Ambiente

Inverno tra fiume e campagna:
le riflessioni dell'eremita del Po

Dall’argine consortile, mentre i piedi, un passo dopo l’altro, si immergono nel gelo, e la nebbia si solleva dai fossi e dai campi arati, per dipanarsi tra vecchi borghi e campanili, si espandono profumi d’inverno, come quelli della polenta e della mariola, del cotechino e delle ultime castagne, che entrano nelle narici e riscaldano l’animo, nel continuo ricordo gentile di antichi saperi. Quella stessa gentilezza che, come scriveva Kahlil Gibran è come la neve e “abbellisce tutto ciò che copre”

Fill-1

Volavano basse, da qualche giorno, tra campagne e golene, le cornacchie. Un comportamento che, come sempre, annunciava giorni di freddo e di inverno anticipato. Così come le lumache che, nei giorni di piena del fiume, salendo lungo i tronchi di pioppi e salici indicano, meglio di qualsiasi idrometro, dove si fermerà il fiume, così le cornacchie con il loro volteggiare basso sono messaggere di freddo e di gelo. Come una premonizione, così, ancora una volta è stato. Perché gli antichi saperi, quelli tramandati dai nostri padri, sono un giacimento a cui attingere, nel presente e nel futuro: come una linfa che deve irrorare il cammino della gente del Po. La terra riposa, in questi giorni che sono preludio del Natale e dell’inverno e, nell’attesa di nuovi raccolti, si presenta dipinta di bianco; mentre filari, vigneti e pioppeti sembrano suonare un’antica nenia, capace di dare voce anche alle foglie ormai rinsecchite. Si ode un silenzio ovattato che si fa realtà solo quando nevica, come in questi giorni, e le rive del fiume sembrano avvicinarsi in un tenero e lento abbraccio. Dall’argine consortile, mentre i piedi, un passo dopo l’altro, si immergono nel gelo, e la nebbia si solleva dai fossi e dai campi arati, per dipanarsi tra vecchi borghi e campanili, si espandono profumi d’inverno, come quelli della polenta e della mariola, del cotechino e delle ultime castagne, che entrano nelle narici e riscaldano l’animo, nel continuo ricordo gentile di antichi saperi. Quella stessa gentilezza che, come scriveva Kahlil Gibran è come la neve e “abbellisce tutto ciò che copre”.

Paolo Panni, Eremita del Po (testo e foto)

© Riproduzione riservata
Caricamento prossimi articoli in corso...