotiva e ne sostiene il viaggio verso l’emancipazione. Il linguaggio è fluido, scorrevole, leggero, privo di secondarie lunghe e pesanti che inevitabilmente porterebbero a dover tornare indietro di qualche riga perché si è perso il filo. Qualche anno dopo ritroviamo Astrid insegnante di lettere e Riky con carriera e matrimonio fatti, ma non è questo il finale: per conoscerlo serve leggere il libro, lo si legge con piacere e in un fiato. Astrid e L’Appuntato, Giovane Holden Edizioni, già ospite del Pisa Book Festival, sarà presente anche al Salone del Libro a Torino e lo si trova nelle librerie e in versione e-book.

Giovanna Anversa

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