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Bertolaso: "Con la Fiera di Cremona
trattative per riaprire l'hub vaccinale"

Intervista al coordinatore della campagna vaccinale lombarda: "Puntiamo con decisione sulla terza dose; sono contrario all'obbligo perché siamo un grande paese democratico e perché credo che le argomentazioni della scienza sapranno convincere quanti sono ancora indecisi".

“Se sapremo sfruttare bene le prossime settimane, con la somministrazione della terza dose per il numero più alto possibile di cittadini lombardi, potremo davvero assestare un colpo forse decisivo alla pandemia”. Lo afferma Guido Bertolaso, coordinatore della campagna vaccinale lombarda.

Dottor Bertolaso, come procedono le vaccinazioni in Lombardia? “La campagna procede molto bene: nel mese di settembre ed ottobre c’è stata un po’ di lentezza, ma successivamente la situazione è migliorata ed oggi viaggiamo a pieno ritmo con una media di circa 80mila punture al giorno. Siamo la regione leader, che traina tutta l’Italia per la somministrazione delle terze dosi. Continuiamo tuttavia ad assestare la macchina, cercando di andare incontro alle esigenze della cittadinanza”.

A Cremona riaprirà l’hub della Fiera? “Ho parlato da poco con il direttore generale dell’Asst di Cremona, Giuseppe Rossi, che mi ha confermato come siano in corso trattive con la Fiera di Cremona per una riapertura dell’hub vaccinale nel quartiere fieristico. Purtroppo, o per fortuna a seconda dei punti di vista, tutte le fiere della Lombardia hanno ripreso nei mesi scorsi la propria attività originaria: questo ci fa piacere perché la regione è ripartita e l’economia funziona. Ovviamente questo ci ha in parte spiazzato sul piano logistico per l’organizzazione delle sedi vaccinali: in provincia di Cremona, nel centro realizzato recentemente, ci sono alcuni problemi organizzativi, ad esempio legati ai parcheggi, e quindi l’Asst sta negoziando per vedere se è possibile riaprire l’hub in fiera, magari per un breve periodo, quando non ci sono eventi in programma. Nella terza dose il fattore tempo è decisivo: abbiamo tanti vaccini, non ci sono più problemi di approvvigionamento, e dobbiamo quindi vaccinare in un arco di tempo ristretto; più vacciniamo e più velocemente arresteremo la ripresa della pandemia”.

Il vaccino rappresenta l’unica strada per uscire dalla pandemia? “I numeri parlano chiaro: le terapie intensive, dove ci sono poco più di cento letti occupati da malati Covid, ospitano persone non vaccinate, a parte qualche rarissima eccezione; anche nei reparti ordinari troviamo persone non vaccinate oppure con una prima o seconda dose effettuate molti mesi fa; e anche fra i tamponi, solo un quarto dei positivi sono vaccinati nei tempi corretti. Tutto questo ci porta a dire che certamente i vaccini rappresentano la strada per uscire dalla pandemia”.

Ci sono ancora alcuni lombardi che non vogliono vaccinarsi. Quale metodo seguirete per persuaderli? “Le dico subito che non sono assolutamente favorevole all’obbligo vaccinale: sarebbe una sconfitta per un paese così intelligente e democratico come il nostro. Con i no vax duri e puri non c’è nulla da fare: prendiamo atto che ci sono persone che escono dalle rianimazioni e ricominciano a manifestare. Con gli incerti invece dobbiamo lavorare: l’adozione del green pass ed ora del super green pass ha spinto decisamente la campagna vaccinale. Ma occorre poi un lavoro di informazione e per questo continueremo ad organizzare incontri con gli esperti, in particolare con i pediatri per dare risposte alle legittime domande delle famiglie”.

I numeri della pandemia stanno comunque peggiorando anche in Lombardia. Si aspettava questo andamento? E’ preoccupato? “Temevamo che potesse esserci una recrudescenza della pandemia, anche per la durata limitata del vaccino. E proprio per questo è fondamentale la terza dose. Se entro Natale riusciremo ad incrementare ancora la somministrazione di terze dosi e se vaccineremo i bambini tra i 5 e gli 11 anni, che in questo momento si infettano più facilmente, allora il futuro non sarà negativo. Spero dal 10 dicembre di arrivare ad organizzare la macchina per realizzare 100mila somministrazioni al giorno. Non sappiamo se sarà necessario un richiamo annuale: per il momento ci dobbiamo concentrare sulla terza dose, che darà comunque una copertura più lunga, e poi vedere gli effetti a lungo termine. Sicuramente, inoltre, usciranno nuovi vaccini che perfezioneranno quelli attuali. Fino a quando non saremo riusciti a mettere sotto controllo il virus in tutto il mondo, dovremo convivere con il Covid e quindi è possibile che si debba ricorrere a vaccinazioni anche nel futuro: ma sono tutte ipotesi e l’unica certezza che abbiamo oggi è quella della terza dose. Se la facessero tutti, sarebbe un passo avanti quasi decisivo nella lotta alla pandemia”.

Nonostante la Lombardia sia virtuosa sul fronte vaccinale, è previsto a breve un passaggio in zona gialla? “I dati odierni non sono negativi e la Lombardia non è tra le cinque regioni più a rischio. Il passaggio in zona gialla potrebbe avvenire eventualmente a fine anno e per questo è imperativo usare bene le prossime due settimane: io vorrei che le vaccinazioni fossero effettuate giorno e notte, ma questo non è possibile perché non possiamo chiedere altri sacrifici allo straordinario personale sanitario. Tuttavia, se riusciremo comunque ad incrementare il ritmo, con la collaborazione e la pazienza dei cittadini, potremmo anche restare in zona bianca”.

Guido Lombardi

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