Cronaca
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Fotocine Casalasco, si chiude
la mostra in Auditorium

La foto non è solo tecnica - che è comunque importante - è soprattutto anima. E di anime con qualcosa da raccontare nella mostra chiusa ieri in auditorium ce ne erano davvero tante

Dal concettuale e sperimentale al classico, dalla filosofia all’immagine pura. Un bel percorso quello proposto dal Fotocine Casalasco all’interno dello spazio dell’Auditorium Santa Croce. In verità le mostre proposte sono state due: la prima è quella che si sarebbe dovuta tenere l’anno scorso, quando la fiera fu poi annullata e con essa le mostre connesse. Pareidolia è la capacità di guardare oltre a quello che é, alla realtà. Abituare l’occhio ad una realtà parallela. Un gioco che i bambini conoscono e gli adulti poi in genere dimenticano. Pareidolia è la capacità di vedere le cose oltre e dentro le cose, come quando da bambini trovavamo nelle nuvole animali e forme varie. I fotografi del Fotocine si sono cimentati – ottimamente e senza dubbi – in un’operazione di scoperta delle forme. Ci sono crocifissioni nell’intrecciarsi del legno degli ulivi millenari, donne e bambini. Li ha scorti, e li ha fermati, Antonio La Montanara che il Fotocine lo presiede, cercando di mettere insieme tante teste, trovando ogni volta il bandolo della matassa che non è mai esercizio semplice. Il laboratorio va. Sono soprattutto i più giovani a mattersi in gioco, ad accettar consigli, a fare proposte. Nella mostra erano esposte opere di Laura Giacomelli, Tiziano Schiroli, Giulia Fadani, Stefania Poli, Valeria Paternieri, Vincenzo Raeli, Edo Riboldi, Sara Boldrini, Sara Pisani, Vincenzo Cerati, Antonio La Montanara e Erika Maroli. Non vi racconteremo cosa ci è piaciuto di più e cosa meno, ma solo il fatto che dietro ogni lavoro, o ogni serie di lavori, c’era un progetto preciso, sviluppato poi a volte in solitaria e più spesso con l’ausilio degli altri. “Ognuno ha delle capacità – ci ha detto Antonio La Montanara – e il laboratorio ci consente di metterle in gioco. Nessuno di noi è arrivato e non ha più nulla da imparare, possiamo e sempre imparare qualcosa l’uno dall’altro”. Ci spiega anche che “La tecnica senza un’idea alla fine serve a poco, è l’idea che fa il fotografo”. L’altra parte della Mostra è sul filone del tema suggerito dalla FIAF, Ambiente Clima Futuro. Punti di vista: le opere esposte, o meglio i gruppi di scatti esposti hanno tutti un loro percorso, una loro idea, un primordiale progetto portato poi a compimento. Si va dal reportage di tipo classico sulla carne di Tiziano Schiroli alle cartoline (idea originale) che mescolano testo – il colloquio tra il fotografo e le varie generazioni di parenti – di Edo Riboldi sino al puro concettualismo, una sorta di astrattismo fotografico di Antonio La Montanara che si sperimenta, destruttura, crea e ricompone un percorso dal titolo Saudade. Sarebbe lungo da descrivere, ma meriterebbe un discorso a se che forse faremo in altro momento. Il classicismo e lo sperimentale possono convivere? Forse. Di certo lo fanno nel Fotocine Casalasco dove accanto ai grandi vecchi (vecchio è un termine riferito all’anzianità fotografica, null’altro) convivono nuove generazioni. L’importante e il non sentirsi mai arrivati, l’avere e il sentire la necessità di continuare a fare passi sulla strada. Continueremo a non fare nomi, ma questo cammino, in qualcuno dei soci, lo si percepisce in maniera profonda. La foto non è solo tecnica – che è comunque importante – è soprattutto anima. E di anime con qualcosa da raccontare nella mostra chiusa ieri in auditorium ce ne erano davvero tante. Luminose o più grevi, affezionate al ritratto o al concetto in fondo ha poca importanza. Come dice La Montanara l’importante è essere di fronte a chi non ha smesso mai di imparare. Anime in cammino insomma, come quelle viste attraverso gli scatti.

Nazzareno Condina

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