Economia
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Un'agricoltura più moderna
per una vera sostenibilità

Il ruolo del settore primario nella gestione efficiente del ciclo del carbonio è stato al centro di un webinar promosso dalla Società Agraria di Lombardia e dalla Federazione italiana dei dottori in scienze agrarie e forestali.

Avere un’agricoltura produttiva, più efficiente, all’avanguardia nell’utilizzo delle tecnologie, non arretrata e non caratterizzata da basse produttività è un fattore essenziale, non solo per la produzione di derrate alimentari, ma anche per il miglioramento dell’equilibrio ambientale. Il tema è stato al centro del webinar promosso congiuntamente dalla Società Agraria di Lombardia e dalla Federazione Italiana dei dottori in scienze agrarie e forestali presiedute rispettivamente da Flavio Barozzi e da Andrea Sonnino che hanno voluto svolgere un’azione sinergica tra le loro strutture per promuovere la cultura e la conoscenza applicate all’agricoltura anche al di fuori del ristretto ambito degli addetti ai lavori. E di queste iniziative ve n’è un bisogno assoluto.

Il tema dell’incontro, ben introdotto da Barozzi richiamandosi al metodo scientifico, era incentrato sul ruolo dell’agricoltura nella gestione efficiente del ciclo del carbonio. Richiamandosi alle crescenti necessità dell’uomo di disporre di energia a basso costo e il più possibile pulita e da fonti rinnovabili, Barozzi ha sottolineato come “bisogna far capire bene il ruolo dell’agricoltura, accusata di emettere emissioni climalteranti in atmosfera: il che è vero, come per tutte le attività antropiche, ma non solo ne emette, ma è anche l’unica attività produttiva, che ne assorbe, in particolare l’anidride carbonica; da qui la necessità di avere strumenti e metodi per dare un peso a ciascuna di esse: occorre misurare e quantificare”.

E per fare questo occorrono competenze professionali e metodo nell’identificare le responsabilità di ciascun settore e in seguito nel pianificare le soluzioni più idonee a migliorare le singole situazioni. L’agricoltura può fornire soluzioni per mitigare il suo ruolo di emissioni in ambito produttivo: occorre valorizzare gli aspetti che già le sono propri come la circolarità della sua economia, oppure di investire su altri come la valorizzazione dell’uso non alimentare ed energetico delle produzioni agricole.

Temi che sono stati approfonditi da Luigi Mariani, dell’Università Statale di Milano, che lo ha fatto con diverse chiavi di lettura, integrando le sue competenze di climatologia e di agronomia, collegandole in una visione storica ed evolutiva. E soprattutto cercando di evidenziare il ruolo dell’attività agricola in funzione dei suoi effetti sul clima attraverso il ciclo del carbonio, visto che la vita si fonda sul carbonio.

“Il 40% della sostanza secca presente sul pianeta è costituita da carbonio – ha detto Mariani -. Occorre  valutare a fondo  i rapporti tra agricoltura ed emissioni di CO2 che sono stati portati alla luce verso la metà dell’800; da allora si è cominciato a parlare di concimazione carbonica per incrementare l’efficienza e la produzione agricola attraverso la fotosintesi clorofilliana”. Cosa che troppo spesso oggi è dimenticata quando si addita l’agricoltura come una delle maggiori responsabili delle emissioni in atmosfera.

La vita sulla terra, la sua evoluzione ed il suo equilibrio sono una questione complessa ma ben nota alla scienza.  Ha spiegato Mariani: “L’effetto serra nell’atmosfera ne è parte integrante ed è fondamentale per la vita. Quello che dobbiamo evitare è il suo innalzamento che comporta un surriscaldamento con le conseguenze sul clima.  L’elemento principale a condizionare l’effetto serra è dato dalle nubi e dall’umidità in esse contenuta. Esse sono responsabili per il 73% dell’effetto serra e l’anidride carbonica solo del 20% circa”.

Ha spiegato ancora Mariani che l’agricoltura è responsabile della emissione in atmosfera di tre gas a effetto serra: l’anidride carbonica, il metano ed il protossido di azoto. Dei tre quella meno pericolosa è l’anidride carbonica, che viene invece accusata di essere la maggiore responsabile dei cambiamenti climatici. L’agricoltura, attraverso la fotosintesi, ha un ruolo fondamentale nel suo controllo, al punto che è responsabile del suo abbattimento per un buon 50%.

“Se l’anidride carbonica è un problema – ha proseguito Mariani -, può essere gestito in buona misura con forme evolute di agricoltura con cui l’assorbimento di anidride carbonica è nettamente superiore alle sue emissioni. Ma non solo, l’attività agricola assorbe anche la CO2 emessa anche da altre attività produttive. Una delle chiavi per mitigare le emissioni in atmosfera e tenere sotto controllo la CO2 – ha detto ancora il professore -, deve essere quella di rendere più efficiente il ciclo del carbonio con una agricoltura più efficiente e più produttiva, volta non più solo alla produzione di alimenti ma anche di polimeri ad uso industriale e di controllo ambientale. Le tecniche ci sono: limitare le emissioni attraverso un’agricoltura conservativa e usando le cover crops; per la zootecnia e la sua sostenibilità, è inevitabile andare verso una intensificazione produttiva con cui si limitano le emissioni per unità di prodotto”.

Con questa visione si può pensare ad un futuro importante per l’agricoltura ma in cui deve essere adottato un modello intensivo molto più efficace per il controllo del ciclo del carbonio. Ma, contrariamente a questo approccio, l’Unione europea intende promuovere un’agricoltura estensiva con cui, se è vero che si hanno meno emissioni, è anche vero che si ha molto meno assorbimento. Sembra una visione piuttosto limitata.

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