Cronaca
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Tamponi impossibili, il medico di
base: "Siamo in grossa difficoltà"

"Siamo in attesa di capire cosa la regione Lombardia vuol fare per far fronte a questa emergenza, un’emergenza – mi duole dire –  in parte annunciata”.

Farmacie e medici di base: è a queste due categorie che la task force istituita dalla Regione intende chiedere un ulteriore sforzo per far fronte alla crescita esponenziale dei positivi, affidando loro l’esecuzione dei tamponi molecolari, direttamente nei loro studi, in modo da sgravare le Asst  e le Ats. La direzione generale Welfare invierà infatti una lettera a Medici di medicina generale e Pediatri di libera scelta per sensibilizzarli circa la necessità di effettuare direttamente i tamponi ai propri assistiti evitando loro inutili e talvolta rischiosi spostamenti.

Per i medici  di base – che ad oggi non hanno ricevuto comunicazioni ufficiali da Ats, come conferma il presidente dell’ordine dei medici di Cremona Gianfranco Lima – si tratterebbe di un’ulteriore incombenza in questa ultima settimana dell’anno, in cui sta esplodendo il fenomeno dei tamponi positivi. Medici che si trovano alle prese con un numero impressionante di pazienti positivi, che magari hanno effettuato in casa il tampone antigenico (oggi introvabile anche nelle farmacie) ma a cui l’Ats non è in grado di fissare in tempo utile il molecolare di conferma, perchè il sistema è intasato. Senza parlare poi del tracciamento dei contatti.

Ma sulla possibilità di eseguire i tamponi in studio sembra scettico Federico Bontardelli, medico e tesoriere dell’ordine provinciale. “Non è tanto l’atto in sé di tamponare il paziente, quello è l’ultimo problema”, ci spiega. “Il fatto è che poi  serve un laboratorio che sia in grado di far fronte a un aumento del numero di tamponi. C’è una necessità organizzativa importante, noi possiamo anche mettere in campo uno sforzo, anche aumentando le ore dell’infermiera e della segretaria, che tuttavia poi la Regione dovrebbe riconoscere, ma poi ma c’è tutta una filiera che va organizzata bene affinchè funzioni”. E’ tutto quanto avviene dopo il prelievo che deve funzionare, ad esempio “ci vuole qualcuno che dall’Ats venga a ritirare i tamponi e fare in modo che non che poi non vadano persi o non processati. Ci sono tante criticità e non so se si riuscirà a fare tutto in poco tempo”.

Com’è oggi la situazione negli ambulatori? “Fino all’8 dicembre – spiega il medico –  era tutto relativamente semplice: quando si presentava un caso con sintomatologia sospetta, oltre alla visita facevo un tampone antigenico e se lo trovavo positivo, inviavo la segnalazione di sospetto Covid e procedevo con la richiesta di tampone. Era una cosa molto snella, il tampone veniva eseguito nell’arco delle 24 ore.

Ora che siamo di fronte a una impennata di casi, stiamo vedendo che il tampone molecolare di conferma richiede 10 o anche 15 giorni, e quindi diventa non utile per la conferma. So che a livello regionale si sta parlando di prendere per buono il test antigenico e, in caso di positività,  si potrebbe fare il molecolare a 10 -14 giorni, per verificare la già avvenuta guarigione clinica”.

Ancora più incerta oggi, la procedura per i contatti. “Quello che dovrebbe avvenire è che l’Ats identifica i contatti, predispone l’isolamento e fissa il tampone a 7 – 10 giorni a seconda la persona sia o meno vaccinata. Questa procedura adesso è saltata. Visto l’ingente numero di casi, spesso viene meno la segnalazione di isolamento e non si riesce a programmare il tampone molecolare. I soggetti si trovano a contattarci e noi fondamentalmente consigliamo di eseguire un antigenico a 7 – 10 giorni nelle farmacie, piuttosto che in altre strutture.

Siamo in attesa di capire cosa la regione Lombardia vuol fare per far fronte a questa emergenza, un’emergenza – mi duole dire –  in parte annunciata”.

Una situazione in costante peggioramento, quella che riscontrano i medici:  “La vedo grigia – conclude Bontardelli – I casi stanno aumentando, per fortuna sono in maggior parte asintomatici o paucisintomatici. Finora non ho avuto la necessità di ricoverare nessun mio paziente, i positivi sono tutti in sorveglianza attiva e li contatto regolarmente, non c’è stata necessità di inviarli al Pronto soccorso”

Quanti soggetti positivi in un giorno? “Oggi penso di aver perso il conto. Di pazienti infetti, direi tra i dieci e i venti,  più tutti i contatti. Siamo in un momento di forte ascesa, il picco lo si vedrà retrospettivamente. Quello che posso dire è che questa settimana siamo in grossa difficoltà”.

Giuliana Biagi

 

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